Crisi e soldi

Guerra e crisi economica, scatta la corsa all'oro bene rifugio per eccellenza

Superati tutti i record dal 2020. Gli investitori: momento di grande incertezza, spinta al rialzo già iniziata con la pandemia da Covid-19

Guerra e crisi economica, scatta la corsa all'oro bene rifugio per eccellenza
(Pixabay)
lingotti d'oro

L'invasione russa dell'Ucraina ha molte conseguenze, prima di tutto un devastante impatto umanitario. Ma, sottolinea James Luke, gestore del fondo Schroder ISF Global Bond, Schroders “pur non potendo ignorare il numero di persone direttamente colpite, in quanto investitori siamo consapevoli che questo è un momento di grande incertezza.

Secondo l’analisi di Luke, riporta Radiocor, “durante i periodi di turbolenza sui mercati, gli investitori tornano a guardare all'oro, che viene percepito come un bene rifugio. Quando le truppe russe hanno invaso l'Ucraina il 24 febbraio, il metallo giallo ha raggiunto i 1.974 dollari/oncia, il massimo da settembre 2020.”

Prima della crisi attuale, il prezzo dell'oro si aggirava intorno ai 1.800 dollari/oncia, senza grandi cambiamenti dalla fine del 2020. Storicamente in Europa il bene rifugio per eccellenza è saldamente in mano agli elvetici. Nel panorama europeo, gli svizzeri sanno che "Cash is King": le riserve totali di valuta estera e riserve auree della Svizzera ammontavano, nel 2018, a 679,3 miliardi di dollari, più del Pil annuale del Paese, che vanta più riserve in valute e in oro della Germania e della Russia messe insieme, secondo le stime di Statista. L'Italia risultava nel periodo al sesto posto nel contesto europeo, con 136 miliardi di dollari. Gli Stati Uniti hanno le più grandi riserve auree al mondo, pari a oltre ottomila tonnellate.

Perché l'oro

L'oro è da millenni simbolo di ricchezza e prosperità, lo sanno anche i fan di Zio Paperone, personaggio dei fumetti. È riuscito a mantenere il suo valore nel corso dei secoli e, a differenza delle banconote, delle monete o di altri beni, è un sistema stabile per tramandare e preservare il valore della ricchezza da una generazione all'altra. Le banche centrali e le nazioni spesso accumulano riserve auree come garanzia di controvalore dei depositi e delle valute.

Storicamente, l'oro è da sempre una garanzia contro l'inflazione, a causa della sua tendenza ad aumentare di valore di pari passo all'incremento del costo della vita. Questa stabilità è particolarmente rilevante nei periodi di recessione economica, in cui il prezzo dell'oro spesso non subisce con la stessa intensità i contraccolpi del marcato azionario e di altre attività finanziarie volatili. Ecco perché l'oro è quindi visto come un bene rifugio, in particolare in tempi di crisi.

Riserve oro e valute in Europa 2018 Statista.com
Riserve oro e valute in Europa 2018

Sempre secondo le analisi di Statista, basate su un un rapporto non più disponibile della Banca centrale russa (ma salvato su Internet Wayback Machine), la Cina era il più grande detentore straniero di riserve della banca centrale russa al 30 giugno 2021. Il 13,8% del totale delle riserve russe, in oro e valuta estera, si trovava in Cina, all'incirca la stessa quota di valuta cinese Yuan Renminbi.

La quota maggiore di riserve però è della stessa Russia, sotto forma di oro (21,7% delle riserve). Con l'imposizione delle sanzioni internazionali contro la Banca centrale, la Russia rimarrebbe probabilmente con circa un terzo delle attuali riserve per 630 miliardi di dollari sotto forma di oro nazionale e yuan cinese. La collocazione di altro 10 per cento delle riserve non veniva specificata dal rapporto, mentre il 5 per cento era in mano a istituzioni finanziarie internazionali.

L'oro intanto continua la sua corsa al rialzo. In apertura di contrattazioni lunedì si riporta sopra quota 2.000 dollari l'oncia per la prima volta dall'estate del 2020, a un soffio dal massimo storico con le nuove impennate innescate dalle turbolenze dei mercati dovute alla guerra russo-ucraina.

Nel corso delle contrattazioni mattutine l'oncia ha raggiunto 2.005 dollari, successivamente si attesta in rialzo dell'1,80% a 2.001 dollari. L'oro aveva superato i 2.000 dollari nel febbraio del 2020. A tenere sotto tensione gli operatori la prospettiva di una estensione delle sanzioni contro la Russia al petrolio, che ha innescato cadute dei mercati azionari, balzi del greggio e una nuova corsa degli investitori verso il dollaro, che come l'oro viene utilizzato come bene rifugio nelle fasi di volatilità.

Per l'esperto di Schroeders, "le ingenti vendite da parte dei grandi investitori istituzionali, in particolare in Nord America, hanno più che compensato la forte domanda dei produttori di gioielli, delle banche centrali (come bene di riserva) e di lingotti e monete (spesso una forma di risparmio/investimento). L'oro tende a riflettere bene i cambiamenti delle condizioni macroeconomiche, e i cali di prezzo di fine 2020 e del 2021 erano in gran parte dovuti all'anticipazione della normalizzazione della politica monetaria/fiscale dopo la crisi da Covid-19. La domanda di oro stava già aumentando prima della crisi tra Russia e Ucraina, sottolinea James Luke. Ma anche prima che la crisi si intensificasse, "stavamo già notando che la domanda istituzionale di oro come strumento di protezione dei portafogli stava diventando positiva. Riteniamo che ciò continuerà nel corso del 2022, indipendentemente dall'evoluzione della situazione geopolitica."

Ancora secondo l'economista, è possibile che il panorama mondiale andrà incontro ad un periodo di "stagflazione (bassa crescita e inflazione alta o in aumento) elevata, così come la probabilità di ritrovarci in un lungo periodo di repressione finanziaria con tassi di interesse reali negativi. Questo è un contesto macroeconomico molto positivo per l'oro", conclude, mentre "il segmento delle criptovalute, che potrebbe aver sottratto capitale all'oro negli ultimi trimestri, è sotto una crescente pressione normativa."

lingotti d'oro (Pixabay)
lingotti d'oro