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ITALIA

Il carcere della vergogna

Santa Maria Capua Vetere, violenze in carcere: chiusura indagini per 120 persone

Contestati reati di tortura, maltrattamenti e abuso di autorità

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Avviso di chiusura indagini per 120 tra agenti e funzionari della polizia penitenziaria e dirigenti dell'amministrazione penitenziaria campana per le violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) dopo le rivolte dell'aprile 2020.

I reati contestati
A vario titolo, sono: tortura pluriaggravata ai danni di numerosi detenuti, maltrattamenti pluriaggravati, lesioni personali pluriaggravate, abuso di autorità contro detenuti, perquisizioni personali arbitrarie, falso in atto pubblico anche per induzione, calunnia, frode processuale, depistaggio, favoreggiamento personale, rivelazioni di segreti d'ufficio, omessa denuncia, e cooperazione nell'omicidio colposo ai danni di un detenuto di nazionalità algerina Hakimi Lamine, deceduto nella casa circondariale Francesco Uccella il 4 maggio dello scorso anno.

177 persone offese
La procura di Santa Maria Capua Vetere, in una nota, ha ricordato che il numero delle persone offese è "elevato", 177, tutte detenute presso il carcere sammaritano all'epoca dei fatti. Per loro, destinatarie delle notifiche di avviso, si procederà per annunci pubblici con il deposito dell'atto al municipio di Santa Maria Capua Vetere e l'inserimento in Gazzetta Ufficiale e sul sito della procura stessa.

"Ferma restando l'indiscutibile presunzione di innocenza degli indagati fino a sentenza irrevocabile di condanna e - si legge nel comunicato firmato dal procuratore, Maria Antonietta Troncone - l'esercizio delle facoltà difensive di presentare memorie e documenti, depositare documentazione relativa di investigazione del difensore, e di presentarsi per rilasciare dichiarazioni, l'avviso di conclusione indagini è stato disposto in tempi estremamente celeri, compatibili con rispetto dei termini delle misure cautelari".

87 i capi di imputazione elevati
Lo scorso 28 giugno erano state eseguite 52 misure cautelari personali nei confronti di indagati in servizio presso diversi uffici del dipartimento dell'amministrazione penitenziaria campana e nella casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere: 8 misure in carcere, 18 con il beneficio dei domiciliari, tre obblighi di dimora e 23 sospensioni dall'esercizio del pubblico ufficio tra i 5 e i 9 mesi.

Per gli abusi, pestaggi, lesioni, maltrattamenti e comportamenti "degradanti e disumani", perpetrati il 6 aprile 2020 e nei giorni a seguire ai danni di 41 detenuti del carcere, le indagini hanno mostrato che c'è stato anche maltrattamento aggravato per altri 26 detenuti e lesioni personali e volontarie per i danni di 130 reclusi.

I delitti sono tutti aggravati dalla minorata difesa e dall'aver agito per motivi abietti e futili con crudeltà, con abuso di potere e violazione dei doveri inerenti alla funzione pubblica; ma anche con l'uso di armi, i manganelli degli agenti, e dall'aver concorso in un numero di persone superiore alle cinque unità.

Il falso ideologico e la calunnia aggravata sono stati consumati ai danni di 14 detenuti per nascondere "le lesioni che erano state loro inferte, facendole apparire come conseguenza di loro atteggiamenti di resistenza" a pubblico ufficiale.

Il tribunale del Riesame di Napoli, inoltre, ha confermato le misure cautelari disposte dal gip, attenuandone alcune, e soltanto in due casi ha deciso per l'annullamento per carenze di esigenze cautelari. Sono stati 52 gli interrogatori innanzi al giudice per le indagini preliminari e altri 32 detenuti sono stati riconosciuti come vittime di torture.

In una nota, la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere ha sottolineato che è in corso un altro procedimento per individuare agenti provenienti dagli altri istituti penitenziari presenti durante i pestaggi, ma sconosciuti ai detenuti e coperti da caschi e mascherina, difficili quindi da riconoscere.