Dopo lo scandalo 'partygate'

Johnson tenta di evitare la sfiducia e scommette sul calo di Omicron: stop Green pass e mascherine

Il premier britannico prova a respingere le richieste di dimissioni da parte di ampi settori del Partito conservatore. Convoca i 'ribelli' per convincerli a fare marcia indietro e anticipa lo stop alle misure anti-Covid per riacquistare popolarità

Johnson tenta di evitare la sfiducia e scommette sul calo di Omicron: stop Green pass e mascherine
(ApPhoto)
Boris Johnson oggi alla Camera dei Comuni

Un Boris Johnson "distrutto" e "prossimo alle lacrime" racconta chi nelle ultime ore ha avuto modo di incontrare il primo ministro, impegnato nel tentativo di respingere le richieste di dimissioni da premier. Con ampi settori del Partito conservatore che sembrano ormai orientati a sfiduciarlo e la stampa di centrodestra arroccata sul 'partygate'- l'ultimo (forse fatale) scandalo- Johnson sta giocando le ultime carte per evitare la caduta. Secondo il Telegraph, BoJo avrebbe convocato a Downing Street i deputati 'ribelli', che hanno già annunciato di votare per le sue dimissioni. Si tratta di una ventina di cosiddetti 'backbencher', deputati di seconda fila, tutti eletti nel 2019 nei collegi del centro e del nord dell'Inghilterra, il cosiddetto 'Red Wall', tradizionalmente laburista. Sono loro ad aver dato vita a quello che la stampa britannica ha definito il 'pork pie plot', dal nome della torta salata che viene prodotta a Melton Mowbray, nel Leicestershire, dove ha il proprio collegio la deputata conservatrice Alicia Kearns, una delle capofila della ribellione anti Johnson. Circa una decina di questi deputati avrebbero già inviato al 1922 Committee, l'organismo del Partito conservatore che riunisce i backbencher, le lettere per chiedere un voto di sfiducia nei confronti del premier.


La rivolta dei 'peones' è difficile da arginare

Con le voci che si rincorrono che i giorni di Boris Johnson a Downing Street - oggi è apparso ancora più in difficoltà fra i suoi al question time ai Comuni, dopo la defezione di un deputato Tory - potrebbero essere contati, ecco i vari modi in cui il primo ministro britannico potrebbe dover dire addio al più famoso N.10.

Voto di sfiducia - Secondo le regole del partito, un voto di sfiducia viene attivato se il 15% dei parlamentari conservatori ne fa richiesta via lettera a Sir Graham Brady, presidente del Comitato dei conservatori del 1922, un equivalente britannico del gruppo parlamentare italiano. Il quorum è attualmente di 54, dopo la rimozione della Tory Anne Marie Morris per aver votato contro il governo, che ha ridotto il numero totale dei parlamentari del partito a 360.Se viene attivato un voto, il Comitato del 1922 organizza uno scrutinio segreto dei parlamentari. Se il primo ministro ottiene il sostegno di almeno la metà del partito, che per Johnson sarebbero 180 parlamentari, rimane in carica e nessun nuovo voto di sfiducia potrà essere attivato per almeno 12 mesi. Secondo quanto riportato questa mattina dalla Bbc, il numero di lettere di sfiducia nei confronti del primo ministro Boris Johnson inviate a Sir Brady potrebbe raggiungere il quorum di 54.

Una visita degli uomini vestiti di grigio - Questo era il modo tradizionale in cui i leader Tory venivano informati silenziosamente che era ora di lasciare, e il modo in cui veniva scelto un successore: attraverso riunioni a porte chiuse dei grandi del partito. Anche se non è più così, un primo ministro conservatore può ancora essere rimosso attraverso pressioni informali. Theresa May è sopravvissuta a un voto di sfiducia nel dicembre 2018 ed è stata al sicuro per 12 mesi. Ma la successiva primavera, con i ribelli che hanno tentato di cambiare le regole per consentire una nuovo voto di sfiducia e dopo ripetute umiliazioni per i voti sulla Brexit, May ha annunciato il 24 maggio 2019 che si sarebbe dimessa due settimane dopo. La decisione è stata innescata da un incontro con Brady, che ha avvertito May che avrebbe dovuto affrontare un nuovo voto di sfiducia se non si fosse allontanata di sua sponte.

Dimissioni - Mentre May è stata notoriamente rispettosa, si ipotizza che Johnson potrebbe non avere lo stomaco per combattere un voto di sfiducia. Se diventasse evidente che avesse perso il sostegno di molti parlamentari conservatori - soprattutto se questo messaggio è veicolato chiaramente da Brady - allora il primo ministro potrebbe decidere semplicemente di dimettersi.


Ex ministro Tory: in nome di Dio dimettiti

"In nome di Dio, dimettiti". Sono queste le parole - riprese dalla citazione storica dell'esortazione che un deputato rivolse a Neville Chamberlain, il primo ministro britannico dell'appeasement sostituito alla guida del partito conservatore e del governo agli albori della Seconda Guerra Mondiale - con cui David Davis, ex ministro euroscettico della Brexit ed ex candidato alla leadership Tory, ha rotto i ranghi esplicitamente durante il Question Time alla Camera dei Comuni chiedendo a Boris Johnson di farsi da parte in seguito alle accuse dello scandalo 'partygate'.  Davis, sostenitore del divorzio da Bruxelles a fianco di Johnson al referendum del 2016, ma mai alleato dell'attuale premier, si è rivolto a BoJo dicendogli di averlo a lungo "difeso" nel proprio collegio per "il merito" di aver portato il Regno Unito definitivamente fuori dall'Ue, non senza tuttavia accusarlo di sfuggire alle sue "responsabilità" sui ritrovi organizzati a Downing Street in apparente violazione delle regole anti Covid in vigore fra il 2020 e il 2021. Per questo, ha aggiunto, citando le parole rivolte "da Leopold Amery a Neville Chamberlain", è tempo di dire anche a lui: "Sei seduto qui da troppo tempo. E nonostante le cose buone che hai fatto, in nome di Dio, vattene".  Un attacco cui Johnson ha peraltro risposto lasciando intendere ancora una volta di non volersi dimettere e sostenendo di essersi "sempre assunto le responsabilità per tutto ciò che questo governo ha fatto durante la pandemia".


Johnson scommette sul calo di Omicron e annuncia la revoca delle restrizioni

Da una parte il cerchio dei ribelli, sempre più stretto, dall'altro il calo della popolarità, BoJo gioca le ultime carte per risalire la china. Le restrizioni del cosiddetto piano B in Inghilterra verranno abbandonate la prossima settimana, quando la loro scadenza è in programma per il 26 gennaio. Lo ha annunciato parlando alla Camera dei Comuni. Questo implica che ai cittadini non verrà più richiesto di lavorare da casa ove possibile e non saranno più necessari i 'Covid pass'. Johnson ha anche annunciato che le mascherine non saranno più obbligatorie ovunque, scatenando l'esultanza fra i banchi dei Tories. Da domani - scrive Sky News - le mascherine non saranno necessarie in classe e anche l'indicazione di mantenerle nelle aree comuni verrà rimossa a breve. Il governo tuttavia continuerà a suggerire l'uso delle mascherine in luoghi affollati.