Il punto alle 18

Guerra in Ucraina: che cosa è successo oggi 3 marzo

Concluso il secondo round di negoziati in Bielorussia con un accordo per corridoi umanitari. Affondata una nave cargo nel porto di Odessa, sotto attacco della Marina russa dal Mar Nero

Guerra in Ucraina: che cosa è successo oggi 3 marzo
(Ansa)
Raid aereo russo contro un palazzo di Borodyanka, vicino a Kiev, Ucraina

Si è concluso il secondo tavolo di negoziati tra la delegazione russa e quella ucraina a Belovezhskaya Pushcha, in Bielorussia. L'unico risultato sembra essere un accordo su una tragua per aprire corridoi umanitari per i civili intrappolati dai combattimenti. Nel frattempo, le forze armate di Mosca hanno annunciato una pausa nelle operazioni di attacco. Non sempre, tuttavia, si sono create le condizioni per questi corridoi umanitari: a Odessa, ad esempio, città portuale sulle coste del mar Nero, la popolazione è stretta in una morsa e attende lo sbarco dei militari russi, che nelle prime ore del pomeriggio hanno affondato una nave cargo estone: l'equipaggio è stato tratto in salvo.

  • In un nuovo video, diffuso questa mattina, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha definito il conflitto in corso "una guerra patriottica", annunciando la reazione del suo popolo di fronte agli invasori: "Ricorderanno per sempre che non ci arrendiamo". Ribadendo, poi, che il numero dei soldati di Mosca uccisi finora si aggira intorno alle 9 mila unità, Zelensky ha ricordato che "l'Ucraina non vuole essere coperta di cadaveri di soldati". Rivolgendosi, infine, al soldato russo che combatte sul suo paese, il presidente ucraino lo ha invitato ad "andare a casa", fermando la guerra e ripristinando la pace il prima possibile.


  • Le forze aeree russe, intanto, hanno continuato a colpire obiettivi civili in diverse città del paese: si registrano sei adulti e due bambini morti nel bombardamento di edifici residenziali a Izyum, 120 km a sud-est di Kharkiv, la seconda città ucraina che, nonostante i pesanti attacchi degli invasori, resta nelle mani dell'esercito locale (come confermato anche dall'intelligence britannica), al pari di Chernihiv e Mariupol.


  • L'UNHCR ha comunicato che è stata superata la soglia di un milione di profughi in fuga dal conflitto: in un tweet, l'Alto commissario Onu per i rifugiati Filippo Grandi ha scritto "raramente ho visto un esodo così rapido", chiarendo che "ora dopo ora, sempre più persone stanno fuggendo dalla terrificante realtà della violenza". Grandi ha specificato che il totale dei profughi ammonta a poco più del 2% della popolazione ucraina e circa la metà di essi è in Polonia.


  • Anche l'Italia è in prima linea nell'offrire accoglienza e assistenza ai profughi ucraini: la ministra dell'Interno Luciana Lamorgese ha infatti confermato l'appoggio del nostro paese all'attivazione della direttiva europea che offre rifugio ai cittadini ucraini in fuga verso gli stati membri dell'Unione. La titolare del Viminale, giungendo questa mattina a Bruxelles per approvare il provvedimento insieme ai colleghi del Consiglio europeo, ha aggiunto: "L'Italia ha sempre detto che serve un'Europa solidale; è questa l'occasione per dimostrarlo".


  • Ci si muove, nel frattempo, su diversi fronti per reagire all'aggressione bellica russa, non soltanto a livello di sanzioni economiche: il procuratore generale della Corte penale internazionale de L'Aja ha annunciato che si procederà ad aprire un'indagine per valutare la commissione di crimini di guerra e contro l'umanità in Ucraina, dopo che ieri ben 39 Stati hanno autorizzato la Corte a percorrere questa strada.


  • In un'intervista al Corriere della sera, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha commentato la decisione di fornire aiuti economici all'Ucraina stanziandoli con i fondi Ue: "Nessuno due settimane fa avrebbe previsto l'estrema velocità con la quale i governi e le istituzioni hanno agito insieme, con provvedimenti come il pacchetto finanziario da 1,2 miliardi per l'Ucraina" ha detto la presidente Metsola, aggiungendo che "Il Parlamento Ue è il posto in cui chiunque guardi alla democrazia può trovare la sua casa naturale".


  • Continua, intanto, la repressione del governo russo nei confronti di ogni azione di dissenso nei confronti della guerra in corso: la radio "L'eco di Mosca" ha annunciato la chiusura delle trasmissioni dopo che le autorità l'avevano accusata di "diffondere informazioni false sul conflitto". Si spegne, così, una delle ultime voci dissonanti rimaste in Russia, che dava voce all'opposizione ed era ascoltata settimanalmente da oltre due milioni di persone.