Balcani

Il Kosovo vieta l'estrazione di criptovalute

È un processo estremamente energivoro, il paese è costretto a frequenti blackout da quando ha dovuto spegnere la principale centrale a carbone. Il governo schiera i servizi segreti per stanare chi non rispetta la proibizione

Il Kosovo vieta l'estrazione di criptovalute
Getty Images
Lo stop alla centrale elettrica a carbone "Kosovo B" a Obilic, poco distante dalla capitale Pristina, ha dato il via alla crisi energetica

Le autorità della Repubblica balcanica, che a breve festeggerà i quattordici anni di indipendenza dalla Serbia, hanno deciso di vietare il mining di criptovalute, ossia il processo che permette di creare i bitcoin e le altre monete virtuali eseguendo al computer calcoli molto complessi. Questi calcoli, inevitabilmente, richiedono grosse quantità di elettricità.

Il Kosovo, spiega oggi la Bbc, è alle prese con carenze di energia e frequenti blackout da quando, lo scorso mese, ha dovuto spegnere la più grande delle sue centrali a carbone per problemi tecnici, costringendo il governo a dichiarare sessanta giorni di stato di emergenza e importare energia a caro prezzo. 

Al contempo, l'estrazione di criptovalute è una pratica molto diffusa nelle aree settentrionali del paese, a maggioranza serba, dove molti non riconoscono l'indipendenza del paese e rifiutano di pagare le bollette. 

Questi dunque i motivi che hanno spinto il ministro dell'Economia Artane Rizvanolli a comunicare oggi la decisione di vietare il mining per mitigare gli effetti della crisi energetica. I servizi segreti sono stati incaricati di identificare e reprimere chi continuerà a consumare energia per produrre valuta.