Lo scacchiere politico

Calenda proclamato segretario di Azione: "Al prossimo congresso una donna mi cacci"

Si è chiusa l'assise del partito: per il leader "nasce il terzo polo del riformismo e della cultura di governo". Porte sempre chiuse a un'alleanza con il M5s: "Non ci interessano accozzaglie per gestire il potere". Standing ovation per Emma Bonino

Calenda proclamato segretario di Azione: "Al prossimo congresso una donna mi cacci"
(Ansa)
Carlo Calenda durante il primo congresso nazionale di Azione, Roma

"Oggi nasce il terzo polo del riformismo e della cultura di governo: dobbiamo costruire un'alternativa possibile al populismo e al sovranismo". Questo l'orizzonte dell'europarlamentare Carlo Calenda, proclamato oggi segretario nazionale di Azione, il partito che ha fondato e che ieri e oggi ha tenuto il suo primo congresso a Roma. Da subito, spazza il campo dalle pulsioni neocentriste che animano il dibattito di partiti come Forza Italia e Italia Viva: "Il grande centro non esiste, esiste un'area pragmatica che contiene le grandi famiglie politiche europee. Diciamo no a Fdi e M5s perché con loro non si governa, perché dicono no all'Europa, ai vaccini". 

"Noi parleremo sempre con i partiti europeisti e eredi della democrazia liberale - ha spiegato l'ex ministro - poi mi chiedono 'con chi stai'? Stiamo con Bonino, con Cottarelli, anche se abbiamo sensibilità diverse, liberali puri, ma anche i liberal progressisti come me, ma anche i cattolici. Ma queste culture non devono solo convivere ma anche competere per la leadership. Non c'è problema se nascono correnti. Io non sono un leader carismatico, siamo liberali - ha aggiunto - alle donne, che già mi fa schifo dire alle donne, dico che spero che al prossimo congresso ci sia una donna che mi cacci dalla leadership. Fatela questa battaglia, ma è l'ultima volta che parlo così delle donne. In questo momento c'è la mia faccia, porto questo partito al 20% e poi ve lo lascio".

Tra i temi affrontati dal palco il lavoro: "Nelle associazioni di categoria c'è il gioco a chi chiede di più. Sotto sette euro all'ora non deve lavorare nessuno. Ora non possiamo dire che servono più ingegneri e poi li paghiamo 1.300 euro. Basta con la povertà lavorativa. Non siamo il partito della Confindustria perché siamo gli unici a dirlo. Meglio un lavoro pagato da schiavo che niente, è da un Paese in via di sviluppo, non da Paese moderno". Sul fisco ha detto: "Se diventassi premier direi che ci sono 50 miliardi di evasione fiscale e che se evadete e eludete andate in galera". Sulle riforme costituzionali: "Non vanno bene due Camere che avranno gli stessi compiti. Noi siamo per il monocameralismo secco". Il federalismo? "Al Sud non ha funzionato, perché il Sud non è stato capace di eleggere persone capaci e competenti" e "quando non funzionano le Regioni devono essere commissariate: non è possibile che la sanità calabrese sia da Africa equatoriale".

Calenda non ha risparmiato fendenti alle altre forze politiche. Anche al leader Pd Enrico Letta, che ieri aveva pronosticato un'alleanza tra Pd e Azione e la vittoria alle prossime elezioni, ma con il quale resta il nodo irrisolto dell'alleanza con i Cinquestelle, fumo negli occhi per il neo-segretario. Dopo aver nuovamente critica questa ipotesi di "campo largo", ha stigmatizzato la recente partecipazione ad Atreju, kermesse di Fratelli d'Italia: "Gridano al fascismo e poi Letta si presta alle scenette con Meloni, tipo Sandra e Raimondo".

Il presidente M5s Giuseppe Conte dopo la chiusura di ieri di Azione a una possibile alleanza aveva fatto filtrare alle agenzie che “creare accozzaglie per puntare solo alla gestione del potere senza la reale prospettiva di un governo che serva davvero a cambiare il paese a noi non interessa”. Calenda risponde a tono: "Ha ragione, il campo largo è un'accozzaglia. Non so se oggi sceglierebbe di guidare il Movimento, io non ho niente contro di lui ma abbiamo un modo diverso di vedere le cose".

Pesanti anche le critiche al ministro degli Esteri Luigi Di Maio, che in precedenza era stato titolare del dicastero dello Sviluppo Economico, come lo stesso Calenda alcuni anni prima: "Senza responsabilità in politica avremo lo scenario argentino. Non può essere che la politica diventi distribuire bonus a tutti. Caro Di Maio, io verrò pure da Parioli e tu no, io mi sono seduto a tutti i tavoli di crisi, tu ci sei stato solo a due. Ho il dovere morale di servire". Tuttavia, intervenendo alcune ore dopo a Mezz'ora in più su Rai3, l'eurodeputato sembra riaprire uno spiraglio: "Se il M5s non diventa un'altra cosa, se incarna una cultura che non sia quella del no a tutto, allora si può costruire qualcosa con loro".

Ce ne è anche per Matteo Renzi, nel cui governo Calenda fu ministro: lo "ritengo essere il migliore presidente dai tempi di De Gasperi", afferma, e aggiunge, passando alla seconda persona: "Certo che stiamo insieme. ma non è pensabile che tu sia pagato da uno Stato straniero. Decidi se vuoi fare politica o business. Chi fa politica non fa consulenze: i soldi li trova dai suoi sostenitori". E ancora: "Alle persone di Forza Italia che si troveranno con i neo nazisti dico venite nel nostro campo che è il vostro, cosa vi è successo per farvi guidare da un lato dai populisti e dall'altro dagli estremisti di destra?"

Oltre alla nomina di Calenda a segretario, il congresso ha approvato quella del senatore ex Pd Matteo Richetti a presidente: sue vice saranno Emma Fattorini, nella scorsa legislatura a Palazzo Madama con i dem, e la consigliera del Comune di Milano Giulia Pastorella. Tesoriere è Enrico Squintani.

La platea ha tributato una standing ovation a Emma Bonino: "Non nascondo le difficoltà. Ma queste difficoltà sono asset politici, non ostacoli. Insieme siamo più ricchi, divisi siamo più poveri", ha detto la leader radicale sulla federazione tra Azione e +Europa. "Carlo, non hai esperienze di partiti - ha aggiunto rivolgendosi direttamente a Calenda - posso farti gli auguri. Io ce l'ho da 40 anni e più i partiti sono piccoli e più sono litigiosi, non il contrario. Serve autocontrollo, contare sino a dieci. Mi piacerebbe arrivare a un nostro congresso in cui alla metà di quel tavolo di presidenza ci sia la metà di donne competente. Non è che vogliamo una donna. No, vogliamo una persona competente nel settore di sua responsabilità. Non basta essere una donna per essere migliore, ma nemmeno uomini. Ma molti uomini lo pensano, non voglio sentire parlare di professioni per uomini".

Bonino, che nel 2013 fu ministro degli Esteri nel governo Letta, riporta l'attenzione sugli scenari più critici: "Qualcuno ricorda ancora l'Afghanistan? Non risulta. Eppure giurammo di non lasciarle sole. Molti miei colleghi è come se non ricordassero agosto, e siamo solo a febbraio. Non parliamo della Siria: mai sentita. Ora siamo concentrati sull'Ucraina, ma qualche giorno fa eravamo scossi dalla migliaia di profughi e rifugiati fra Bielorussia e Polonia, accolti dagli idranti della polizia, dal filo spinato, da muri. Senza scarpe, senza vestiti, senza niente. Chissà dove sono spariti? Certo, sono spariti dai media. Perché la prima cosa che i regimi non vogliono sono i testimoni. I primi a essere espulsi, durante le crisi umanitarie, sono i giornalisti, i media, le associazioni umanitarie".

Inevitabile un passaggio sulla pronuncia della Corte costituzionale sui quesiti referendari: "Ho vissuto come un pugno nello stomaco - racconta Bonino - un potente schiaffone immeritato l'inammissibilità della Corte Costituzionale su eutanasia e cannabis. Come un flash, leggendo quel comunicato, ho rivisto Coscioni, Welby e le loro famiglie. Eppure questi quesiti sono stati verificati e scritti dai più importanti costituzionalisti del nostro paese. Insomma, un po' di rispetto. Screditare l'avversario o il presunto tale mi ferisce e mi fa male. Comunque non desisteremo".