Il raid intorno alle ore 20 in un bar del paese alle porte di Napoli

Camorra: agguato ad Arzano, due feriti per errore

L'obiettivo, secondo gli inquirenti, era Salvatore Petrillo, con precedenti di polizia, nipote del boss Pasquale Cristiano. Sono cinque le persone ferite, due in gravi condizioni

Camorra: agguato ad Arzano, due feriti per errore
Il bar di Arzano dopo la sparatoria

La sparatoria di ieri sera al Roxy bar di via Silone ad Arzano, nel Napoletano, doveva essere una strage. Sono 20 i bossoli ritrovati sul posto. Due i killer arrivati in moto, l’obiettivo, secondo gli inquirenti, era Salvatore Petrillo, 29 anni, nipote del boss Pasquale Cristiano.

Quest’ultimo lo scorso giugno fu arrestato perché, nonostante fosse agli arresti domiciliari, aveva sfilato per le strade di Arzano in Ferrari in corteo per la prima comunione del figlio.

Salvatore Petrillo in pericolo di vita

L’uomo è stato colpito più volte e i proiettili lo hanno raggiunto in diverse parti del corpo. Petrillo, sorvegliato speciale, è stato trasportato all’ospedale di Giugliano. Al momento è ricoverato in prognosi riservata e in pericolo di vita.

Accanto a lui c’era anche Vincenzo Pio Merolla, nato a Napoli, 18 anni, incensurato, trasportato insieme a Petrillo all’ospedale di Giugliano, in pericolo di vita. Per gli inquirenti è uno dei ‘guaglioni’ del boss Cristiano.

Un terzo Luigi Casola, 39 anni, è stato trasportato all’ospedale di Acerra, ferito alla gamba. Anche lui con precedenti di polizia. Sono tutti considerati dagli investigatori legati al clan della 167 di Arzano.

Il luogo dell'agguato
Il luogo dell'agguato

Due persone ferite per errore

Sono in totale cinque le persone ferite, di cui due, secondo gli inquirenti, completamente estranee alla vicenda. Tra queste Mario Abate, 61enne, incensurato ed estraneo ad ambienti criminali, che ieri sera si trovava all’interno del bar a bere una birra al termine di una giornata di lavoro. L’uomo ha riportato una ferita al piede, non è in pericolo di vita e attualmente è ricoverato nell’ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli (Napoli).

Anche Roberto Lastra, 36 anni, secondo gli investigatori è una vittima innocente dell’agguato che aveva come obiettivo Salvatore Petrillo e le altre due persone legate al clan della 167. Lastra, incensurato, ha riportato ferite non gravi ed è ricoverato, non in pericolo di vita, nell’ospedale di Frattamaggiore.

Al vaglio degli inquirenti le immagini dei sistemi di videosorveglianza

Sulla vicenda stanno indagando i Carabinieri della compagnia di Casoria, del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna e la Direzione distrettuale antimafia di Napoli. Al momento stanno passando al setaccio le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona per ricostruire l’esatta dinamica dell’agguato. 

Il bar Roxy dopo il raid
Il bar Roxy dopo il raid

Le reazioni, il sindaco: "Chiediamo incontro con Prefetto"

Cinzia Aruta, sindaco di Arzano, ha fatto sapere che chiederà al prefetto di Napoli “la convocazione urgente di un tavolo sull’ordine pubblico e la sicurezza".

“Purtroppo comandano loro e dallo Stato ci sentiamo abbandonati”, racconta il titolare del bar Roxy, Armando, che in quel momento si trovava dietro al bancone del bar. “Quando ho sentito gli spari - ricorda con emozione - ho afferrato mia moglie che era con me dietro al bancone e l’ho tirata giù; siamo rimasti così per alcuni interminabili momenti fin quando abbiamo capito che i sicari se n'erano andati”.

“Potrebbe essere il prologo di una guerra tra clan per il controllo del traffico di droga e delle estorsioni”. Lo scrive in una nota il Comitato di liberazione dalla camorra Area nord di Napoli, che riunisce oltre 50 soggetti tra associazioni, parrocchie, gruppi di volontariato, rappresentanti istituzionali e cittadini.       

"Siamo preoccupati - prosegue la nota - perché i killer hanno sparato all’impazzata in un bar alle ore 20, hanno ferito a colpi di pistola cinque persone che non tutte erano gli obiettivi della spedizione, per lanciare un messaggio chiaro ai loro avversari: questo territorio è nostro”.