MONDO
Primavera bosniaca
Bosnia, la primavera dei manifestanti. A Sarajevo proiettili di gomma sul corteo
In centinaia sono scesi in piazza nella capitale e in altre 20 città per protestare contro il governo. Nel Paese c'è un alto tasso di disoccupazione: le proteste sono le peggiori dalla fine del conflitto negli anni novanta. Disordini anche a Tuzla: almeno 90 feriti negli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine.

Da giorni continuano le proteste in Bosnia-Erzegovina, ma sabato la violenza è salita di tono. A Tuzla, nel nord del Paese, in centinaia sono entrati nell'edificio governativo e l'hanno dato alle fiamme e almeno 90 persone sono rimaste ferite negli scontri. A Sarajevo, invece, la polizia ha usato proiettili di gomma e granate per disperdere le proteste. I feriti sono 80. In tutto il Paese, si contano circa 200 feriti nelle proteste.
Già venerdì i manifestanti hanno rifiutato un incontro con il presidente del governo regionale, Sead Causevic, di cui la piazza chiede da giorni le dimissioni. I manifestanti chiedono anche la testa di Nermin Niksic, primo ministro della Federazione. Intanto sui social network la protesta ha assunto la forma di una nuova primavera araba: su twitter in centinaia hanno pubblicato foto e video con l'hastag #bosnianspring.
La protesta è iniziata mercoledì a Tuzla, dove diecimila operai hanno perso il lavoro per la bancarotta di numerose aziende. Da lì si è sviluppata una protesta a livello nazionale per l'alto tasso di disoccupazione - al 40% - nel Paese: in manifestanti accusano il governo di corruzione e nepotismo. Ma si protesta anche per la mancanza di prospettive, in una terra duramente colpita da una lunga guerra terminata solo nel 1995. E' la prima volta che avvengono scontri così violenti dalla fine del conflitto e la prima volta che persone di diverse etnie scendono in piazza insieme, fianco a fianco. La stessa capitale, Sarajevo è nel caos, con edifici e automobili dati alle fiamme e il fumo dei lacrimogeni lanciati dalla polizia per contenere gli scontri.
Sarajevo e Tuzla non sono le uniche città toccate dalle proteste. In oltre 20 centri i manifestanti hanno protestato, tra cui Bihac e Zenica. Anche a Mostar i manifestanti sono entrati nel municipio e hanno dato tutto alle fiamme. Sabato è stata la prima volta anche per Banja Luka, capitale di fatto della Repubblica Sprska, la Repubblica serba di Bosnia Erzegovina.
Intanto simili proteste avvengono anche più a sud, in Kosovo. Anche a Pristina la polizia ha usato gas lacrimogeni per disperdere centinaia di manifestanti che cercavano di irrompere nell'ufficio del rettore dell'Università. Ibrahim Gashi è accusato di corruzione e cattiva gestione. Dimostranti hanno lanciato pietre contro agenti e hanno spruzzato loro addosso del latte e della vernice rossa. Gli agenti, a loro volta, hanno usato spray al peperoncino. La polizia ha riferito che 33 persone sono state arrestate e che 22 agenti sono rimasti feriti. Intanto la coalizione ha accusato l'opposizione di voler rovesciare il governo sfruttando le manifestazioni, che vanno avanti da alcuni giorni.
Già venerdì i manifestanti hanno rifiutato un incontro con il presidente del governo regionale, Sead Causevic, di cui la piazza chiede da giorni le dimissioni. I manifestanti chiedono anche la testa di Nermin Niksic, primo ministro della Federazione. Intanto sui social network la protesta ha assunto la forma di una nuova primavera araba: su twitter in centinaia hanno pubblicato foto e video con l'hastag #bosnianspring.
La protesta è iniziata mercoledì a Tuzla, dove diecimila operai hanno perso il lavoro per la bancarotta di numerose aziende. Da lì si è sviluppata una protesta a livello nazionale per l'alto tasso di disoccupazione - al 40% - nel Paese: in manifestanti accusano il governo di corruzione e nepotismo. Ma si protesta anche per la mancanza di prospettive, in una terra duramente colpita da una lunga guerra terminata solo nel 1995. E' la prima volta che avvengono scontri così violenti dalla fine del conflitto e la prima volta che persone di diverse etnie scendono in piazza insieme, fianco a fianco. La stessa capitale, Sarajevo è nel caos, con edifici e automobili dati alle fiamme e il fumo dei lacrimogeni lanciati dalla polizia per contenere gli scontri.
Sarajevo e Tuzla non sono le uniche città toccate dalle proteste. In oltre 20 centri i manifestanti hanno protestato, tra cui Bihac e Zenica. Anche a Mostar i manifestanti sono entrati nel municipio e hanno dato tutto alle fiamme. Sabato è stata la prima volta anche per Banja Luka, capitale di fatto della Repubblica Sprska, la Repubblica serba di Bosnia Erzegovina.
Intanto simili proteste avvengono anche più a sud, in Kosovo. Anche a Pristina la polizia ha usato gas lacrimogeni per disperdere centinaia di manifestanti che cercavano di irrompere nell'ufficio del rettore dell'Università. Ibrahim Gashi è accusato di corruzione e cattiva gestione. Dimostranti hanno lanciato pietre contro agenti e hanno spruzzato loro addosso del latte e della vernice rossa. Gli agenti, a loro volta, hanno usato spray al peperoncino. La polizia ha riferito che 33 persone sono state arrestate e che 22 agenti sono rimasti feriti. Intanto la coalizione ha accusato l'opposizione di voler rovesciare il governo sfruttando le manifestazioni, che vanno avanti da alcuni giorni.