Original qstring: refresh_ce | /dl/archivio-rainews/articoli/ucraina-19-morti-scontri-est-fallito-negoziato-minsk-ea6c9138-b063-456e-b34b-cf3ae81f4f58.html | rainews/live/ | true
MONDO

Si acuisce la crisi nell'est

Ucraina: 30 morti nelle ultime 24 ore, falliti i negoziati a Minsk

A essere uccisi negli scontri che incendiano l'est Ucraino sono stati 17 civili e 13 militari. Ore di razzi e bombardamenti che seguono il fallimento del tavolo di Minsk per ottenere una nuova tregua: rappresentanti di Kiev e ribelli filorussi si lanciano accuse incrociate. 

Condividi
L'Ucraina conta i suoi morti: almeno 17 civili e 13 soldati solo nelle ultime 24 ore, scrive la France Presse. Nell'est del Paese, infatti, hanno ripreso vigore gli scontri tra separatisti filorussi e truppe di Kiev. Le ore di sangue arrivano dopo che ieri a Minsk è fallito il nuovo round di negoziati del gruppo di contatto sulla crisi ucraina, nonostante gli auspici per una rapida tregua formulati in una telefonata tra il leader del Cremlino Vladimir Putin, la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese François Hollande. 

A Debaltseve la situazione più critica
"La situazione più delicata riguarda la cornice di Debaltseve", ha spiegato il portavoce militare ucraino Volodymyr Poliovyi. Si tratta di una località a metà strada tra le roccaforti separatiste di Donetsk e Lugansk, una città di 25mila abitanti. "La gente scappa perché gli spari sono incessanti. Nella città non c'è acqua ed elettricità", ha raccontato il capo del posto di polizia Evguen Lukhaniv per telefono, mentre si sentivano le esplosioni. "La polizia e i militari - ha aggiunto - non cederanno la città. Resteremo qui fino alla fine". Una sola strada, costantemente obiettivo di tiri d'artiglieria, permette ancora di raggiungere la città.

Il fallimento dei colloqui di Minsk
Dopo quasi quattro ore di colloqui, c'è stato un duro scambio di recriminazioni tra le parti. Da un lato l'ex presidente ucraino Leonid Kuchma, rappresentante di Kiev, ha parlato di colloqui abortiti per "il mancato arrivo dei leader separatisti Alexander Zakharchenko e Igor Plotnitsky (firmatari degli accordi di Minsk) per gli ultimatum lanciati dai loro rappresentanti, Denis Pushilin e Vladyslav Deinego, e per il loro rifiuto di discutere un piano di misure per un rapido cessate il fuoco e il ritiro delle armi pesanti". Dall'altro Pushilin e Deinego si dicono pronti a tornare a Minsk solo quando il presidente ucraino Petro Poroshenko ordinerà il cessate il fuoco, mettendo fine ai bombardamenti delle aree popolate e ritirando l'artiglieria a distanza di sicurezza. In più i ribelli sostengono che Kuchma non abbia i poteri per negoziare mentre l'ex presidente pretende di sedere al tavolo con Zakharchenko e Plotnitsky.