L'intervista

Covid, dopo Shanghai si teme il lockdown a Pechino: testati in quasi 20 milioni di persone

La dottoressa Sara Laudani, da Shanghai, spiega le stringenti misure di contenimento e i tre livelli di sorveglianza

Covid, dopo Shanghai si teme il lockdown a Pechino: testati in quasi 20 milioni di persone
AP
Shanghai . In alto a destra la dottoressa Sara Laudani

Dopo un mese di emergenza Covid a Shanghai, l’allarme per un nuovo lockdown si estende a Pechino. La variante Omicron BA sembra si stia diffondendo anche nella capitale cinese dove domenica scorsa sono stati registrati 11 casi nel distretto di Chaoyang. Per questo le autorità hanno annunciato l’avvio di tre cicli di test di massa sui residenti in quell’area. La speranza è che la capitale venga risparmiata dalla quarantena rigidissima che sta piegando in due Shanghai. 

ll vice direttore della Commissione Municipale della Sanità di Pechino, Li Ang, ha reso noto che 19,81 milioni di residenti sono stati testati nel primo round di tamponi, aggiungendo che le autorità della capitale "stanno lavorando giorno e notte contro il virus". Pechino ha avviato oggi il secondo round di test negli undici distretti coinvolti dall'operazione, che comprendono la stragrande maggioranza degli oltre 21 milioni di residenti nella capitale. Nei dati aggiornati alle 15 di oggi (le nove del mattino in Italia), Pechino ha registrato 46 nuovi casi di contagio nelle ultime 24 ore, tra cui quattro casi asintomatici, ha dichiarato la vice direttrice del Centro per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie di Pechino, Pang Xinghuo.

La Cina continua quindi con la politica “Zero-Covid”, l’unica strategia anti-pandemia, a detta dello stesso presidente Xi Jinping, in grado di garantire la salute dei cinesi, nonostante le pesanti conseguenze economiche.

Intanto a Shanghai si avviano a conclusione i test di massa anti Covid sui 26 milioni di abitanti per determinare se il lockdown totale della città sarà esteso anche al prossimo mese oppure no. 
Nella città i nuovi casi sono aumentati nel weekend, l'enorme pressione per contenere l’epidemia non è sufficiente a bloccare la crescita di nuovi contagi. Da quanto si apprende la città ha riportato oltre 19mila nuovi positivi e 51 morti che, secondo alcuni, sarebbero solo una minima parte di quelli effettivi.
Sara Laudani, specialista in malattie infettive, radiologia, medicina funzionale e a disposizione del Consolato generale d’Italia a Shanghai ci descrive la situazione in queste ore. Per lei è il 27esimo giorno consecutivo di isolamento

3 livelli di sorveglianza

La dottoressa ci spiega che a Shanghai attualmente ci sono “3 diverse categorie di sorveglianza: il primo livello, la forma più restrittiva, riguarda l’isolamento nel proprio appartamento. I cittadini coinvolti hanno un sensore alla porta con il divieto assoluto di uscire di casa e possono aprire il portone per un numero di volte stabilito. Il secondo livello prevede un’autorizzazione ad uscire negli spazi comuni del palazzo, naturalmente tutte le persone devono essere provviste di mascherina. Il terzo livello prevede l’apertura dei cancelli del compound (edificio o gruppo di edifici delimitati da una recinzione) e la possibilità di uscire a piedi nel proprio distretto”. Chi è in lockdown è costretto a rimanere in casa per ricevere i beni grazie ai sistemi di delivery, mentre per chi vive in aree controllate è vietato di uscire dalla propria comunità. Interi gruppi condominiali sono transennati, la mobilità azzerata con le conseguenze relative alla difficoltà al provvedere ai fabbisogni elementari della popolazione, insomma “una situazione ai limiti del sostenibile, Shanghai è una città fantasma”. 

Chi può uscire

“Solo alcune categorie di persone, come i medici che lavorano nelle strutture attualmente aperte, possono uscire perché provviste di un pass specifico e solo dopo aver effettuato un test PCR” spiega Laudani. La struttura in cui lavora la dottoressa è attualmente chiusa ma lei può proseguire il lavoro on line. In questo momento lei si trova in una zona sottoposta al secondo livello di sorveglianza.

I test

“La popolazione è sottoposta a test PCR quasi quotidianamente. Ci sono delle vere e proprie squadre di operatori autorizzati ad eseguire gli esami. L’allentamento delle varie misure di sorveglianza è condizionato dal numero dei casi per questo può variare in continuazione” racconta l’esperta.

Gestione dei positivi 

Appena viene riscontrata una positività all’interno di una famiglia la competenza del caso diventa dell’CDC (il Centro per il controllo e la prevenzione delle malattie) e il paziente viene subito trasferito nei centri di isolamento. “Si tratta di una fase molto delicata- spiega Laudani- in cui i pazienti necessitano spesso anche di un supporto psicologico”. Il resto della famiglia viene solitamente relegata in una sorta di hotel in cui può essere sorvegliata e testata per 14 giorni, al termine dei quali è possibile rientrare nella propria abitazione.