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ECONOMIA

La crisi

Turchia, nuovo minimo per la lira. Erdogan accusa i social e gli Stati Uniti

La Banca centrale assicura: prenderemo tutte le misure necessarie per assicurare stabilità, ma non rassicura i mercati. Erdogan: "Gli Usa ci pugnalano alle spalle". E le autorità puntano il dito sui social: si indaga su 346 account

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I mercati ignorano le parole della Banca centrale della Turchia. Il tentativo di rassicurare gli investitori è caduto nel vuoto e gli indicatori finanziari turchi vivono un'altra giornata di passione. Crolla la Borsa con l'indice principale che chiude a -2,38% mentre la lira ha aggiornato continuamente i nuovi minimi su dollaro e euro, con ribassi rispettivamente del 7,30% e del 7,45%. A fine seduta per acquistare un dollaro occorrono 6,93 lire. 

Nuovi minimi storici anche per i titoli di Stato turchi con la curva dei rendimenti invertita. La pressione si concentra sul triennale che vede schizzare il rendimento a oltre il 25%, 23,60% sulla scadenza a 5 anni e 21,10% sul decennale.

Milano riduce le perdite. Aumenta lo spread 
Borse deboli in Europa, ma Piazza Affari riduce le perdite: in chiusura l'indice FTSE Mib segna -0,58%. L'euro è sempre debole, mentre continua a pesare lo spread, che si attesta a 278 punti. 

Banca centrale turca:forniremo liquidità a banche 
La banca centrale turca in mattinata aveva assicurato "tutte le misure necessarie" per assicurare la stabilità.  La banca ha fatto poi sapere che forinirà "tutta la liquidità necessaria alle banche". In precedenza, in un'intervista al quotidiano Hurriyet il ministro delle Finanze, Berat Albayrak aveva preannunciato che  "Da lunedi' mattina, le nostre istituzioni intraprenderanno le azioni necessarie con l'obiettivo di calmare i mercati e condivideranno coi mercati gli annunci necessari". Albayrak aveva parlato di "piani d'azione preventiva". 

La Turchia punta il dito sui social, indagine su 346 account
La crisi della lira turca è anche colpa dei social. E' quanto sostiene la Turchia che ha avviato un'indagine su 346 account. Lo ha reso noto il ministero dell'Interno, annunciando l'azione legale contro centinaia di account di social media "che hanno pubblicato contenuti che hanno provocato la crisi del cambio" lira-dollaro.

Erdogan: Usa vogliono pugnalarci alle spalle 
 "I fondamentali della nostra economia sono molto forti" e per quanto riguarda la crisi della lira turca "faremo il possibile per risolvere la questione" ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan in una dichiarazione durante la quale ha anche annunciato che "ci saranno altri piani" per sostenere la moneta.

"Stanno cercando di fare con il dollaro ciò che non sono riusciti a fare con il colpo di stato." Con queste parole il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è tornato ad attaccare gli Stati Uniti, che sanzionando la Turchia si sono resi responsabili del crollo della lira turca. "Abbiamo capito il vostro gioco e raccogliamo la sfida. Non ci fermeremo. Troveremo altre soluzioni al dollaro e continueremo a produrre", ha dichiarato Erdogan a Trebisonda, città del Mar Nero, dove dinanzi ai propri sostenitori è tornato a definire la situazione "una guerra economica".  "Da un lato siete con noi nella Nato e agite come un partner strategico, ma dall'altro cercate di pugnalare alle spalle un vostro partner strategico. Tutto cio' è accettabile?", ha affermato il presidente parlando ad Ankara.

Erdogan ha poi messo in relazione i tassi di cambio con il colpo di stato fallito il 15 luglio 2016. "Prima del golpe servivano 2,8 lire turche per fare un dollaro, ora ne servono 6. Ma non siamo dinanzi ad alcuna crisi economica. Eppure la lira scende. Questa è una guerra economica vera e propria", ha detto.  Gli Stati Uniti hanno deciso di sanzionare la Turchia in seguito alla mancata scarcerazione del pastore evangelico Andrew Brunson, detenuto in Turchia da ottobre 2016, con l'accusa di essere legato ai golpisti di Fetullah Gulen, residente negli Usa dal 1999, la cui estradizione è stata ripetutamente chiesta da Ankara e negata da Washington.