Ambiente

Plastica monouso: vietata da oggi, ma la tassa fa discutere e slitta al 2023

La nuova direttiva Ue vieta l'uso di plastiche non riciclabili per imballaggi e la plastic tax divide. Le aziende che la utilizzano: studiare una filiera precisa. Gli ambientalisti: non c'è più tempo. Occasione sprecata

Plastica monouso: vietata da oggi, ma la tassa fa discutere e slitta al 2023
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Plastica Monouso

Stop all’uso di plastiche monouso non compostabili. Da oggi entra in vigore la direttiva europea Sup (Single Use Plastic) che ne vieta l’utilizzo, ma per la plastic tax italiana, prevista per questo mese, bisognerà aspettare il 2023.

Era già stata rinviata lo scorso anno a causa delle pressioni economiche legate alla pandemia, ma gli ambientalisti la aspettavano come la chiave di volta, perché la tassa sui manufatti di plastica dovrebbe disincentivarne l'uso da parte delle aziende, ma la plastic tax continua a far discutere e ora vede un secondo rinvio.

Marevivo, Legambiente, Wwf e altre associazioni ambientaliste criticano lo slittamento e dicono che non c'è più tempo per salvare i mari, sempre più soffocati da questo materiale, ma le associazioni di categoria e della grande distribuzione spingevano per il rinvio e chiedono l'istituzione di una filiera per la plastica riciclata.

Inquinamento da plastica monouso Gettyimages
Inquinamento da plastica monouso

L’idea della plastic tax è nata dalla necessità di ridurre l'impatto sull'ambiente da parte di questo materiale e, seguendo le linee dettate dall'Europa, si è stabilito di mettere un'imposta di 45 centesimi al chilogrammo sul consumo dei manufatti con singolo impiego (MACSI) e, in caso di mancato pagamento, sanzioni fra i 500 e i 5000 euro. Però, a un anno dalla sua futura applicazione, la tassa non ha ancora decreti attuativi e di conseguenza le imprese ancora non sanno cosa verrà richiesto per adeguarsi.

Nel mirino ci sono soprattutto quegli imballaggi per contenere i prodotti - spesso bevande o alimenti - immessi sul mercato per un singolo impiego che vengono poi buttati.

E dato che l’imposta, in particolare, sarebbe andata a toccare il comparto delle bevande, questo è stato il settore più critico verso la nuova tassa.

Al momento è ancora difficile trovare plastica riciclata a disposizione, a causa della carenze di impianti di selezione, attori esteri che la comprino, settori che se la contendono e, soprattutto, la mancanza di una filiera precisa che è ciò che le aziende chiedono.

Ma se le associazioni di categoria invitano a sfruttare il 2022 per ragionare sullo sviluppo del riciclo, gli ambientalisti condannano invece l'ennesima occasione mancata, nonostante le dichiarazioni in sede G20 e Cop26 sull'importanza della fiscalità ambientale per guidare la decarbonizzazione e lo stato di emergenza in cui imperversa il nostro pianeta.