Scenari economici e geopolitici

Aumento dei costi, Castellani: "In Europa l’inflazione può fare più male"

"I costi energetici possono mettere in crisi molte aziende. Per le famiglie sono già aumentate le bollette e a breve c’è il rischio che l’inflazione invada molti altri settori", spiega il docente della Luiss

Aumento dei costi, Castellani: "In Europa l’inflazione può fare più male"
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Inflazione

Non è solo la guerra in corso in Ucraina ad aver scatenato un aumento generalizzato dei costi delle materie prime e dei beni di consumo. Ma una serie di fattori che partono dai lockdown di inizio pandemia e arrivano ai giorni, presenti, dei combattimenti e delle bombe russe cadute sulle città ucraine. Un'analisi realizzata nei giorni scorsi dalla Luiss School of Government, curata da Lorenzo Castellani e Gianclaudio Torlizzi, ha approfondito le cause e le dinamiche di una crisi inedita, come quella vissuta nel mondo negli ultimi due anni, partendo da una “fotografia”: quella scattata dal Bloomberg Commodity Spot Index che dal marzo 2020 a oggi ha registrato un rialzo del 103%. “C’è una molteplicità di fattori ad aver determinato questa situazione - spiega Castellani, docente di Storia delle Istituzioni Politiche LUISS Guido Carli - la rapida ripresa industriale dopo la contrazione provocata dalla pandemia; gli enormi stimoli fiscali voluti dai governi, americani e cinesi in particolare; le politiche ambientali che richiedono una grande quantità di materie prime. Questi fattori, occorsi insieme, hanno determinato un aumento enorme della domanda affiancato da difficoltà logistiche”.

A proposito di logistica, nell'analisi si fa riferimento a un blackout tra domanda e offerta. Cosa lo ha scatenato e cosa comporta, ad esempio, nella grande distribuzione? 

“Le catene di approvvigionamento sono diventate più faticose. I lockdown in Cina hanno rallentato, ad esempio, la distribuzione di alcune materie prime. L’aumento della domanda ha determinato una scarsità di vettori navali. Di conseguenza i prezzi sono saliti vertiginosamente per la maggiore richiesta e per la difficoltà di esaudirla”.

In particolare, “dal rame al petrolio, passando per il minerale di ferro e il gas, le percentuali di crescita in appena due anni sono arrivate anche a tre cifre percentuali”. Con quali effetti sulle imprese e sui consumi?

Le imprese sono state costrette a rialzare i prezzi perché devono fronteggiare maggiori costi di approvvigionamento e di energia, ma molti hanno anche avuto una esplosione positiva di ordini. Alcuni settori che si trovano nella fase di trasformazione del ciclo produttivo, come molte aziende italiane, stanno soffrendo perché non possono scaricare a valle tutti i rialzi. In generale salgono i fatturati, ma scendono gli utili. Nel lungo termine, ad ogni modo, costi energetici così elevati possono mettere in crisi molte aziende. Mentre per le famiglie sono già aumentate le bollette e a breve c’è il rischio che l’inflazione invada molti altri settori dal cibo all’edilizia fino ai componenti”. 

Quali beni di consumo sono aumentati di più a seguito degli aumenti delle materie prime?

Elettricità e gas, senza dubbio. Tuttavia, la guerra Russo-Ucraina potrà a breve creare problemi sul lato dei prodotti a base di farina e grano”.

C'è un problema di perdita di potere di acquisto per i cittadini? 

Esiste un tema inflazione. Per ora i livelli di incremento sembrano sostenibili e gli Stati in grado di varare alcuni provvedimenti tampone. Ma se i rialzi dovessero continuare a crescere ci sarebbero problemi sia per le aziende che per i ceti medio-bassi. In Europa, dove è più difficile alzare i salari, l’inflazione può fare più male”.

Interventi per bloccare la catena degli aumenti?

Procedere con maggiore gradualità con la transizione ecologica; diversificare le fonti di approvvigionamento e fare accordi di lungo termine con i fornitori; aumentare la produzione domestica di gas; stimolare forme di reinvestimento degli utili aziendali per quelle realtà che stanno avendo risultati positivi al fine di sostenere redditi e occupazione; proteggere con sgravi e sussidi le fasce deboli”.

Nel lavoro che ha fatto con Torlizzi si parla di "incapacità dei Paesi di compensare la riduzione delle fonti di energia più inquinante con quelle 'pulite' ". Vale anche per l'Italia? Si riapriranno le centrali a carbone come annunciato dal premier? 

“Vale anche per l’Italia. Noi siamo più dipendenti dal gas straniero, e dal petrolio naturalmente, ma siamo anche abbastanza avanti con la produzione di energie rinnovabili. Tuttavia, non basta. Non si può pretendere di diventare completamente verdi in pochissimi anni, soprattutto con questo scenario economico e internazionale”.

Come è cambiato lo scenario economico dopo la pandemia, in particolare in Europa e in Italia, e come potrebbe cambiare dopo la guerra? Nel suo libro 'Sotto scacco' lei ha analizzato i rischi, non solo economici, generati dalla lunga emergenza.

Mi pare evidente che stiamo andando verso un paradigma più securitario e caratterizzato da un maggiore interventismo statale. Ciò è iniziato con la pandemia e con interventi economici-finanziari per sostenere industria e commerci a fronte dei lockdown prima e dell’inflazione poi, ma oggi si aggiungono anche la sicurezza e la difesa”. 

Come può essere letta la spinta al riarmo in Europa? 

Abbiamo visto un impegno dei governi europei ad arrivare al 2% del PIL in spesa per la difesa. Molto dipenderà da come verrà speso questo denaro. Per la difesa nazionale o per quella europea? Insieme alla NATO sotto l’ombrello americano o in alternativa ad essa? La politica nei prossimi mesi dovrà rispondere a queste domande. Da ciò dipenderà anche una parte del futuro politico dell’Unione Europea”.

Quali gli effetti di una ulteriore spinta sulla spesa pubblica e della prosecuzione di politiche espansive?

Dipende da che genere di spesa pubblica sarà. Al momento c’è il rischio che nuovi stimoli possano aumentare ulteriormente l’inflazione e mandarla fuori controllo. Bisogna pensare con pragmatismo ad interventi settoriali dove ci sono i maggiori problemi”.

Lo scenario è quello di un progressivo rimpatrio della produzione industriale in Occidente?

“È una delle nuove idee dominanti, soprattutto negli Stati Uniti. Un paradigma che è stato inaugurato da Trump. Tuttavia, non sarà semplice farlo in Europa a causa della tassazione elevata e del costo del lavoro. Le supply chain si accorceranno. Non torneremo ad economie nazionali, ma resteremo nel macro-regionale. Un passo indietro, ma non due, rispetto alla globalizzazione”.

La scelta di Macron che si è detto pronto a nazionalizzare alcune industrie energetiche francesi è il segnale di un nuovo corso per quel che riguarda le strategie industriali?

Si, lo Stato di fronte all’emergenza inflazionistica ed energetica ha la necessità di regolare i prezzi. Macron vuole avere il controllo di questa dinamica”.

Per quanto riguarda la guerra in Ucraina lei ha scritto che "solo Cina e Stati Uniti possono esercitare poteri e pressioni tali da portare Putin al tavolo delle trattative". Che genere di pressioni oltre quelle già in atto?

La Cina non ha esercitato alcuna pressione economica al momento sulla Russia, dunque avrebbe margini per farlo o meglio minacciarlo, e anche sul piano politico potrebbe divenire meno ambigua. Gli Stati Uniti hanno la migliore intelligence, dunque migliori informazioni, e sono di gran lunga la prima potenza militare al mondo. Washington può indebolire Putin e rendere più collaborativa Pechino se lo vuole. Una cooperazione Stati Uniti-Cina è l’unica che può portare Putin al tavolo delle trattative e contenerlo. Il problema è che i tempi di questo sviluppo potrebbero essere lunghi, anche per gli interessi strategici delle due maggiori potenze, e nel frattempo l’aggressione sanguinosa prosegue. I due giganti non hanno fretta perché la guerra è in Europa, non a casa loro”.

Questa guerra, dicono gli analisti, segna la fine di un mondo, di un ordine che ha segnato gli equilibri geopolitici per decenni. E traccia l'inizio di un nuovo ordine globale, quale sia si può già intravedere?

“È ancora presto. Bisognerà vedere se e come si risolverà la guerra in Ucraina. Servirebbe una conferenza internazionale, ma i tempi non sono ancora maturi. Al momento però possiamo segnalare che una guerra di aggressione - non civile, non difensiva, non preventiva - per conquistare un altro territorio non si vedeva da decenni, dal Vietnam. Questo dà il senso del cambio di paradigma in cui siamo. La storia va avanti con la marcia indietro”.