Il governo etiope parla di "tregua umanitaria illimitata"

Etiopia, una tregua con i ribelli del Tigray dopo 17 mesi di guerra

Un lungo conflitto che ha come focus principale, oltre a quello alimentare, quello dei diritti umani

Etiopia, una tregua con i ribelli del Tigray dopo 17 mesi di guerra
YASUYOSHI CHIBA/AFP via Getty Images
Combattenti Tigray per le strade di Mekele , Etiopia

I ribelli del Tigray - in una dichiarazione inviata all'Agence France Presse - si sono impegnati venerdì in una "cessazione delle ostilità" con effetto immediato, poche ore dopo che il Governo etiope ha annunciato una "tregua umanitaria illimitata".

Un passo importante in una guerra iniziata 17 mesi fa nel nord dell’Etiopia e che ha colpito profondamente la popolazione minacciata da una grande carestia. Nessun convoglio umanitario ha potuto portare aiuti dallo scorso 15 dicembre.

I profughi interni sono 400.000 e secondo World Food Programme (Programma Alimentare Mondiale) l'83% dei 6 milioni di abitanti della regione vive in una situazione di "insicurezza alimentare" e 2 milioni circa sono in una situazione di "penuria estrema".

Dal novembre 2020, si contrappongono forze governative e oppositori. In quel periodo il premier Abiy Ahmed, premio Nobel per la pace, aveva deciso di inviare delle truppe per rimuovere le autorità regionali che lo contestavano. 

Nel 2021 i ribelli sono giunti a 200 km dalla capitale Addis Abeba ma una controffensiva li aveva costretti a ripiegare.

Una lunga guerra che ha come focus principale, oltre a quello alimentare, quello dei diritti umani.

E su questo c’è l’intervento dell’organizzazione internazionale, Human Rights Watch, che il 24 marzo pubblica un report in cui contesta un raid aereo del 7 gennaio: in quella occasione sono state sganciate tre bombe su una scuola che ospitava sfollati tigrini nella città di Dedebit “uccidendo almeno 57 civili e ferendone più di 42”. E l’organizzazione ne chiede conto al governo etiope: “Il governo etiope dovrebbe svolgere un’indagine tempestiva, approfondita e imparziale sull’apparente crimine di guerra e perseguire adeguatamente i responsabili

“L’uso di bombe guidate senza prove di alcun obiettivo militare indica che si trattava di un apparente crimine di guerra” ha affermato Laetitia Bader, direttore HRW per il Corno d’Africa.

Sulla questione è intervenuta anche Michelle Bachelet, responsabile delle Nazioni Unite per i diritti umani. Ha riferito che almeno 304 civili sono stati uccisi e 373 feriti tra la fine di novembre 2021 e la fine di febbraio 2022 in “bombardamenti aerei apparentemente effettuati dall’esercito etiope”. E l’esercito etiope, sul campo, è l’unica realtà ad essere in possesso di aerei e armamenti come droni.

Il giorno del report di Human Rights il governo etiope emana la dichiarazione di “tregua umanitaria” affermandone  l’importanza per facilitare l’ingresso di aiuti umanitari in Tigray e nella speranza che “apra la strada alla risoluzione del conflitto” nel nord dell’Etiopia. 

Su questa decisione del premier Abiy incide anche la velocizzazione delle sanzioni pianificate verso l’Etiopia che andrebbe ad incidere profondamente sull’economia del paese del Corno d’Africa.

Il segretario di Stato americano Antony Blinken ha affermato che gli Stati Uniti “esortano tutte le parti a basarsi su questo annuncio per promuovere un cessate il fuoco negoziato e sostenibile, compresi i necessari accordi di sicurezza”.

“L’#UE accoglie con favore la dichiarazione di tregua umanitaria da parte del Governo dell’#Etiopia e la dichiarazione sulla cessazione delle ostilità da parte delle autorità del Tigray” ha affermato su Twitter la delegazione della UE in Etiopia.