Economia

In Spagna si cominciano a razionare i beni alimentari. L’ok del governo per evitare carenze

La Spagna modifica la legge sul commercio al dettaglio in modo che, in situazioni eccezionali, gli esercizi possano controllare le unità massime per articolo che possono essere acquistate da ciascun acquirente

In Spagna si cominciano a razionare i beni alimentari. L’ok del governo per evitare carenze
Ansa
supermercato Spagna

In Spagna i manifesti che limitano l'acquisto di bottiglie di olio di girasole sono diventati popolari nei supermercati, sin dall'inizio della guerra in Ucraina.

Il governo spagnolo consentirà il razionamento di alcuni prodotti alimentari da parte dei commercianti, come parte di ampie misure per attutire l’impatto economico che la guerra in Ucraina sta provocando a livello mondiale.

Con il decreto pubblicato questo mercoledì, infatti, i negozi spagnoli potranno limitare temporaneamente “il numero di beni che possono essere acquistati da un cliente”. Il nuovo decreto introduce la possibilità “In via eccezionale, quando ricorrono circostanze straordinarie o cause di forza maggiore che lo giustifichino, consentire agli esercizi commerciali di limitare il numero degli articoli acquistabili da ogni acquirente”.

Nella misura, pubblicata in Gazzetta Ufficiale, mercoledì 30 marzo, non sono nominati i prodotti interessati dalla limitazione. Sarà a discrezione dei singoli negozi applicare dunque tale disposizione, introdotta così da evitare il rischio di rimanere senza forniture alimentari.

L’Ucraina è il principale fornitore di olio di mais e girasole alla Spagna, che rifornisce rispettivamente per il 30% e il 60% delle importazioni. Madrid ha ad oggi allentato le regole sull’importazione di grano così da aumentare le forniture dal Brasile e dall’Argentina. Ad ogni modo, secondo i media locali, il governo prevede in aggiunta la mobilitazione di 169 milioni di aiuti diretti all’agricoltura, finito tra i settori più colpiti dall’aumento dei costi dell’energia elettrica, di mangimi e carburanti.

Questa decisione è arrivata dopo oltre due settimane di proteste da parte dei camionisti per l’impennata dei prezzi del carburante – che ha causato la carenza di cibo nei supermercati del paese dell’Europa meridionale.