Il ministro del lavoro Orlando è favorevole alla sua introduzione

Cosa è il salario minimo. Chi lo applica in Europa. E cosa succede in Italia

E' presente in 21 paesi dell'Unione Europea su 27. In Germania la maggioranza ha concordato l’introduzione del salario minimo di 12 euro l’ora

Cosa è il salario minimo. Chi lo applica in Europa. E cosa succede in Italia
Ansa
Il ministro del lavoro, Andrea Orlando

Le strade possibili sono due: o si decide che si va verso un salario minimo o verso nuove regole che riguardano la rappresentanza

Andrea Orlando Ministro del Lavoro

Uno dei temi che più spesso riaffiorano nella comunicazione di politica e media è il Salario Minimo. Riemerge di tanto in tanto su spinte interne o internazionali momentanee per poi ricadere nell'oblio a tempo determinato. Per Salario Minimo si intende la più bassa remunerazione o paga oraria, settimanale o mensile che un datore di lavoro deve corrispondere per legge ai propri lavoratori dipendenti.

Introdotto per la prima volta in Nuova Zelanda nel 1894, arriva nel nostro continente nel 1909 adottato dal Regno Unito. Nell'Unione Europea è presente in 21 dei 27 paesi di cui è composta. I paesi dove non è presente sono: Svezia, Finlandia, Danimarca, Austria, Cipro (anche se in quest'ultimo solo per alcune categorie di lavoratori) e Italia.

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Tredici paesi sotto i 1000 euro al mese

Secondo il rapporto dell'Eurostat ben tredici paesi prevedono un compenso minimo al di sotto dei 1000 euro. Quattro di questi sotto i 500 euro: Bulgaria (332 euro al mese), Ungheria (442), Romania (458) e Lettonia (500). Tra i 500 ed i 1000 euro sono: Croazia (563), Repubblica Ceca (579) ed Estonia (584), Polonia (614), Slovacchia (623), Lituania (642), Grecia (758 euro), Portogallo (776) e Malta (785). Solo due i paesi che prevedono un salario minio tra i 1000 euro ed i 1500 euro al mese: la Spagna (1.108) e la Slovenia (1.024). Per finire i più generosi: in sei Paesi lo stipendio non può scendere è sotto i 1.500 euro mensili. Sono la Francia (1.555), la Germania (1.614), il Belgio (1.626), I Paesi Bassi (1.685), l'Irlanda (1.724) ed infine il più alto, il Lussemburgo (2.202).

Naturalmente si deve tenere conto anche del costo medio della vita di ogni Paese, cioè il costo del cibo, di un alloggio o dei servizi per esempio, che può variare moltissimo. Uno stipendio più basso in un paese meno esoso può consentire un tenore di vita migliore di uno stipendio più alto in un paese dove il costo della vita è molto più elevato.

Credo che l'unica soluzione concreta, al di là di accordi sindacali al ribasso, sia l'introduzione del salario minimo anche in Italia

Jessica Costanzo L'Alternativa C'è

Cosa succede in Italia

In Italia il salario minimo non è attualmente previsto, ma si è sempre optato per una 'contrattazione collettiva'. In pratica la trattativa tra i lavoratori ed il legislatore viene portata avanti dalle associazioni rappresentative dei lavoratori. La contrattazione collettiva, nel diritto del lavoro in Italia, indica accordi tra le parti interessate, dai quali prendono forma gli accordi autonomi, detti contratti collettivi nazionali, con cui si stabiliscono i parametri e le regole fondamentali cui dovranno attenersi i contratti di lavoro individuali. Le parti interessate sono i sindacati dei lavoratori e le organizzazioni dei datori di lavoro, in alcuni casi particolari il governo italiano interviene come mediatore o arbitro. In realtà un suggerimento è già contenuto nella Costituzione Italiana entrata in vigore il primo gennaio del 1948.

"Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge."

articolo 36 della Costituzione Italiana

L'ultimo tentativo proporre una legge sul salario minimo in Italia risale a 3 anni fa. Nel 2019 l'italia è governata da una maggioranza composta prevalentemente da Lega e Movimento 5 Stelle. A presiedere il Consiglio dei Ministri è Giuseppe Conte. La formazione del governo nasce sotto le linee guida contenuto nel contratto di governo, stipulato precedentemente dalle due forze politiche. Il contratto al capitolo Lavoro parla esplicitamente dell’introduzione "di una legge sul salario minimo orario che, per tutte le categorie di lavoratori e settori produttivi in cui la retribuzione minima non sia fissata dalla contrattazione collettiva, stabilisca che ogni ora del lavoratore non possa essere retribuita al di sotto di una certa cifra"

L'allora Ministro del lavoro e delle politiche sociali Nunzia Catalfo propone un disegno di legge che tenta di fissare una retribuzione "comunque non inferiore a 9 euro all'ora al lordo degli oneri contributivi e previdenziali". Il Ddl Catalfo tenta di introdurre un salario minimo applicabile a “tutti i lavoratori, subordinati e parasubordinati […] e, in ogni caso, per tutte le categorie di lavoratori e settori produttivi in cui la retribuzione minima non sia fissata dalla contrattazione collettiva” e propone la cifra di 9 euro lordi l'ora. Un'altra proposta viene dal quella che allora era l'opposizione: il PD, che però non fissa una cifra. Entrambe le proposte sfumano con la caduta di quel governo avvenuta nell'estate del 2019. Il provvedimento più recente in Europa è del 24 novembre scorso, In Germania, i tre partiti che hanno preso più voti alle scorse elezioni, Spd, Verdi e Liberali, hanno trovato un accordo per portare il salario minimo a 12 euro l'ora.

"Adesso che anche l'Europa si muove nell'esatta direzione da noi indicata, non ci sono più scuse: dobbiamo accelerare e approvare quanto prima un provvedimento per alzare gli stipendi di milioni di lavoratori" Davide Crippa - Movimento 5 Stelle

La Direttiva del Parlamento Europeo e del Consiglio, relativa a salari minimi adeguati nell'Unione Europea' del 28 ottobre del 2020, recita "...la direttiva proposta mira a garantire che i lavoratori nell'Unione siano tutelati da salari minimi adeguati che consentano una vita dignitosa ovunque essi lavorino...".

Molti lavoratori, pur avendo un impiego non hanno un salario sufficiente a garantire uno stile di vita dignitoso, vengono definiti "The woorking poors". Dal 2010 al 2019 i "lavoratori poveri" sono aumentati del 12% nell'Unione europea dal 2010 al 2019: circa un lavoratore europeo su dieci (9,4%) è sceso al di sotto della soglia di rischio povertà indicata da Eurostat (cioé con redditi inferiori al 60% della media della popolazione). Secondo una indagine dei sindacati europei, sempre su dati Eurostat, in Italia i lavoratori considerati poveri sono passati dal 9,5% al 12,2% della popolazione lavorativa, con un aumento del 28%.

Nel periodo 2009-2019, gli stipendi aggiustati rispetto all’inflazione sono scesi del 23% in Grecia, dell’11% in Croazia, del 7% a Cipro, del 4% in Portogallo, del 3% in Spagna, del 2% in Italia e dell’1% in Gran Bretagna e Ungheria. In alcuni paesi, soprattutto dell'Est Europa, vi sono stati notevoli incrementi: Ungheria (58%), Regno Unito (51%), Estonia (43%). Rialzi di appena l'1%, invece, in Svezia e Austria.

I giovani, i lavoratori migranti e quanti hanno contratti a tempo determinato, spiega la ricerca della Confederazione europea dei sindacati Benchmarking Working Europe 2020, sono i più colpiti, anche se si sono registrati aumenti per ogni categoria di lavoratori compresi quelli con orario a tempo pieno e con contratto a tempo indeterminato. Secondo lo studio, solo quattro Stati membri hanno salari minimi legali al di sopra della soglia salariale considerata a rischio di povertà.    

La Confederazione avanza quindi una serie di richieste per far uscire i lavoratori dalla povertà: impedire che il salario minimo venga fissato al di sotto della soglia di povertà; divieto di erogare fondi pubblici ad aziende che rifiutano ai propri lavoratori il diritto alla contrattazione collettiva; porre fine all'esclusione di alcune categorie di lavoratori, come i collaboratori domestici o i giovani, dal salario minimo stabilito per legge come avviene in alcuni paesi.

Percentuale lavoratori poveri nei paesi dell'Unione Europea rispetto al totale degli occupati. rainews
Percentuale lavoratori poveri nei paesi dell'Unione Europea rispetto al totale degli occupati.

Posizioni contrarie al provvedimento

Non tutte le voci sono favorevoli all'introduzione del salario minimo. Seguire solo questa indicazione potrebbe rappresentare per le aziende l'alibi per dare meno importanza ai contratti collettivi nazionali. Frutto appunto della contrattazione collettiva, essi regolano altri importanti aspetti del rapporto tra datore di lavoro e lavoratore. Regolano, ad esempio l'inquadramento professionale, l'orario, la sicurezza sul luogo di lavoro e la formazione. Inoltre una norma generale sulla retribuzione potrebbe indurre le aziende ad abbassare quegli stipendi che precedenti conquiste erano riusciti a portare su standard più alti. Il salario minimo infatti sarebbe più basso dei minimi contrattuali di tantissime categorie come edili e infermieri ad esempio. Questo indebolirebbe il concetto stesso di contrattazione collettiva, quindi i sindacati richiedono prima una legge che definisca i concetti di rappresentanza e contrattazione ed in seguito il salario minimo.