Tra business e riutilizzo

La neve artificiale alle Olimpiadi è made in Italy: a Pechino di "invernali" restano le discipline

La neve italiana e gli impianti riciclati delle Olimpiadi 2008

La neve artificiale alle Olimpiadi è made in Italy: a Pechino di "invernali" restano le discipline
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I cannoni sparano la neve artificiale sulle piste da snowboard a Zhangjiakou

Basta voltarsi verso le colline o le montagne vicine alle piste per capire che la neve non è neve. O meglio non è lo scenario che si potrebbe immaginare parlando con qualcuno di Olimpiadi invernali. Nulla di nuovo per gli atleti che ogni quattro anni si spostano in capo al mondo per affermarsi nella propria disciplina. La mancanza di una risorsa essenziale, l'incognita neve, oramai non scoraggia nemmeno gli organizzatori né il Paese ospitante, che pur di accogliere l'evento internazionale farebbero l'impossibile.

L'innevamento delle piste a Zhangjiakou Getty Images
L'innevamento delle piste a Zhangjiakou

Non ultimo è il caso della Cina riuscita a strappare ad Almaty, città del al Kazakistan alle pendici dei monti Trans-Ili Alatau, l'edizione 2022 consolidando il ruolo di Pechino - prima città ad avere ospitato i Giochi Olimpici estivi, nel 2008, e le Olimpiadi Invernali. Riuscendo, tra l'altro, a riciclare gli impianti.

Sono i numeri a spiegare l'enorme successo e l'economia mossa dalla elezione a città dei Giochi: 346 milioni di cinesi hanno partecipato ad attività legate agli sport invernali dalla data della candidatura di Pechino nel 2015. In poco tempo si sono moltiplicate sia le piste di ghiaccio sia il numero di stazioni sciistiche e le richieste di attrezzature per gli sport invernali: tute, caschi, guanti e snowboard si tradurranno in 1.000 miliardi di yuan entro il 2025. Almeno secondo le stime.

L'innevamento di una pista dedicata al salto con gli sci Getty Images
L'innevamento di una pista dedicata al salto con gli sci

Tornando all'ingrediente essenziale per la riuscita della torta: se la neve non è neve allora anche innevare diventa business. L'Italia è capofila e in Cina la neve la fa e la batte. Non è la prima volta del coinvolgimento ai Giochi di alcune aziende italiane. È già successo in sei Olimpiadi invernali.

Ovviamente non si può innevare il Deserto del Sahara, va sempre considerato un rapporto di costi e impatto ambientale. Su questo le temperature giocano un ruolo decisivo nel processo di produzione di neve artificiale che, come quella naturale, avviene con acqua e aria. Se a Pechino la temperatura si aggira intorno allo zero, a Zhangjiakou al momento ci sono -3 gradi. Clima ottimale per i cannoni sparaneve dotati di ugelli e nucleatori - ovvero dispositivi che a bassa temperatura sminuzzano insieme aria compressa e acqua a pressione creando la prima microscopica particella di ghiaccio, detta germe di nucleazione che, in seguito all'espansione nell'atmosfera, porta alla formazione di nuclei di neve. Gli ugelli nebulizzano l'acqua in gocce finissime che si uniscono ai nucleidi e, cadendo a terra, si trasformano in cristalli di neve.

Una tecnologia ampiamente utilizzata che consente anche alle località sciistiche, sparse nel mondo, di tenere botta quando la neve scarseggia.