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ITALIA

Giovedì primo anniversario della tragedia

Rigopiano. Vittime: non abbiamo capito perchè è successo. Sulla strage la scure della prescrizione

Nella vicenda del resort sono indagate dalla Procura di Pescara 23 persone. I reati ipotizzati negli avvisi di garanzia vanno, a vario titolo, dal crollo di costruzioni o altri disastri colposi, all'omicidio e lesioni colpose, all'abuso d'ufficio e al falso ideologico, alla rimozione o omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro

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"Massimo rispetto per il tempo della Procura, ma comincio a preoccuparmi anche dei tempi di prescrizione". A parlare, il legale della famiglia di Sara Angelozzi, una delle 29 vittime della tragedia dell'Hotel Rigopiano, travolto un anno fa da una valanga. "Restiamo in fiduciosa attesa che le indagini vengano concluse - spiega - e che vengano portati a giudizio coloro sui quali grava con nesso causale la responsabilità dei morti e di coloro che hanno subito le lesioni". 

Nella vicenda del resort sono indagate dalla Procura di Pescara 23 persone. I reati ipotizzati negli avvisi di garanzia emessi il 23 novembre scorso dal procuratore capo del Capoluogo abruzzese, Massimiliano Serpi e dal sostituto Andrea Papalia, vanno, a vario titolo, dal crollo di costruzioni o altri disastri colposi, all'omicidio e lesioni colpose, all'abuso d'ufficio e al falso ideologico, alla rimozione o omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro.

Le indagini dei carabinieri forestali, coordinate dalla Procura pescarese, si sono focalizzate sulla mancata realizzazione della Carta di localizzazione del pericolo da valanga; sulle concessioni rilasciate al resort e sulla mancata realizzazione del nuovo Piano regolatore di Farindola; sulla gestione dell'emergenza neve; sul ritardo con cui, solo il 18 gennaio secondo i pm , si è reso operativo il Centro coordinamento soccorsi nella sala operativa provinciale della protezione civile.

Secondo la Procura, la Prefettura "attivava tardivamente", dopo le 12 del 18 gennaio, il Centro coordinamento soccorsi e la Sala operativa, "e così - si legge nell'avviso di garanzia - ometteva di svolgere tempestivamente il ruolo assegnato dalla legge di coordinamento nella individuazione delle deficienze operative". Secondo i pm, "solo alle 18.28" si attivò "nel chiedere l'intervento di personale e attrezzature dell'Esercito per lo sgombero della neve" e "nel far richiedere, tramite mail, tre turbine spazzaneve alla sala operativa della Regione Abruzzo". 

I primi ad essere iscritti nel registro degli indagati, tre mesi dopo la tragedia, sono stati il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco, il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, il tecnico comunale Enrico Colangeli, Bruno Di Tommaso, gestore dell'albergo e amministratore e legale responsabile della società "Gran Sasso Resort & SPA", Paolo D'Incecco e Mauro Di Blasio, rispettivamente dirigente e responsabile del servizio di viabilità della Provincia di Pescara. Il 23 novembre scorso a questi nomi si sono aggiunti quelli di altre 17 persone. Tra questi: Francesco Provolo, ex prefetto di Pescara; Leonardo Bianco e Ida De Cesaris, rispettivamente ex capo di gabinetto e dirigente della Prefettura del capoluogo adriatico; Pierluigi Caputi, direttore dei Lavori pubblici fino al 2014 e Carlo Giovani, dirigente della Protezione civile.

Comitato vittime: ancora nessuno ha detto 'ho sbagliato'
 "Le nostre aspettative sono sempre le stesse, non sono cambiate. Vogliamo capire perchè è successo. La tragedia si poteva evitare e vogliamo la conferma di questo". A un anno dalla tragedia di Rigopiano parla così Gianluca Tanda, portavoce del Comitato vittime. "E' passato un anno ma il dolore non si è attenuato. Il periodo di Natale per noi è stato drammatico. Le mamme e i papà che hanno perso i loro figli hanno sempre lo stesso sguardo di allora e gli occhi lucidi. Siamo molto più sensibili emotivamente, casa nostra è cambiata, è cambiato tutto. Ci proviamo a convivere con questo dolore, ma non ci riusciamo. E' una ferita aperta, che non si rimarginerà mai", si sfoga Tanda, che nella valanga ha perso il fratello Marco, pilota Ryanair, morto con la fidanzata Jessica Tinari. "In tutto questo tempo - prosegue Tanda - nessuno ha mai detto forse ho sbagliato, forse potevo fare di più, ero incompetente, non potevo ricoprire quel ruolo. Il nostro auspicio è che presto siano indagati tutti i responsabili e che inizi il processo". 

Intanto, è stato messo a punto il programma delle iniziative organizzate per il prossimo 18 gennaio, in occasione del primo anniversario della tragedia. Alle 9.30 i familiari delle vittime e gli abitanti di Farindola si ritroveranno a Rigopiano per un momento di preghiera. Subito dopo, si terrà una fiaccolata fino alla chiesa di Farindola, dove alle 11 sarà celebrata la messa. La giornata proseguirà alla cittadella dello sport di Penne, dove saranno piantate 29 piante di leccio, una per ogni vittima. Alla cerimonia è stato invitato ufficialmente anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. "Signor presidente - si legge nella lettera di invito - nel suo discorso di fine anno ha avuto la sensibilità ed ha onorato i nostri cari con un cordiale ricordo e per questo la ringraziamo tanto. Sappiamo che la sua agenda e' piena di impegni, ma le chiediamo di farci un grande regalo partecipando alla nostra cerimonia. La sua presenza conferirebbe lustro alla manifestazione, ma soprattutto connoterebbe la vicinanza dello Stato alle nostre famiglie". 

La cronaca delle ore della tragedia
Il 18 gennaio in Abruzzo è in atto una violenta bufera di neve e si verificano 4 scosse di terremoto. Gli ospiti dell'Hotel Rigopiano, completamente isolato dalla nevicata, vogliono andarsene. Il proprietario invia diverse richieste d'aiuto. Nel pomeriggio, tra le 16.30 e le 16.50, una valanga travolge la struttura. Alle 17.08 Giampiero Parete, illeso perchè si trovava nel parcheggio, lancia l'allarme al 118: dice che c'è stata una valanga e che l'albergo è crollato. Alle 17.10 la prefettura chiama l'hotel, ma nessuno risponde. Alle 17.40 una funzionaria della prefettura contatta il direttore dell'hotel, Bruno Di Tommaso, che però è a Pescara e dice di non sapere nulla.

Alle 18.03 Parete chiama il suo titolare Quintino Marcella, che fa diverse telefonate al 112 e al 113. Alle 18.08 e alle 18.20 Marcella parla per due volte con la prefettura di Pescara, ma in entrambi i casi la funzionaria liquida la richiesta d'aiuto come un falso allarme. Solo alle 18.57 un volontario della Protezione civile crede al racconto di Marcella e la macchina dei soccorsi si attiva.

Le squadre del Soccorso alpino si mettono in cammino con le ciaspole e gli sci già la sera del disastro, ma raggiungono il luogo della tragedia soltanto all'alba del 19 gennaio. Poco dopo arriva la colonna dei soccorritori, dietro le turbine che hanno lavorato tutta la notte per sgomberare la strada. Vengono, subito tratte in salvo due persone, scampate alla valanga perchè si trovavano all'esterno dell'hotel. Le macerie restituiscono le prime vittime. Ma il 20 gennaio vengono recuperati 9 superstiti, tra i quali 4 bambini. Insieme a loro affiorano anche altri cadaveri. Le operazioni terminano il 25 gennaio con un bilancio di 29 morti e 11 sopravvissuti.

Superstite: ferita eterna
"Soffro da quel 18 gennaio. Tutte le mattine mi sveglio e ho Rigopiano tatuato sul corpo con le cicatrici e nel cuore per la perdita di mia moglie Valentina. Rigopiano sarà per tutta la vita". E' impossibile dimenticare per Giampaolo Matrone, il pasticciere di Monterotondo superstite di Rigopiano, ma rimasto invalido dopo 60 ore passate sotto cumuli di macerie e neve. I segni più profondi e indelebili sono quelli dell'anima: a Rigopiano ha perso la moglie Valentina Cicioni di 32 anni, infermiera al Policlinico Gemelli di Roma, che il giorno prima della valanga aveva pubblicato sul proprio profilo Facebook una foto della abbondante nevicata che aveva colpito l'albergo. Quella che doveva essere una piacevole e spensierata vacanza - Valentina aveva anche pubblicato le foto del viaggio in auto per raggiungere il resort sul Gran Sasso - si è trasformata in una terribile tragedia, che ha stravolto per sempre la vita di una giovane coppia. Ora Valentina non c'è più e per Giampaolo non è facile: il dolore è troppo grande, ma sa che deve farcela anche e soprattutto per la figlia Gaia di 6 anni rimasta senza mamma. Giovedì prossimo, in occasione del primo anniversario della tragedia, Matrone parteciperà con la figlioletta alle iniziative organizzate dal Comitato vittime per ricordare gli angeli di Rigopiano. "Le vancanze di Natale - racconta Giampaolo - sono state pesanti: non è facile, ma non posso permettermi di mollare un secondo. So che devo combattere e sono abbastanza forte da combattere una guerra. Ho degli obiettivi fissati e voglio raggiungerli per Valentina, per mia figlia Gaia e per tutti gli altri 28 angeli di Rigopiano".