L'analisi

La Corte penale internazionale e la guerra russo-ucraina. Intervista a Vincenzo Musacchio

Quale sarà il ruolo del tribunale nello scenario bellico e post bellico? Ne abbiamo parlato con il giurista, già docente di diritto penale presso l’Alta Scuola di Formazione della Presidenza del Consiglio in Roma

La Corte penale internazionale e la guerra russo-ucraina. Intervista a Vincenzo Musacchio
(WikipediaCommons/Hypergio)
Corte penale internazionale

Professore, sappiamo che sono due gli organismi di giustizia internazionali: il Tribunale penale internazionale e la Corte penale internazionale. Quali sono le differenze?
Il Tribunale penale internazionale è un organo giurisdizionale istituito con Risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu del 1993 per giudicare sui crimini di guerra, contro l’umanità e di genocidio in assenza di una Corte penale internazionale pienamente operante. Ricordiamo quelli istituiti per punire i crimini di guerra commessi nell’ex Jugoslavia e in Ruanda. La Corte penale internazionale non è un’istituzione delle Nazioni Unite ma un organo giudiziario penale istituito per punire i crimini internazionali e non va confusa con la Corte internazionale di giustizia dell’Onu.

Ci spiega come funziona la Corte penale internazionale?
È un organo giurisdizionale che si occupa dei crimini sovranazionali commessi da persone fisiche e non da singoli Stati. Il suo funzionamento è disciplinato dallo Statuto di Roma, firmato e ratificato a oggi da cento ventitré Nazioni. Le due superpotenze nucleari, Stati Uniti e Russia, non hanno firmato tanto meno ratificato la Convenzione di Roma. L’Ucraina ha firmato ma non ratificato.  La competenza della Corte riguarda i crimini più gravi per la Comunità internazionale, nello specifico: genocidio; crimini contro
l’umanità; crimini di guerra; crimini di aggressione.

A seguito dell’aggressione della Russia, decisa da Putin, nei confronti dell’Ucraina che ruolo potrà avere la Corte penale internazionale? 
La sua competenza è lapalissiana. Riguarderà senza dubbio alcuno il delitto di genocidio, i crimini di guerra e i crimini contro l’umanità (previsti e perseguiti dagli articoli 6, 7 e 8 dello Statuto di Roma). La sua competenza è - a mio parere - di dubbia applicazione per difetto di giurisdizione riguardo al delitto di aggressione (art. 8 bis). Né la Russia né l’Ucraina sono Stati ratificanti della Corte penale internazionale per cui è evidente che si pongano, di fatto e di diritto, notevoli problematiche di natura interpretativa e applicativa.

A proposito di Putin, l’ex magistrato Carla Del Ponte ne ha proposto l'arresto per crimini contro l’umanità. C'è un procedimento in corso? Cosa ne pensa?
Mi risulta che il procuratore della Corte penale internazionale Khan abbia aperto un'indagine per i crimini di guerra e contro l'umanità che sono stati commessi in passato (2014) e si commettono tuttora durante il conflitto in Ucraina (2022). Le prove permetteranno non solo di stabilire quali e quanti ne sono stati commessi, ma anche di identificare gli autori di reato. In linea di principio sono d’accordo sul fatto che sia spiccato un mandato d’arresto nei confronti di Putin. Devo però riconoscere che purtroppo non sarà per nulla facile arrestarlo. Sarà però difficile per lui uscire dal suo Paese e questo è già un importante segnale di limitazione del suo potere e della sua autorità. Per i crimini di guerra e contro l'umanità, l'aggressione e il genocidio poi non c'è prescrizione, il tempo quindi non sarà nemico dell’azione giudiziaria in corso.

Il governo russo potrà essere chiamato a rispondere di questi crimini o si dovrebbe parlare solo di singoli componenti? 
Si deve parlare di singoli soggetti, politici e militari, con incarichi di responsabilità. Il problema è che l'inchiesta andrà condotta in tempi brevi affinché si possa emanare un atto d'incriminazione e ottenere un mandato di arresto internazionale contro gli incriminati. Per le fattispecie criminose contestate, ovviamente, si conferma la natura esclusivamente personale della responsabilità penale.

Alla fine delle ostilità la Russia potrebbe essere chiamata in causa per risarcire i danni di guerra? Chi potrebbe decidere su questo?
La materia è particolarmente complessa. Nella prassi internazionale più recente sono tuttavia riscontrabili alcuni strumenti diretti ad assicurare il risarcimento per i pregiudizi subiti nel corso di conflitti armati, e in particolare nell'ipotesi di violazione delle norme riguardanti la legislazione di guerra, che in misura più o meno ampia tendono a discostarsi dai tradizionali schemi dell’arbitrato e della protezione diplomatica. A tal proposito vanno citati due organismi internazionali: la Commissione delle Nazioni Unite per le riparazioni di guerra dovute dall’Iraq a seguito dell’illegittima invasione del Kuwait, istituita nel 1991 e la Commissione dei reclami tra Eritrea ed Etiopia, istituita nel 2000. Nulla vieta che si possa istituire una Commissione delle Nazioni Unite per le riparazioni di guerra dovute dalla Russia a seguito dell’illegittima invasione dell’Ucraina.

Su quali guerre ha già indagato la Corte penale internazionale?
Ha recentemente indagato sulla guerra in Afghanistan e altri crimini commessi nelle Filippine, Venezuela, Burundi, Sudan, Libia, Kenya, Uganda, Costa d’Avorio, Congo e Mali. La stessa purtroppo si relaziona rispetto agli Stati ratificanti osservando il principio di complementarietà in virtù del quale ai procedimenti nazionali è garantita precedenza rispetto alla giurisdizione sovranazionale, fintantoché non siano riscontrati difetti nelle loro capacità e nella volontà di condurre indagini e processi.

Secondo lei quali miglioramenti si potrebbero apportare per rendere più efficace l’azione della Corte?
Il più banale sarebbe che tutti gli Stati ratificassero la Convenzione di Roma. Naturalmente questo non accadrà mai. Le specificità degli ordinamenti penali nazionali potrebbero fornire alcune soluzioni alle criticità dell’attuale giustizia penale internazionale. L'adozione dello Statuto della Corte penale internazionale se fosse da tutti ratificato garantirebbe la perseguibilità penale dei crimini internazionali in maniera efficace e soprattutto partecipata. Le norme che si riferiscono alla Corte penale internazionale non potranno essere rese effettive senza la collaborazione degli Stati sovrani, ma l’opinione pubblica internazionale, con le sue fondamentali articolazioni interne, costituisce un fattore imprescindibile in questo senso, data la capacità di operare pressioni e ottenere mutamenti che essa possiede. Il diritto dovrebbe prevalere sulla forza. Oggi purtroppo la forza continua a prevalere sul diritto. La realizzazione dei diritti umani fondamentali pertanto non si avrà mai fino a quando la punizione delle grandi potenze mondiali (Stati Uniti, Russia, Cina) che si rendono responsabili di gravi violazioni non sarà concreta. Mi rendo conto tuttavia che siamo su un piano per il momento del tutto utopico.


Vincenzo Musacchio, giurista, criminologo e associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA). Ricercatore dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra. Nella sua carriera è stato allievo di Giuliano Vassalli, amico e collaboratore di Antonino Caponnetto, magistrato italiano conosciuto per aver guidato il Pool antimafia con Falcone e Borsellino nella seconda metà degli anni ’80.