Possibili ritorsioni sulle forniture energetiche

Russia a rischio default, una partita tra sanzioni e speculatori

La data clou è il 16 aprile. Ma gli sviluppi sono incerti. Gli analisti studiano il precedente del 1998, ma questa volta la guerra in Ucraina potrebbe isolare ancora di più Mosca

Russia a rischio default, una partita tra sanzioni e speculatori
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Il presidente russo Vladimir Putin

La sintesi è tutta in una lettera: C. Con questo indicatore, l’agenzia di rating Fitch classifica il rischio di un “default imminente”. 

In sostanza, la Russia ha contratto debiti per 49 miliardi di dollari. Questi debiti sono in parte in dollari e in parte in euro. 
Molto più esteso, invece, il debito in obbligazioni delle società russe, che supera 200 miliardi di dollari. Una eventuale insolvenza del Paese coinvolgerebbe inevitabilmente anche i grandi gruppi a partecipazione pubblica, a cominciare da Gazprom e Rosneft, che operano rispettivamente nel gas e nel petrolio.  

A questo punto la domanda è: Mosca sarà in grado di pagare questi debiti?
In conseguenza delle sanzioni, molto probabilmente no. Il governo russo ha preso in prestito circa 49 miliardi di dollari sotto forma di obbligazioni, in dollari e euro, e nei prossimi mesi dovrà restituirne una buona fetta, con tanto di interessi, agli obbligazionisti. A questo si aggiunge che il presidente russo Vladimir Putin ha firmato un decreto con il quale ha disposto che la Russia può pagare i creditori esteri solo con i rubli, che si stanno rapidamente deprezzando. Ma molti contratti prevedono il pagamento con una valuta diversa, e non è affatto detto che i creditori decidano di accettare il pagamento con la moneta russa.

Il primo test è fissato al 16 marzo, quando Putin dovrà pagare 100 milioni di dollari in valuta estera. Anche se la resa dei conti può spostarsi poi al 15 aprile in considerazione della fine di un periodo di proroga di 30 giorni sui pagamenti delle cedole che il governo russo deve sulle obbligazioni in dollari con scadenza nel 2023 e nel 2043.

Ma cosa accade se viene dichiarato il default? A quel punto il Paese viene tagliato fuori da qualunque rapporto commerciale e finanziario con l’estero. Perché prima di ogni cosa deve negoziare con tutti i debitori il rientro dai debiti. L’impatto sui mercati non è facile da prevedere. Alcuni creditori potrebbero scegliere di citare in giudizio la Russia e tentare di pignorare le attività russe all’estero anche se le sanzioni fossero in vigore. Ma ci potrebbe anche essere invece il rischio speculazione. Ovvero, investitori che si mettono alla finestra e aspettano che il valore delle obbligazioni crolli, per poi passare alla fase di acquisto e speculare.

L’Italia, come praticamente tutta l’Unione europea, figura tra i Paesi che – secondo la Russia – dovrebbero essere pagati in rubli. Ma, secondo gli analisti, questo toccherebbe non tanto i bond statali, quanto quelli di società private, che sono molto più diffusi perché venduti al largo pubblico tramite molti prodotti di investimento.

In assenza di certezze, gli osservatori stanno studiando i precedenti. Per quel che riguarda la Russia bisogna risalire al default del 1998. Nel mese di agosto, Mosca risultò insolvente su 40 miliardi di dollari di titoli domestici, non su quelli denominati in valuta estera. Più nel dettaglio, nel luglio del 1998 e in risposta alla crisi economica causata anche dalla discesa del petrolio, il Fondo monetario internazionale (Fmi) aveva varato un piano di sostegno finanziario al Paese all’epoca guidato da Boris Eltsin per un ammontare complessivo di quasi 23 miliardi di dollari. La misura, tuttavia, non bastò a scongiurare il default, che arrivò ad agosto, quando venne annunciata tutta una serie di provvedimenti, tra cui una ristrutturazione del debito pubblico denominato in rubli, che prevedeva una sospensione dei pagamenti connessi ai titoli di Stato a breve termine, e una moratoria di 90 giorni sui titoli esteri. Ma oggi – visto che oggi il default sarebbe legato alle sanzioni scaturite dall’invasione dell’Ucraina – la comunità internazionale non andrebbe di certo in soccorso del governo russo. E anche il Cremlino di certo non chiedere un aiuto alle organizzazioni mondiali.

A quel punto, la contromossa russa potrebbe essere sul versante di maggiore fragilità dell’Europa, ovvero il fabbisogno energetico. Mosca potrebbe definitivamente chiudere i rubinetti di gas e petrolio, per spingere il Vecchio Continente a trattare.

Dunque, con il declassamento e l’eventuale insolvenza si apre un altro fronte. Dai destini molto incerti.