Consiglio dei ministri

il consiglio dei ministri approva la riforma del Csm all'unanimità

La conferenza stampa del presidente del Consiglio, Mario Draghi, e della ministra della Giustizia Marta Cartabia

Il Consiglio dei ministri ha approvato la riforma del Csm e dell'ordinamento giudiziario con le norme sullo stop alle porte girevoli. Dopo una mattinata di confronto e tensione tra le forze politiche arriva il via libera alla riforma messa a punto dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia.

Il Cdm, inizialmente convocato per questa mattina alle 11, è iniziato con quasi un'ora e mezzo di ritardo a causa degli approfondimenti richiesti da alcuni membri della maggioranza sulla riforma della giustizia. Ed è terminato dopo poco più di un'ora. All'ordine del giorno, ufficialmente, non c'era la discussione sul testo della riforma ma "misure urgenti per arrestare la diffusione della peste suina africana" e la "delega al Governo per il riordino della disciplina degli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico". Poi varie ed eventuali. Forza Italia, secondo fonti del partito, aveva chiesto un ulteriore rinvio: "Vogliamo esaminare il testo e capire quale sarà l'iter del provvedimento". Lo slittamento - rivelano fonti azzurre - ha consentito a Forza Italia di "avere il tempo necessario per studiare i contenuti della riforma del Csm".

Più tempo per "leggere le carte" e valutare le proposte di emendamento alla riforma del Csm: la richiesta era stata avanzata anche dai tecnici dei vari ministeri nel corso del pre consiglio, convocato questa mattina alle 8.30 per esaminare le "norme in materia di ordinamento giudiziario".  Già ieri i partiti avevano chiesto di poter approfondire, testi alla mano, il pacchetto messo a punto dalla ministra. Insomma, la discussione è stata fitta, e il premier fino all'ultimo minuto ha cercato una mediazione incontrando la ministra e i capidelegazione dei partiti.

Creare una distinzione tra i magistrati eletti e magistrati 'tecnici', non eletti, per quel che riguarda la possibilità di tornare a svolgere la funzione giurisdizionale. Sarebbe stata questa la richiesta avanzata nel corso del Cdm da Andrea Orlando, Giancarlo Giorgetti e Roberto Speranza, capi delegazione di Pd, Lega e Leu.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Roberto Garofoli ha chiesto di non partecipare ai lavori del Consiglio dei ministri nel momento in cui si è cominciato a discutere della riforma della Giustizia. Pur non essendoci ragioni di merito per astenersi dalla partecipazione, perché le norme in discussione non si applicano (già in base al testo Bonafede) agli incarichi in corso, quindi né a Garofoli né agli altri magistrati impegnati in questo governo, il sottosegretario ha chiesto di lasciare la sala per sensibilità istituzionale.

Secondo le indiscrezioni circolate in mattinata la bozza della riforma prevede che i magistrati ordinari,amministrativi, contabili e militari che hanno svolto incarichi apicali nei ministeri o incarichi di governo non elettivi (capi di gabinetto, segretari generali presso i ministeri o ai capi dipartimento), al termine di queste esperienze per tre anni non potranno svolgere funzioni giurisdizionali. La loro destinazione sarà individuata dai rispettivi organi di autogoverno. La stessa disciplina si applicherà ai magistrati che si sono candidati in politica ma non sono stati eletti.

Resta la possibilità di assumere altri incarichi fuori ruolo presso altre amministrazioni e di assumere funzioni non giurisdizionali presso le sezioni consultive del Consiglio di Stato, le sezioni di controllo della Corte dei Conti e l'Ufficio del Massimario della Corte di cassazione.

Per quel che riguarda l'elezione del Csm viene indicato un sistema elettorale misto, basato su collegi binominali, che eleggono cioè ciascuno due componenti del Csm, ma che prevede anche una distribuzione proporzionale di 5 seggi a livello nazionale. Non sono previste liste, ma candidature individuali. I componenti del Csm tornano come in passato a 30: 20 togati e 10 laici. Nel sistema elettorale misto previsto trova spazio anche il sorteggio. Servirà ad assicurare che in ogni collegio binominale sia raggiunto il minimo previsto di 6 candidati e per riequilibrare le candidature del genere meno rappresentato.

Tra le questioni esaminate dal Cdm anche il tema della privatizzazione di Ita Airways. Il consiglio dei ministri esaminerà un dpcm per la cessione di quote della compagnia pubblica, con cui si avvierebbe di fatto l'iter per la privatizzazione. Lo si apprende da fonti di governo.