Original qstring:  | /dl/archivio-rainews/articoli/turchia-214c7973-c796-4719-8379-eddccfbdf004.html | rainews/live/ | true
MONDO

Due milioni i siriani nel paese

Emergenza profughi, Turchia: "Costruiremo nuove città per i migranti"

Scuole, ospedali e fabbriche creati da zero. Prevista anche una forma di autogoverno 

Condividi
Turchia
Nuove città costruite apposta per i rifugiati. Sarebbe questo il piano della Turchia, il paese che più di tutti vive sulla sua pelle la fuga dei siriani dalla guerra. Sono infatti 2 milioni i siriani arrivati dall'inizio della guerra. 

"La politica della comunità internazionale sui rifugiati è fallita", ha detto il vice Primo Ministro turco Numan Kurtulmus, "occorre creare una nuova organizzazione internazionale con il contributo di tutti i Paesi con capacità finanziarie e operative più grandi di quelle dell'Unhcr, l'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati".

Il piano: città create da zero e autogoverni
Per accogliere i rifugiati la Turchia si gioca una carta inaspettata: la costruzione di città apposite nei territori o in zone rese sicure nel nord della Siria. Secondo quanto detto da Ankara questi "nuovi insediamenti" dovrebbero essere pensati da zero: scuole, ospedali e fabbriche destinate ai profughi. Inoltre, occorrerebbe anche introdurre una forma di autogoverno al loro interno.

La necessità di un progetto a lungo termine, ha detto Kurtulmus, è dettato dal fatto che passeranno anni prima che ci siano le condizioni per cui i siriani possano tornare a casa. Anche se la guerra finisse domani, passerrebbero anni prima che i siriani possano tornare a casa. Riprendendo un'espressione già usata la scorsa settimana dal premier Ahmet Davutoglu, Kurtulmus ha aggiunto che la Turchia non può essere "il campo di concentramento del mondo". 

Al momento i profughi ospitati nel Paese, per lo più siriani, sono oltre 2 milioni, ma meno del 15% vive nei 26 campi situati al confine turco-siriano. Molti si disperdono nelle grandi città, mentre la maggior parte mira ad abbandonare il paese, scegliendo come prima meta l'Europa.

Crisi slovena
Anche il premier sloveno Miro Cerar spinge per trovare un accordo con il paese di Erdogan. Il paese al momento sta vivendo ore "drammatiche" ha detto, "In un solo giorno sono arrivati in Slovenia 13 mila migranti - ha detto Cerar, chiarendo che "questi numeri sono per la Slovenia l'equivalente di due milioni di immigrati per gli USA". Gli accordi di Bruxelles sulla crisi migratoria sono un importante passo in avanti nella giusta direzione. Al memento però manca il consenso sul meccanismo permanente di redistribuzione di richiedenti asilo fra tutti i paesi.

L'intesa per ora con la Turchia prevede fondi per 3 miliardi di euro, destinati alla gestione dei campi profughi esistenti. Ad Ankara si aspettano anche che il capitolo, congelato da tempo, dell'adesione del paese all'Ue sia ripreso, oltre al suo inserimento nella lista dei paesi sicuri. 

Il presidente Erdogan sa di avere un indubbio vantaggio per ora: “Le esigenze dell’europa debbono essere compatibili con le nostre”, ha detto Erdogan, “i nostri partner lo hanno accettato nell’incontro avuto con la controparte europea. Non si risolve il problema senza la Turchia. Quindi se il problema non è risolvibile senza la Turchia, perché non si accetta la Turchia nell’Unione Europea?". In cambio Ankara si impegna a rafforzare i controlli ai confini, permettere ai profughi siriani di lavorare legalmente sul territorio e migliorare la cooperazione con la Grecia. 

Juncker: "Cooperare con la Turchia"
Intanto Jean Claude Juncker, presidente della Commisione europea, in un suo intervento all'Europarlamento specifica: "Che piaccia o meno dobbiamo cooperare con la Turchia" e aggiunge, ​"esistono questioni irrisolte sui diritti umani e la libertà di stampa" ma sostenendo che "è necessario muoversi rapidamente" perché Ankara "è d'accordo perché i profughi restino in Turchia".

A meno di una settimana dalle elezioni anticipate, escono alcuni dati che darebbero al 90% le trasmissioni della tv di Stato turca, la Trt, dedicate al presidente Erdogan o al suo partito Akp. A renderlo noto è Ersin Ongel, membro in quota al partito filo-curdo Hdp della direzione di Trt. Dopo lo stop dei programmi televisivi i numeri parlano chiaro: i discorsi di Erdogan sono apparsi in tv per 29 ore e quelli dell'Akp per 30, il principale partito di opposizione, il socialdemocratico Chp, ne ha avute a disposizione solo cinque. Un'ora e dieci minuti è stata invece dedicata al nazionalista Mhp, mentre appena 18 minuti sono stati riservati all'Hdp,