Original qstring:  | /dl/archivio-rainews/articoli/torino-thyssen-14-anni-vittime-70c9c8ca-dbb4-4e04-b3c0-e97af9ceb94e.html | rainews/live/ | true
ITALIA

Rabbia famigliari a commemorazione, traditi da Stato

Thyssen: 14 anni dopo vittime ancora senza giustizia

Il racconto del sopravvissuto: in un attimo scoppiò l'inferno

Condividi
"Ci sentiamo presi in giro, traditi da uno Stato di cui non ci fidiamo più". Quattordici anni dopo la tragedia della Thyssen, è ancora vivo il dolore dei famigliari delle sette vittime, che tornano a chiedere giustizia per i propri cari.

"Lo Stato deve intervenire affinché gli infimi personaggi che non hanno mai chiesto perdono, e sono sfuggiti alle loro responsabilità, siano puniti", è la richiesta della madre di Giuseppe Demasi in occasione della commemorazione al nuovo memoriale realizzato all'interno del Cimitero Monumentale di Torino.

Il dolore è lo stesso di quattordici anni fa davanti alle lapidi di Antonio, Roberto, Angelo, Bruno, Rocco, Rosario e Giuseppe; figli, fratelli, mariti morti tra il 5 e 6 dicembre nel rogo della linea 5 dell'acciaieria. "Per il quattordicesimo anno consecutivo non pensiamo al Natale che arriva, andare avanti è impossibile", spiega la sorella di Rosario Rodinò, gli occhi gonfi di lacrime mentre poco distante l'unico sopravvissuto alla tragedia, Antonio Boccuzzi, segue la cerimonia a testa bassa.

Sei le condanne in via definitiva pronunciate cinque anni fa, tra cui quella del manager tedesco Herald Espenhahn, neanche un giorno di carcere per un ricorso alla Corte costituzionale federale tedesca sulla violazione del "principio del giusto processo e del diritto al contraddittorio". Durante il processo italiano mancava la traduzione in tedesco di alcuni documenti. Per il manager, inoltre, "la condanna non ha fornito prove di una concreta negligenza individuale".

Dopo quattordici anni, dunque, la richiesta di giustizia dei famigliari delle vittime attende ancora.  "Il nostro dramma - sottolinea la madre di Demasi - è stato dimenticato, ma noi non possiamo dimenticare: lo Stato deve intervenire". "Per noi ad oggi non c'è giustizia, nonostante le tante promesse dei politici di turno", aggiunge la sorella di Rodinò, che tra i famigliari delle vittime del rogo è la più battagliera.

"Quel devastante incendio rimane una ferita tremenda per la città. E forte rimane anche il dolore e la richiesta di giustizia", sostiene il sindaco di Torino Stefano Lo Russo che, assente alla cerimonia, ha rivolto su Facebook il "ricordo commosso della Città" alle sette vittime della ThyssenKrupp, "ai loro famigliari e alle tante persone a cui mancano" che "da quattordici anni convivono col dolore e il senso di ingiustizia dopo quella tragica notte". Per il primo cittadino il nuovo memoriale, dove nei giorni scorsi sono state traslate le salme dei sette operai, è "un luogo della memoria che diventa monito quotidiano per quanto va ancora fatto per rendere sicuri i luoghi del lavoro. Per poter dire, finalmente, mai più morti sul lavoro".  

Il sopravvissuto: in un attimo scoppiò l'inferno
"Quella notte ha stravolto la mia vita, ha stravolto la vita dei familiari dei miei compagni e purtroppo ha tolto la vita a dei ragazzi che avevano forse un unico peccato: quello di essere nati con l'esigenza di lavorare per vivere. Rappresenta un pochino anche la decadenza del mito del luogo di lavoro, cioè il luogo di lavoro rappresentato come un mezzo, un sistema per realizzare un sogno più o meno grande: l'acquisto di un paio di scarpe o la realizzazione di una famiglia si è trasformato in qualcosa di completamente diverso, ha portato via delle vite". Sono le parole di Antonio Boccuzzi, unico operaio sopravvissuto al rogo della ThyssenKrupp dove nella notte del 2007 persero la vita sette persone.

Boccuzzi ha ricordato gli eventi di quella notte all'interno del podcast "Inferno a Torino" di Storielibere.fm per ricordare l'anniversario della strage. L'episodio è inserito nell'ambito della puntata speciale di "Quarto Potere" a cura di Massimiliano Coccia. I ricordi di Boccuzzi guidano gli ascoltatori nel racconto di uno degli incidenti più gravi e disastrosi degli ultimi decenni. "Nella mia testa, nelle mie orecchie ci sono le urla di Toni, di Giuseppe, di ragazzi che erano con me un momento prima in un momento conviviale all'interno del gabbiotto da cui la linea veniva comandata e un momento dopo erano lontanissimi da me, seppur la vicino, avvolti dalle fiamme. In un attimo è scoppiato l'inferno". Boccuzzi conclude ricordando tutte le dimensioni del dramma che si è consumato nella notte tra il 5 e il 6 dicembre. "C'è stato un furto di tempo. Alcuni dei ragazzi avevano 26 anni quindi è stata rubata loro tutta la vita, la possibilità di farsi una famiglia, la possibilità di costruire dei percorsi. Tutto questo in funzione di un maledetto business che ha messo davanti rotoli che giravano, dimenticando che all'interno di quella azienda c'erano delle vite".