I dati

Inail: per ogni contagiato Covid un mese di assenza dal lavoro da inizio pandemia

Sono 191.046 i contagi sul lavoro fino al 31 dicembre, pari a un sesto del totale delle denunce di infortunio pervenute all’Istituto

Inail: per ogni contagiato Covid un mese di assenza dal lavoro da inizio pandemia
Ansa
Nel 2021 i casi di contagio denunciati sono diminuiti del 71,3% rispetto all'anno precedente

Sono 191.046 i contagi sul lavoro da Covid-19 segnalati all'Inail dall'inizio della pandemia alla data dello scorso 31 dicembre, pari a un sesto del totale delle denunce di infortunio pervenute da gennaio 2020 e al 3,1% del complesso dei contagiati nazionali comunicati dall'Istituto superiore di sanità (Iss) alla stessa data. A rilevarlo è l’Inail nel 23° report nazionale elaborato dalla Consulenza statistico attuariale (Csa).


Per ogni contagiato un mese di assenza dal lavoro

L'inabilità temporanea riconosciuta per ogni tipo di indennizzo ha raggiunto complessivamente quasi quattro milioni di giornate, con un numero medio di giorni di assenza dal lavoro, compresi i tre di franchigia, pari a 30. L'assenza media dal posto di lavoro di un infortunato da Covid-19 è dunque di un mese.


Numeri in discesa

Nel 2021 i casi di contagio denunciati all'Istituto sono diminuiti del 71,3% rispetto all'anno precedente, mentre il calo dei casi mortali è stato del 57,2%.


Uomini e donne

Le donne sono state maggiormente colpite dal virus rispetto ai colleghi uomini. La quota delle lavoratrici contagiate sul totale dei casi denunciati, infatti, è pari al 68,3%. La componente femminile, in particolare, supera quella maschile in tutte le regioni, a eccezione della Calabria, della Sicilia e della Campania, dove l'incidenza delle donne sul complesso delle infezioni di origine professionale è pari, rispettivamente, al 49,1%, al 46,1% e al 44,4%.


L’età

Il dettaglio per classe di età mostra come il 42,3% del totale delle denunce riguardi la classe 50-64 anni, seguita dalle fasce 35-49 anni (36,6%), under 35 anni (19,2%) e over 64 anni (1,9%).


Decessi

I decessi sul lavoro da nuovo Coronavirus segnalati all'Istituto dall'inizio della pandemia sono 811, pari a un quarto degli infortuni sul lavoro con esito mortale denunciati da gennaio 2020, con un'incidenza dello 0,6% rispetto al complesso dei deceduti nazionali da Covid-19 comunicati dall'Iss alla stessa data. La maggioranza dei decessi riguarda gli uomini (82,5%) e i lavoratori nelle fasce di età 50-64 anni (71,0%), over 64 anni (18,6%) e 35-49 anni (9,8%), mentre tra gli under 35 si registra solo lo 0,6% dei morti. I lavoratori stranieri sono il 9,6% del totale, con le comunità peruviana (15,4% dei decessi occorsi agli stranieri), albanese (11,5%) e romena (7,7%) ai primi tre posti. Oltre un quarto delle morti (25,8%) è avvenuto tra il personale sanitario e socio-assistenziale.


A livello territoriale

Più di un terzo dei casi mortali è concentrato nel Nord-Ovest (36,1%), seguito da Sud (26,1%), Centro (18,1%), Nord-Est (12,9%) e Isole (6,8%). Le province che contano più decessi da inizio pandemia sono quelle di Napoli (8,0%), Roma (7,8%), Milano (6,5%), Bergamo (6,3%), Torino (4,1%), Brescia (3,9%), Cremona e Genova (2,3% ciascuna), Bari, Caserta e Palermo (2,1% ciascuna), Parma e Salerno (2,0% ciascuna). 

Per la prima volta il report della Csa riporta anche il dato delle infezioni di origine professionale riconosciute e indennizzate dall'Inail dall'inizio della pandemia. Al 31 dicembre 2021, l'83% di tutte le denunce è stato riconosciuto positivamente, generando nel 96% dei casi un indennizzo. Per i decessi, invece, la percentuale di riconoscimento si attesta provvisoriamente al 63%. Il 99% degli indennizzi sono inabilità temporanee, con le menomazioni permanenti pari allo 0,7% e le rendite a superstiti per casi mortali allo 0,3%.