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Coronavirus

"Se ci fossero estremi arrivare a obbligo vaccinale"

Vaccino, Locatelli: "Possibile seconda dose eterologa per chi fatto Johnson & Johnson"

"Le evidenze ci dicono che la terza dose è certamente raccomandabile per persone che hanno connotazioni di fragilità o per ragioni anagrafiche o patologie concomitanti. Questa la chiamerei dose addizionali per soggetti immunodepressi" spiega il Presidente del Consiglio Superiore di Sanità

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Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, ieri sera a Che tempo che fa su Rai3, è intervenuto sulla possibilità di fare una seconda dose a chi ha fatto il vaccino Johnson & Johnson: "E' un vaccino a vettore virale, come Astra Zeneca, che ha ottenuto l'approvazione da parte delle agenzie regolatorie per una sola somministrazione monodose. In questo ora c'è la notizia di un processo di revisione da parte di FDA - successivamente ci sarà sicuramente anche da parte di EMA. Qualora arrivassero indicazioni sulla possibilità di somministrare una seconda dose con una vaccino a RNA Messaggero, si avrebbe il vantaggio di indurre una risposta immunologica anche migliore. Queste persone verranno chiamate, c'è un'anagrafe vaccinale molto precisa. Somministrare oltre i due mesi non compromette l'efficacia. Appena arriveranno le indicazioni delle agenzie regolatorie, si farà tutto velocemente".

E aggiunge: "Le evidenze ci dicono che la terza dose è certamente raccomandabile per persone che hanno connotazioni di fragilità o per ragioni anagrafiche o patologie concomitanti. Questa la chiamerei dose addizionali per soggetti immunodepressi. Abbiamo evidenze che con la terza dose la metà di coloro che non hanno avuto risposte, perché assumevano una terapia immunosoppressiva per prevenire un rigetto in caso di trapianto d'organico, ha poi reagito meglio", al momento "c'è un sistema di prenotazione largamente disponibile per gli over 60, poi c'è la possibilità nel tempo la considereremo anche per i più giovani". Inoltre evidenzia: "Più ci avvicineremo al ritorno alla normalità e sempre di più penseremo che ne usciremo tutti insieme. Non possiamo non tenere conto del problema che in alcuni Paesi la percentuale di vaccinati non arriva nemmeno alle due cifre: lì dobbiamo aiutare. Dalla pandemia si esce con due valori: quello della conoscenza e quello della solidarietà". 

Obbligo se ce ne saranno gli estremi
"La situazione italiana è largamente più favorevole rispetto a quella di altri Paesi, anche rispetto alla Germania, in termini di circolazione virale. Tutto questo non è accaduto per caso: è il frutto di una delle percentuali più alte di soggetti vaccinati nella popolazione vaccinabile. Anche perché abbiamo avuto una gradualità nelle riaperture. Quando da tecnici si sottolineava l'importanza della gradualità, non era per impattare negativamente sulla vita degli italiani, ma per evitare rischi. Infine è importante il mantenimento delle misure non farmacologiche: mascherina, lavaggio delle mani e distanziamento. Tutte cose che nel Regno Unite sono state abbandonate" sottolinea Locatelli. 

"Noi avevamo suggerito aperture più graduali, poi la politica ha ritenuto di fare scelte diverse - ha aggiunto -. Al momento i numeri dicono che non abbiamo pagato un prezzo per queste riaperture". Quindi evidenzia che "vaccino e tampone non sono la stessa cosa, la stessa durata del Green Pass ottenuto da questi infatti si diversifica. Il tampone dà una fotografia istantanea la cui validità ha una durata assai limitata, 48-72 ore. Tutto questo serve solamente a dire che in quel momento quel soggetto ha una bassa probabilità di essere contagiante. Quei pochi soggetti che si infettano dopo essere stati vaccinati hanno una capacità contagiante molto più bassa. Si è partiti con una politica di convincimento che ha fatto largamente breccia e ha permeato la coscienza di tanti cittadini.

Qualora ce ne fossero gli estremi, si potrebbe considerare l'obbligo", "ho sentito prima il segretario Letta che ha fatto l'appello a vaccinarsi e lo faccio anche io: è vero che siamo all'86% di persone coperte da almeno una dose, all'82% con due dosi e nella fascia sopra i 70 anni andiamo sopra il 90%, però le persone che mancano devono imparare a volersi bene, perché vaccinarsi significa questo e voler bene anche gli altri". E ribadisce che il vaccino non è il "frutto di una scoperta scientifica subitanea o di percorsi di validazione accorciati o tappe saltate. Si lavorava sui vaccini RNA già da tempo, erano in sviluppo per infezioni di HIV, per virus rabbico e anche per virus influenzali. Va chiaramente sottolineato che si tratta del vaccino più sicuro che abbiamo a disposizione. Non ha giovato al profilo di rassicurazione quello che potremmo definire come 'infodemia incontrollata', la diffusione di notizie false e senza fondamento scientifico". 

"Per bambini benefici superiori a potenziali rischi"
"Nel giorno in cui Pfizer ha dato l'annuncio di un vaccino efficace al 91%, la Food and Drug Administration - un'agenzia regolatoria terza - ha chiaramente detto che i benefici derivante dall'immunizzazione superano largamente qualsiasi potenziale rischio. Ricordiamo che per la fascia 5-11 anni, all'interno di uno studio su 2000 soggetti, si è impiegata una dose di un terzo di quella che abbiamo ricevuto noi" ha spiegato il presidente del Consiglio Superiore di Sanità in merito al vaccino per i bambini tra 5-11 anni.