L'intervista

Russia e America Latina: cosa vuole davvero Putin

Lo spiega Gianni La Bella, Professore di Storia Contemporanea all’Università di Modena, Comunità di Sant’Egidio – America Latina

Russia e America Latina: cosa vuole davvero Putin
(Getty Images)
Putin

Con l'eccezione di Cuba, Venezuela e Nicaragua, l'America Latina ha voltato le spalle alla Russia nell'invasione all'Ucraina. Ma secondo gli esperti la strategia di Putin nella regione fa parte di una sua visione globale di politica estera. Vuole diversificare le sue relazioni per contrastare il potere degli Stati Uniti, creare un ordine internazionale multipolare, e in questo nuovo ordine, la Russia riacquisterebbe il suo status di attore globale.


Rafforzata dai legami nati durante la pandemia grazie all'assistenza sanitaria, la presenza della Russia in America Latina, basata soprattutto su relazioni commerciali ma anche politico-militari, dura oramai da decenni. Tra i principali alleati ci sarebbero Venezuela, Nicaragua, Cuba, Bolivia, Brasile e Argentina di cui i primi tre si sono schierati "per interessi ideologici e transazionali".


La volontà della Russia di un multilateralismo - e di contrastare la leadership statunitense - è condivisa anche dalla Cina, che negli ultimi anni è diventata un attore chiave in America Latina. Mentre in Ucraina si sentivano i tamburi di guerra, la Russia aveva fatto un frenetico dispiegamento diplomatico nel continente per cercare alleati. Vladimir Putin, prima che scoppiasse il conflitto, aveva ricevuto il suo omologo brasiliano, Jair Bolsonaro, e prima ancora l'argentino Alberto Fernández, che gli aveva persino offerto una "porta d’accesso" al continente. In quella stessa settimana il presidente del Nicaragua Ortega aveva discusso questioni economiche e militari con il vice primo ministro russo, Yuri Borisov. La Russia due mesi fa aveva minacciato gli Stati Uniti con il dispiegamento militare verso Cuba e Venezuela, vantandosi delle "sue amicizie” oltre cortina.

Il professore Evan Ellis, dell’Institute for Strategic Studies dell'US, afferma che la Russia ha "improvvisato una minaccia per dimostrare la propria capacità di proiettarsi militarmente nella regione”. “Con un'economia sottoposta a sanzioni che incidono gravemente sulle sue esportazioni di petrolio e sul sistema finanziario – aggiunge Hillis - la Russia probabilmente non avrà le risorse o la capacità logistica per sostenere una presenza militare significativa" nelle Americhe per un tempo molto lungo”.

Ne abbiamo parlato con Gianni La Bella, Professore di Storia Contemporanea all’Università di Modena, Comunità di Sant’Egidio – America Latina.

Gianni La Bella Rainews
Gianni La Bella

Cosa comporta, di fronte a un nuovo scenario politico ed economico globale, l'espansione di Putin in America Latina?
L'America Latina è un continente strategico per la politica estera russa, inizia dagli anni Sessanta, durante la crisi missilistica di Cuba. Ultimamente Putin ha rafforzato la presenza nel continente, contando su alcuni alleati storici come Cuba, Venezuela e Nicaragua. Nella sua sfera di influenza sono finite anche Argentina, Brasile e, in un certo senso, Bolivia, partner ufficiale del governo russo nella costruzione della centrale atomica più alta al mondo. Mentre la presenza cinese nell'area ha come obiettivi prioritari orizzonti economici legati al commercio delle materie prime e all'esportazione di tecnologia, i russi invece hanno anche un’ambizione geopolitica. Quindi non è soltanto l’interesse economico che lo spinge verso l'America Latina, ma anche un interesse politico teso a creare una spina nel fianco al tradizionale polo di riferimento che sono gli Stati Uniti.

Secondo Lei quali sono gli obiettivi strategici della Russia nel Continente?
Sicuramente quello di mettere piede o di calpestare i fiori nel giardino di casa nordamericano dal punto di vista economico e militare. È un obiettivo che la Russia persegue da tempo. Con la recente visita del presidente del Brasile e dell’Argentina a Mosca si ipotizza una cooperazione anche nell’ambito militare. Questo mi sembra un aspetto nuovo. Sono stati stretti una serie di accordi per cui la Russia fornirà materiale bellico a questi due paesi con l'addestramento militare nell’ambito della marina.
 
Che impatto stanno avendo sulle economie dell’America Latina le sanzioni imposte da Usa e Unione Europea nei confronti della Russia?
Se ancora non si sentono si percepiranno a breve. Dobbiamo tenere presente che l'America Latina esce da una crisi economia spaventosa prodotta in modo particolare dalla pandemia che ha creato un livello di disoccupazione nel continente veramente impressionante, infliggendo una brusca frenata alla sua crescita economica. Molti paesi vivono di scambio di materie prime, in particolare modo il petrolio e lo storico rame. Senza contare la dimensione del turismo e degli scambi a questo livello, dove per esempio un paese come Cuba ne farà pesantemente le spese. 

Putin ha bisogno dell'America Latina per dimostrare la sua potenza militare o sta solo mettendo alle strette gli Stati Uniti per avere la Nato intorno all'Ucraina?
Io non credo che Putin abbia bisogno di questo, ma indubbiamente i paesi dell’America Latina possono rappresentare in un certo senso uno sbocco alla sua egemonia militare. Si è più volte paventata la possibilità che la Russia utilizzi delle basi militari in Venezuela come attracco per la propria flotta, e questo è ovviamente qualcosa che ha destato le preoccupazioni degli Stati Uniti. Putin ha più interesse a che i paesi latino americani scelgano delle posizioni politiche solidali con la Russia e il più possibile critiche nei confronti degli Stati Uniti. Putin aspira ad intaccare l’alleanza storica, anche se criticamente problematica, tra l'America Latina e America del Nord. È una strategia che mira ad ambizioni più politiche che militari.

Quali possibili scenari si aprono con la presenza di Russia e Cina in America Latina?
Questo ripropone l'urgenza di rimettere a fuoco nella Regione questioni fondamentali irrisolte che agitano da anni la politica latinoamericana. Sotto certi aspetti c’è un problema simile a ciò che si sta vivendo in Europa rispetto alla crisi ucraina: una storica rivalità nazionalistica tra paesi e la mancanza di un terreno di cooperazione regionale continentale. Si aprirebbe uno scenario di influenze di natura politica da parte della Russia e più commerciali da parte della Cina che mineranno la stabilità e sovranità come accade già in altri paesi. Honduras, ad esempio, è un paese piccolo ma significativo che la Cina sta utilizzando oltre che in funzione anti Taiwan, anche come cavallo di Troia per spingere i paesi latinoamericani a rompere relazioni diplomatiche con Taiwan, avendo così come unico interlocutore Pechino. Questo è l'obiettivo politico e non commerciale dei cinesi.

Secondo lei è giunto il momento che il governo degli Stati Uniti cambi atteggiamento nei confronti dei paesi dell'America Latina? 
Assolutamente! Io credo che sia giunto veramente il momento. Papa Giovanni Paolo II saggiamente parlava già di un unico continente. Penso che per la prima volta nordamericani e sudamericani si trovino ad affrontare una serie di problemi comuni: penso al problema della sfida climatica, immigrazione, diritti umani, al problema delle riserve strategiche di alcune materie prime. Su questo non c'è più una America del Nord e un America del Sud. La presidenza di Obama l'aveva già messo a fuoco nel programma Alliance for Prosperity che è andata avanti portando qualche frutto positivo per esempio nei confronti di Cuba. Durante la presidenza di Obama, Joe Biden è stato l'artefice della riconciliazione tra l'America del Nord e il Brasile. Oggi l’amministrazione Biden dovrà tornare ad uno scenario di cooperazione paritetica e paritaria nei confronti dei paesi dell'America Latina, senza blocchi ideologici e senza discriminazioni. Il governo di Biden penso che sia disposto in questo momento ad attuare una politica di neutralità nei confronti del Venezuela, invece più critica contro il Nicaragua che mi sembra abbia scelto una politica di mutismo nelle relazioni internazionali, una chiusura totale che dimostra la sua assoluta incapacità di trovare e di risolvere terreni di intesa e dialogo a qualsiasi livello.

C'è interesse da parte del governo Joe Biden a dialogare con paesi come Venezuela, Cuba, Nicaragua e Bolivia che hanno già relazioni preferenziali con la Russia?
Questi paesi hanno dei rapporti con la Russia molto peculiari, non sono omogenei, sono rapporti differenziati, alcuni di lunghissima data, come Cuba, altri strettamente legati a interessi energetici, come la Bolivia. Ovviamente gli Stati Uniti non possono permettersi di perdere questo loro alleato storico. Gli Stati Uniti temono come paese emergente, o vedono come terzo incomodo, non tanto la Russia ma la Cina. Questo ultimo può creare problemi, perché gli americani sperano che il continente Latinoamericano possa essere una componente importante nel quadro di questo mondo multilaterale. 

Quindi c’è un cambio di paradigma dell’amministrazione americana verso il continente dell’Esperanza?
L’America latina non è un territorio indifferente, non rappresenta per gli Stati Uniti solamente il cortile di casa. È un continente che sta sempre più acquisendo una voce e un peso politico autonomo nello scenario internazionale. Quindi non è più soltanto una specie di valore aggiunto di pertinenza fisica estensiva degli Stati Uniti, non saranno più i solitari guardiani del mondo, hanno bisogno di condividere questa loro responsabilità e l'America Latina , con i suoi 800 milioni di abitanti, può diventare un condomino molto importante nella gestione del condominio del mondo, non solo un mero affittuario.

copertina del libro "Historia Contenporanea de America Latina" Rainews
copertina del libro "Historia Contenporanea de America Latina"