Un viaggio lungo 2 giorni. In Ucraina il padre e la sorella medico

A 13 anni fugge da Kiev con le scarpette da danza: la storia di Vasilisa, che ora sogna in Italia

Sua mamma ha scritto una mail alla Scuola di Ballo del Veneto chiedendo se la figlia potesse continuare a studiare lì. La risposta positiva dei titolari e l'accoglienza di entrambe. Ieri per Vasilisa è stata la prima lezione di danza in Italia

A 13 anni fugge da Kiev con le scarpette da danza: la storia di Vasilisa, che ora sogna in Italia
Instagram Serenella Bettin
Vasilisa fuggita da Kiev con le scarpette di danza in borsa

Vasilisa era felice quando ballava. Nella sua Kiev frequentava la scuola di danza migliore di tutta l’Ucraina. Perché quando hai 13 anni i sogni sono grandi e limpidi, e i suoi erano tutti racchiusi nelle scarpette da punta. 

Poi la guerra, le bombe, i carri armati. Il silenzio per le strade, la fuga e i rifugi, la paura, tanta paura. E la chiusura del suo posto preferito, con la sbarra e gli specchi, dove poteva essere semplicemente quello che amava: una ballerina. 

Da un giorno all’altro niente era più lo stesso. Un dolore troppo grande per tutti, anche per Vasilisa. Sua mamma, Giulia, non si dava pace. Nessuno poteva strappare il futuro di sua figlia. Fino a una decisione, sofferta e coraggiosa che ha la forma di una mail e come destinatario una scuola di danza in Italia, a Spinea, in Veneto. 

“Mi chiamo Giulia. Mia figlia Vasilisa studia all’Accademia di danza di Kiev di Serge Lifar nel dipartimento di musica classica. Oggi siamo costretti a lasciare la nostra Ucraina. Possiamo continuare gli studi nella vostra Accademia?”. Era lunedì della scorsa settimana. 

Dall’altra parte a leggere quelle parole ci sono i responsabili della Scuola di Ballo del Veneto, Letizia Giuliani e suo marito Francesco Marzola, due ballerini di fama. La loro è una scuola prestigiosa: era stato un insegnante giapponese a suggerirla a Giulia. 

“Avevamo allestito nella nostra scuola di danza un punto di raccolta per beni da inviare con un autobus in Ucraina, volevamo renderci utili, aiutare come potevamo. La mail è arrivata proprio mentre riempivamo i pacchi”, racconta Francesco Marzola, ballerino dell’Opera di Roma.

“Ho subito chiesto a Letizia ‘che facciamo?’ E lei ha risposto: ‘che problema c’è?’”, spiega Francesco. 

Da quel momento per Vasilisa e per Giulia tutto cambia ancora una volta, perché la risposta che ricevono è ovviamente positiva. 

Vasilisa ha così chiuso il suo sogno in una valigia, lo ha trascinato con sé e lo ha portato fino in Veneto. Con lei sua mamma, Giulia, e la loro cagnetta, Lily, un maltese bianco. 

Non una famiglia intera, l’altra metà è rimasta in Ucraina: la sorella di Vasilisa è medico, specializzata in oncoematologia pediatrica. Il suo aiuto troppo importante per lasciare i bimbi ucraini in questo momento.

Anche il papà è rimasto nel Paese: lotta per difendere la propria terra insieme a tutti gli uomini di età compresa tra i 18 e i 60 anni. 

Francesco Marzola organizza tutto e aspetta di accoglierle. “Giulia e Vasilisa avevano acquistato i biglietti del bus che le avrebbe portate in Italia, ma non sapevano quando sarebbe partito”, racconta.

“Le avevano detto che avrebbero dovuto aspettare una chiamata e così hanno vissuto dei giorni con le valigie pronte, in attesa”, aggiunge Francesco. 

Poi giovedì mattina la notizia: quel bus stava finalmente partendo per l’Italia. Un viaggio estenuante, quello di Vasilisa, ma anche quello di Giulia. Un viaggio che l’avrebbe allontanata da suo marito e sua figlia per garantire un futuro alla sua seconda bambina. 

Lungo 1400 chilometri e durato oltre 36 ore. Sul cellulare Francesco riceve continui messaggi di aggiornamento: “Sono a Ternopil. Hanno attraversato il confine in sicurezza stanotte”. 

“Ora vanno in Ungheria. L’autobus si fermerà a Trieste, la polizia registra chi arriva senza passaporto e visto”. Fino all’ultimo ricevuto alle 23.06 di venerdì: “Sono arrivate!”. 

“Sono andato a prenderle a in un parcheggio lungo l’autostrada vicino Treviso”, racconta Francesco. “Quando le ho viste scendere dall’autobus è stato bellissimo: Giulia e Vasilisa avevano due valigie e due borse. La bambina è scesa sorridente con il cagnolino in mano, la mamma provata dalla situazione”, aggiunge. 

“Mentre guidavo è arrivata una telefonata in cui mi si chiedeva ‘come va?’”, spiega Francesco.

“A quel punto invece delle parole giuste per rispondere a quella domanda sono venute fuori le lacrime e un grande pianto di commozione”, racconta.

Per farsi aiutare con la lingua Francesco si fa accompagnare da una allieva della scuola, di origini ucraine, che ha 12 anni.

“Una volta a casa le bambine parlavano di danza, si confrontavano sul programma di studio. Vasilisa sembrava per un po’ aver dimenticato gli orrori della guerra. La sua mamma, invece, era emozionata nel vedere questo”, spiega Francesco. 

Ucraina, Vasilisa fuggita da Kiev con le scarpette di danza in borsa Instagram Serenella Bettin
Ucraina, Vasilisa fuggita da Kiev con le scarpette di danza in borsa

“Vasilisa ha conosciuto i miei figli, comunicano con facilità grazie al traduttore di Google. Per loro è tutto così semplice, è un gioco”, racconta Francesco.

Una ragazza ha deciso di ospitare Vasilisa e Giulia e ha aperto le porte della sua casa a Mirano, a un chilometro dalla scuola di danza. 

Ieri è stato un giorno speciale: la piccola è tornata a ballare. La prima lezione di danza da quando la guerra in Ucraina aveva messo la parola pausa alla sua passione. 

“Le bambine l’hanno accolta con affetto e le hanno regalato la tuta”, racconta Francesco. “Non hanno avuto nessun problema a comunicare tra di loro, era tutto così naturale: parlavano la lingua universale della danza”, aggiunge.

Con le scarpe da punta e il body nero Vasilisa è tornata ad essere proprio come tutte le bambine della sua età. Giovedì mattina tornerà anche dietro ai banchi: inizierà la seconda media a Mirano. 

“Grazie alla danza e alla passione di questa bambina è accaduto qualcos’altro, grazie alla danza possiamo raccontare questa storia”, dice Francesco con emozione. 

Ancora davanti alla sbarra e agli specchi grandi, in un altro tutù, ma sempre con le stesse scarpette con la punta che l’hanno portata via dagli orrori della guerra.