Original qstring:  | /dl/archivio-rainews/articoli/reporter-senza-frontiere-denuncia-alto-numero-giornalisti-uccisi-in-zone-non-in-guerra-814acdc4-6d02-4469-b447-88102df2b026.html | rainews/live/ | true
MONDO

Altri 54 sono stati rapiti e tenuti in ostaggio

Reporter senza frontiere: 110 giornalisti uccisi nel 2015. "Due terzi morti in Paesi in pace"

Cresce il ruolo di "gruppi non statali" - a partire dall'Isis - nelle atrocità contro i giornalisti. Nel 2014 due terzi dei giornalisti uccisi erano caduti in zone di guerra, nel 2015 è accaduto l'esatto opposto: "Due terzi sono morti in paesi 'in
pace'", dice il segretario generale di Rsf Christophe Deloire, che ritiene "assolutamente essenziale" la creazione di un meccanismo specifico di protezione dei giornalisti.

Condividi
Parigi
Nel 2015 i giornalisti che hanno perso la vita sono stati 110. Molti di essi, in controtendenza rispetto agli anni passati, non sono morti in zone di guerra ma in Paesi formalmente privi di conflitti. E' quanto emerge dall'ultimo rapporto dell'organizzazione "Reporter senza frontiere" Rsf.    

Dagli inviati ai cronisti
Dei 110 uccisi, 67 sono stati eliminati mentre stavano svolgendo il loro lavoro mentre 43 hanno perso la vita in circosctanze avvolte dal mistero. Un dato ancora più preoccupante, secondo l'organizzazione, perché elimina il discrimine tra il rischio assunto con consapevolezza dagli inviati di guerra ed i 'semplici 'cronisti' che operano in Paesi non in guerra ma dove la criminalità teme la stampa.  Risulta anche la perdita di 27 cosiddetti "citizen journalist" non professionisti, e sette tra cameramen, fonici e tecnici, esposti agli stessi rischi dei reporter. La minaccia principale viene dai cosidetti "gruppi non statali" come i jihadisti di Isis.

Nel 2014 due terzi dei giornalisti uccisi svolgevano il loro lavoro in zone di guerra. Nel 2015 è accaduto l'opposto: "due terzi sono stati eliminati in Paesi in pace", afferma il rapporto di Reporter senza Frontiere, che vuole che venga nominato "un rappresentante speicale del segretario generale dell'Onu per proteggere i reporter".    

Dall'Isis ai narcos
I Paesi più a rischio sono noti: Iraq (11 morti) e Siria (10)  seguita dallo Yemen (10 morti) dove è in corso una guerra civile tra suniiti sostenuti da Riad e ribelli sciiti Houthi appoggiati dall'Iran. Ma c'è anche la Francia con le 8 vittime dell'attacco al settimanale satirco 'Charlie Hebdo' il 7 gennaio 2015. Seguono l'India con 9 morti e il Sud Sudan (7 vittime). Il Messico risulta essere uno dei Paesi più pericolosi al mondo per chiunque, civili inclusi, dove i narcos controllano intere aree del Paese. Lì i giornalisti morti sono stati 8, nelle Filippine 7, così come in Honduras. 

Rapiti, ostaggi, detenuti
Oltre al bilancio delle vittime nel 2015 tra i giornalisti, è altissimo il numero di reporter rapiti e tenuti in ostaggio: 54, ed ancora più alto il numero di quelli in prigione per aver svolto il loro lavoro: 154.  Tra i 54 rapiti, 26 sono tenuti in ostgagio in Siria, 13 in Yemen, 10 in Iraq e 5 in Libia. I detenuti sono in gran parte in Cina (23 giornalisti in prigione), con la recente espulsione di un reporter del settimanale francese Nouvelle Observateur, seguita dall'Egitto (22), 18 in Iraq, 15 in Eritrea, 9 nella Turchia del presidente Recep Tayyip Erdogan, che ha fatto arrestare giornalisti e chiudere testate. Altri 69 gironalisti sono in carceri nel resto del mondo.