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Coronavirus

Scuola. Presidi Lazio: "Il 7 non si riapre, mancano le condizioni"

"Noi siamo da sempre per la frequenza degli studenti in presenza, ma ad alcune condizioni:  distanziamenti in classe, misure profilattiche previste dal Cts e che siano  adeguati e funzionali i trasporti pubblici" spiega il Presidente Rusconi. Giannelli: "No a ingressi  scaglionati perché "questi non rispettano i ritmi di apprendimento degli studenti"

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Dati in crescita, la mancanza di un piano trasporti, nessun coinvolgimento ai tavoli istituzionali. E' quanto lamentano alcune associazioni di presidi in vista della riapertura delle scuole subito dopo le feste. E chiedono uno slittamento rispetto alla data del 7 gennaio.

Presidi: "No a ingressi scaglionati"
La riapertura delle scuole non si risolve con le entrate scaglionate in classe perchè "queste non rispettano i ritmi di apprendimento degli studenti". Così Antonello Giannelli, presidente dell'Associazione nazionale presidi. "Che si torni a scuola in presenza al 50% il 7 gennaio non lo metto in dubbio, ma il punto è ripartire con una soluzione funzionale ed efficace" spiega. E far tornare a casa i ragazzi alle 19 e farli studiare alle 21 "non lo e'", sostiene Giannelli. "Se riportiamo gli alunni in classe ma non diamo loro il tempo di studiare, non abbiamo sciolto il nodo in modo funzionale" aggiunge.

Secondo il presidente di Anp, "tantissime province hanno compreso l'importanza, l'esigenza di non fare entrare gli studenti in modo scaglionato, ma altre - tra cui la provincia di Roma - impongono il doppio turno: davvero pensiamo che un ragazzo che esce da scuola alle 18, possa tornare a casa, mangiare e poi mettersi sui libri alle 21?".

Per Giannelli, questa strategia "non rispetta e non tiene conto dei ritmi di apprendimento". E "non è coerente con le parole di 'centralità della scuola' pronunciate da tutti i politici nei mesi scorsi". "Se dobbiamo adattare le esigenze dell'istruzione a quelle dei trasporti, sono quest'ultimi a essere centrali" osserva Giannelli, secondo cui "i trasporti - che dipendono dagli enti locali - devono essere piu' flessibili: non possono essere un ulteriore problema del sistema".Infine la proposta: "Una soluzione potrebbe essere quella di posticipare l'apertura degli esercizi commerciali, in modo che la fascia delle 8 sia riservata solo agli studenti". 

Lazio. Rusconi: "Scuole non riaprono"
"Le scuole nel Lazio non riapriranno se le istituzioni che si interessano di trasporti, sanità e ordine pubblico non garantiranno quanto di loro competenza". A parlare è il presidente dell'Associazione nazionale presidi per il Lazio che spiega: "Ad oggi manca nella Regione ancora il piano trasporti. D'Amato afferma che le superiori non possono tornare in presenza il 7 gennaio perché sa che il Lazio non è in grado di garantire le condizioni di sicurezza necessarie per la riapertura".

"Noi siamo da sempre per la frequenza degli studenti in presenza, non in dad, ma ad alcune condizioni: distanziamenti in classe, misure profilattiche previste dal Cts e che siano adeguati e funzionali i trasporti pubblici. Far entrare i ragazzi alle 10 - afferma Rusconi - significa spostare l'uscita alle 16, arrivare a casa alle 17.30-18 rovinando la giornata dei nostri adolescenti da un punto di vista fisiologico e di studio. Inoltre, - prosegue - nel Lazio e nel centro sud a differenza di altre regioni non abbiamo ancora un piano trasporti dettagliato, cioè non c'è contezza degli orari dei trasporti. Si presume forse - domanda - che i ragazzi possano essere lasciati a bighellonare per strada in attesa dell'inizio delle lezioni?".

Il presidente Anp-Lazio chiarisce: "A Roma noi dirigenti scolastici non siamo stati ascoltati. A Milano e provincia invece sì: lì gli orari degli ingressi a scuola e il piano trasporti sono stati inseriti in un progetto globale di aziende, uffici, negozi. Nella Capitale invece questo non è stato fatto. Il punto è - conclude - che finché si agirà solo sulla scuola sarà irrealizzabile la ripartenza".

Luciani (Presidi Frosinone): "Studenti pendolari da confine e nessun piano trasporti"
Nessun piano trasporti a pochi giorni dalla riapertura per le scuole secondarie superiori di Frosinone e provincia che ospitano ragazzi provenienti anche da zone di confine con  altre regioni come Molise e Abruzzo, costretti già in condizioni di normalità ad affrontare ore di viaggio per raggiungere gli istituti di appartenenza ed oggi, in vista delle  programmate modalità di riapertura straordinaria del prossimo 7 gennaio, ancora senza certezze. Quando, dove, come andranno a scuola? I dirigenti scolastici non sono in grado di rispondere: "Il Piano trasporti ancora non ce lo hanno comunicato. Non abbiamo notizie certe su autolinee ed orari. Non possiamo dare informazioni alle famiglie. Ed addirittura ci sono operatori privati contattati da noi che sono caduti dalle nuvole, neanche sapevano della gara", denuncia all'Adnkronos Mario Luciani, presidente dell'Associazione nazionale presidi di Frosinone e dirigente scolastico dell'Istituto tecnico professionale Nicolucci-Reggio, ad Isola del Liri e Sora. 

Ai dirigenti di Frosinone e provincia sarebbe arrivato solo il piano operativo emesso dal tavolo di coordinamento provinciale che prevederebbe anche margini di manovra, lasciati alle autonomie scolastiche: "Le autorizzazioni sono perentorie e cogenti. Flessibilità ce n'è poca e le deroghe eventuali di cui si parla vanno sottoposte ad un iter complesso. Le scuole sono chiuse e non ci sono tempi per gestirle - rileva il presidente Anp Frosinone - Il fatto certo è che è il 2 gennaio io non sono ancora in grado di comunicare ai miei studenti gli orari dei trasporti, di dare garanzie ad alunni pendolari che vengono addirittura da paesi della provincia de L'Aquila, o da zone al confine con altre regioni, come Sette Frati, al confine con Abruzzo e Molise".

Un quadro aggravato "da una visione della scuola liceo-centrica: chi decide ignora le necessità degli istituti professionali, che devono gestire tra le 30 e le 36 ore settimanali e trascura il fatto che gli orari imposti dall'Ufficio scolastico regionale comporteranno una riduzione a 40 minuti della durata di ore delle lezioni. Sarebbe stato più semplice - rileva - partire con un 20% di allievi in presenza e lasciare alle scuole l'autonomia di organizzare gli orari di entrata ed uscita, dato che il doppio turno in provincia non può funzionare". E conclude: "Invece così che diritto alla scuola viene garantito?".