Con l'addio al gas russo possono aprirsi nuove opportunità

Gas, l'Italia può diventare un hub dell'Ue: la road map del Copasir

Occorre programmare una nuova politica energetica con l'obiettivo di ridurre la dipendenza dalla Russia (dalla quale l'Italia importa il 40% del gas naturale), procedendo anche ad incrementare la produzione nazionale

Gas, l'Italia può diventare un hub dell'Ue: la road map del Copasir
ANSA/INTERNET
Il gasdotto Greenstream, che collega la costa libica a Gela

La necessità di dover affrontare una crisi energetica senza precedenti potrebbe spingere l'Italia a diventare un punto di riferimento europeo per il raggiungimento dell'autonomia.

La crisi ucraina, che ha determinato un forte allarme per gli approvvigionamenti energetici, può diventare un a vera opportunità per l'Italia che ha le carte in regola per diventare "hub mediterraneo e quindi europeo". Ma occorre programmare una nuova politica energetica con l'obiettivo di ridurre la dipendenza dalla Russia (dalla quale l'Italia importa il 40% del gas naturale), procedendo anche "attraverso il potere sostitutivo dello Stato e lo snellimento di ogni processo autorizzativo" per incrementare la produzione nazionale. 

Questo il messaggio che arriva dalla nuova relazione del Copasir sulle conseguenze del conflitto tra Russia e Ucraina nell'ambito della sicurezza energetica. Il Comitato critica poi le aziende nazionali del settore che non hanno tagliato subito i rapporti con la Russia.

Il documento - relatori Paolo Arrigoni (Lega) e Federica Dieni (M5s) - è stato approvato al termine di un ciclo di audizioni mirate che ha coinvolto il premier Mario Draghi, l'Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica, Franco Gabrielli, il direttore del Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza), Elisabetta Belloni, il ministro per la Transizione ecologica, Roberto Cingolani, gli ad di Enel, Eni e Snam.  

Alcuni numeri aiutano a capire la situazione: a fronte di una produzione domestica "marginale" di 3 miliardi di metri cubi di gas, che rappresenta solo il 4% dell'approvvigionamento, l'Italia ha importato 73 miliardi di metri cubi di gas da altri paesi, 30 miliardi dei quali direttamente dalla Russia. Ecco perché, indica la relazione, bisogna perseguire la diversificazione delle forniture, puntando decisamente sull'Africa (dall'Algeria alla Libia, dal Congo all'Egitto), purché però si attui un "modello di partnership che assicuri stabilità, pace e sviluppo ai Paesi fornitori", altrimenti l'approvvigionamento sarebbe precario, visto che molti Stati africani sono esposti a gravi instabilità che potrebbero compromettere i progetti, anche per il "protagonismo ostile e assertivo di potenze come la Cina e la Russia che da tempo coltivano mire espansionistiche e coloniali in quel quadrante". E poter usufruire di gas riconducibile all'Eni "è un vantaggio innegabile che permette al nostro Paese di tenere una posizione di forza". Auspicabile la costruzione di un gasdotto che attraverso la Spagna e la Francia aumenti i livelli di gas provenienti dall'Algeria.   

Occorre poi massimizzare la capacità dei tre rigassificatori nazionali di gas liquefatto, raddoppiare la portata del gasdotto Tap e realizzare unità galleggianti di rigassificazione: serve però una semplificazione ed un'accelerazione delle procedure autorizzative.   

Il Copasir bolla quindi come "contraddittori, incoerenti e ambigui alcuni atteggiamenti tenuti dalle aziende leader che non hanno operato una cesura immediata nei rapporti con le autorità russe, non recependo tra l'altro e indicazioni formulate dal Governo". In proposito la relazione invita alla trasparenza sulla tornate di nomine che interessano alcune aziende strategiche a partecipazione statale: l'indicazione dei vertici" non deve avvenire sulla base di selezioni operate da società private di consulenza aziendale in modo da evitare condizionamenti di attori esterni".