Medaglia d'Onore al padre di Vasco Rossi: internato in un lager a Dortmund disse "No" al nazismo
Giovanni Carlo Rossi, camionista, morto nel 1979 a 56 anni: internato in un lager a Dortmund, in Germania, fu uno tra i seicentomila soldati italiani che dissero no al nazismo
Il padre di Vasco Rossi, Giovanni Carlo Rossi, camionista deceduto nel 1979 a 56 anni, sarà insignito della Medaglia d'Onore: durante la guerra era stato catturato dai tedeschi e portato in un lager a Dortmund, in Germania. "È stato tra i seicentomila soldati italiani che dissero no al nazismo", emerge dalle motivazioni dell'ammissione della domanda per l'onorificenza presentata nel 2006 da Novella Corsi, moglie e mamma di Vasco.
In attesa che la prefettura di Modena fissi il giorno per la cerimonia di consegna del riconoscimento, intervistata, Corsi parla del viaggio che la attende da Zocca, sull'Appennino modenese, a Modena: "Ho quasi novant'anni, cammino male. Sarebbe più comodo se mi facessero ritirare la medaglia di mio marito in Comune a Zocca".
Nel frattempo è stato il Blasco in un post su Facebook - un'ora di storia come lui stesso l'ha definita - a raccontare il papà Giovanni Carlo. "Faceva il camionista. Durante la guerra, dopo l'8 settembre il Carlino Rossi era stato preso prigioniero dai tedeschi all'Isola d'Elba e portato in Germania, a Dortmund, in un campo di lavori forzati, dove si è fatto oltre due anni ed è stato uno di quei seicentomila soldati italiani che non hanno accettato, per evitarlo, di combattere per i tedeschi contro i loro fratelli per la Repubblica sociale italiana. Quando l'hanno liberato, era quasi morto, pesava 37 chili, ed è tornato a casa minato fisicamente. Per quello è morto giovane, credo, perché non ha mai avuto vizi. Mi raccontava che nel campo di concentramento morivano di fatica e non gli davano da mangiare, sopravviveva con delle bucce di patate. Aveva scritto un diario, che mia madre ricopiava, nel quale raccontava delle scene pazzesche cui aveva assistito. Gli amici pestati a sangue e morti davanti ai suoi occhi. E dopo aver visto questo, tutta la vita gli è sembrata una passeggiata".
In attesa che la prefettura di Modena fissi il giorno per la cerimonia di consegna del riconoscimento, intervistata, Corsi parla del viaggio che la attende da Zocca, sull'Appennino modenese, a Modena: "Ho quasi novant'anni, cammino male. Sarebbe più comodo se mi facessero ritirare la medaglia di mio marito in Comune a Zocca".
Nel frattempo è stato il Blasco in un post su Facebook - un'ora di storia come lui stesso l'ha definita - a raccontare il papà Giovanni Carlo. "Faceva il camionista. Durante la guerra, dopo l'8 settembre il Carlino Rossi era stato preso prigioniero dai tedeschi all'Isola d'Elba e portato in Germania, a Dortmund, in un campo di lavori forzati, dove si è fatto oltre due anni ed è stato uno di quei seicentomila soldati italiani che non hanno accettato, per evitarlo, di combattere per i tedeschi contro i loro fratelli per la Repubblica sociale italiana. Quando l'hanno liberato, era quasi morto, pesava 37 chili, ed è tornato a casa minato fisicamente. Per quello è morto giovane, credo, perché non ha mai avuto vizi. Mi raccontava che nel campo di concentramento morivano di fatica e non gli davano da mangiare, sopravviveva con delle bucce di patate. Aveva scritto un diario, che mia madre ricopiava, nel quale raccontava delle scene pazzesche cui aveva assistito. Gli amici pestati a sangue e morti davanti ai suoi occhi. E dopo aver visto questo, tutta la vita gli è sembrata una passeggiata".