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ECONOMIA

Bilanci e crescita

Fiato sospeso in attesa Bce. Ue, Dijsselbloem: "Ripresa fragile, sostenere riforme e investimenti"

Il presidente dell'Eurogruppo in audizione alla commissione Affari economici e monetari del Parlamento europeo esorta soprattuto i Paesi che chiedono più tempo per sostenere i loro conti pubblici. A Francoforte sta intanto alla Banca centrale europea prendere possibili decisioni per stimolare l'economia della Zona Euro. Tra le ipotesi un programma di acquisto asset sulle orme della Federal Reserve statunitense

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Banca centrale europea
Bruxelles (Belgio)
I dati sull'Eurozona parlano di ripresa fragile, disomogenea e nascondono risultati diversi a seconda dei Paesi. Sono le parole del presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, in audizione alla commissione Affari economici e monetari del Parlamento europeo. Di fronte a questa situazione serve "un mix politico mirato" per far ripartire le economie dei Paesi con la moneta unica. Per Dijsselbloem, in una situazione del genere, serve unire "politiche di bilancio" a quelle "di sostegno agli investimenti pubblici e privati coerentemente con il patto di stabilità e crescita". E proprio su quest'ultimo il presidente dell'Eurogruppo non ha dubbi: "La Commissione europea dovrà applicare la flessibilità senza danneggiare la credibilita di quanto concordato".

E la crescita dell'Eurozona che si ferma, l'inflazione che frena ancora, non fanno altro che ricordare al consiglio direttivo della Banca centrale, chiamato oggi a decidere sulla politica monetaria, che i problemi sono ancora tutti lì sul tavolo. E' in questo clima che Mario Draghi si appresta a presiedere una riunione circondata da attese elevatissime, dopo la sua promessa fatta al simposio americano di Jackson Hole, appena due settimane fa, di usare "tutti gli strumenti disponibili" contro il rischio di ritrovarsi con un' Eurozona simile al Giappone.   

Quanto il consiglio direttivo sarà in grado di soddisfare queste attese, nutrite dalla politica come dai mercati che hanno risposto alle sue parole con un rialzo delle borse e un calo degli spread, resta tutto da vedere. Molti investitori scommettono che prima o poi la Bce tirerà fuori il quantitative easing, l'acquisto massiccio di titoli di Stato fatto dalla Bce creando moneta fresca. Ma le difficoltà tecniche e quelle politiche con una Germania che guarda con sospetto al finanziamento monetario dei debiti di Italia o Francia, richiedono tempo per essere superate. E' per questo che fra gli esperti prevale l'opinione che la Bce adotterà un approccio graduale. Con Draghi chiamato ancora una volta, dopo la promessa di fare "qualsiasi cosa necessaria" che due anni fa salvò l'euro, a un esercizio funambolico: tenere alte le aspettative dei mercati, senza deludere dopo l'impegno assunto.

Ma i tempi per il quantitative easing sembrano ancora prematuri nonostante appelli politici e mediatici e nonostante la caduta in recessione e deflazione dell'Italia e la stagnazione che ha fermato Francia e Germania, e che oggi si rifletterà inevitabilmente sulle nuove stime di crescita e prezzi che Draghi snocciolerà ai giornalisti.

Difficile il taglio dei tassi
L'ultimo taglio dei tassi, al minimo record dello 0,15%, risale ad appena tre mesi fa: difficile che la Bce voglia ritoccare ora quello che solo a giugno Draghi ha definito "un limite" ormai raggiunto. La via d'uscita potrebbero essere le cartolarizzazioni che impacchettano prestiti a famiglie e imprese. Draghi oggi potrebbe fornire dettagli, una scaletta, un programma che avvicinerebbe questa forma di quantitative easing in scala ridotta, che in molti chiamano credit easing. Libererebbe i bilanci delle banche una volta partita la vigilanza unica in capo proprio alla Bce, a novembre. Accompagnerebbe i 'Tltro', i maxi-prestiti che fra meta' settembre e dicembre andranno alle banche che s'impegnano a prestare all'economia reale e da cui Draghi si aspetta molto. Ma soprattutto, gli Abs avvicinerebbero la Bce a una forma di quantitative easing.

Sullo sfondo c'è la politica. Il Financial Times parla di un grande "accordo" intessuto dal presidente della Bce su scala europea. Quello appunto delineato a Jackson Hole, e che vedrebbe la Bce impegnarsi fino all'ipotesi estrema del 'QE'. Ma la banca centrale da sola non più fare tutto. E dunque il New Deal chiederebbe ai governi di fare la loro parte. Per convincere i governi europei a gettare il cuore oltre l'ostacolo, ragiona il quotidiano inglese, c'è un solo modo: incassare, come due anni fa ai tempi del whatever it takes, il sostegno "fondamentale" della Merkel. L'emergenza rende evidente la necessità di un cambio di passo, la politica ha passato l'ostacolo delle elezioni europee. Potrebbe succedere, ma intanto, domani, Draghi terra' ancora tutti sulle spine per un po', magari fornendo un primo assaggio.