L'inchiesta

Disastro ferroviario del 6 febbraio 2020: procura di Lodi chiede rinvio a giudizio per 14 indagati

Il deragliamento del Frecciarossa 9595 nel tratto tra Livraga e Ospedaletto Lodigiano, in provincia di Lodi, procurò la morte di due macchinisti e il ferimento di trentuno passeggeri

Disastro ferroviario del 6 febbraio 2020: procura di Lodi chiede rinvio a giudizio per 14 indagati
(LaPresse)
Il treno Frecciarossa deragliato

Una carrozza completamente accasciata sui binari non rende l'idea di un deragliamento avvenuto a grande velocità. Per questo incidente persero la vita i due macchinisti e rimasero feriti dieci passeggeri. Si tratta del disastro ferroviario che ha coinvolto il Frecciarossa 9595 partito da Milano e diretto a Salerno, il 6 febbraio 2020. Erano le ore 5:35 e il treno stava viaggiando a 290 chilometri all'ora sulla linea alta velocità Milano-Bologna. Le immagini dall'altro dei Vigili del fuoco mostrano il lungo serpentone del treno e la torsione che una carrozza ha subito durante la sua corsa. Il bilancio è stato di due morti e 31 feriti. Le vittime sono state i due macchinisti, Giuseppe Cicciù, di 51 anni, di Reggio Calabria, e Mario Di Cuonzo, di 59 anni, di Capua.

Lodi, la stazione di Ospedaletto Lodigiano nella Foto il treno Frecciarossa deragliato (LaPresse/VigilidelFuoco)
Lodi, la stazione di Ospedaletto Lodigiano nella Foto il treno Frecciarossa deragliato

La Procura della Repubblica di Lodi ha chiesto 14 rinvii a giudizio per i reati contestati di: concorso in disastro ferroviario colposo, duplice omicidio colposo e lesioni plurime colpose. Il procuratore Domenico Chiaro ha poi accolto la tesi difensiva, che si basa sul recente orientamento della Cassazione, secondo la quale nel caso di incidenti ferroviari occorre distinguere le violazioni delle norme antinfortunistiche da quelle delle norme poste a tutela della sicurezza dei trasporti e, di conseguenza, ha stralciato le posizioni di Rfi e Alstom Ferroviaria. Inoltre, a seguito delle indagini svolte e in vista dell'archiviazione delle loro posizioni, è stato disposto lo stralcio per altri sette indagati.

Le indagini, all'indomani dell'incidente, avevano individuato due possibili elementi: uno scambio difettoso prodotto da Alstom Ferroviaria a Firenze e un "errore umano" causato da alcuni operai di Rfi che poche ore prima dell’incidente erano intervenuti per la sostituzione di un attuatore proprio sullo scambio “incriminato”.

Il Frecciarossa e il Covid

C'è poi una storia nella storia, difficile da accertare, forse ancor più delle eventuali responsabilità dell'incidente ferroviario, su cui il processo dovrà fare luce. Il deragliamento del treno avveniva poco prima della grande diffusione, proprio in quelle medesime zone, del Covid. Era l'inizio di febbraio del 2020. il virus è già in circolo e quell'area di pochi chilometri diventerà la prima “zona rossa” d'Italia. Tra gli otto e i dodici giorni successivi, le forze dell’Ordine accusano i primi malati. Fu l'inizio di una lunga scia. Anche perché non era ancora la fase dei tamponi e quei carabinieri, finanzieri e poliziotti tornavano a dormire in caserma insieme agli altri, mangiavano in caserma insieme agli altri. Domenica 23 febbraio il Lodigiano diventa “zona rossa”. Questo incidente del 6 febbraio 2020, che coinvolse diverse forze dell'ordine, insieme con la partita di Champions League, giocata al Meazza tra Atalanta e Valencia mercoledì 19 febbraio, sono i due possibili fattori moltiplicatori del contagio. La partita ovviamente con un'incidenza maggiore, tanto che qualcuno l'ha definita una “bomba biologica”, che ha diffuso il virus ancor più velocemente, portandolo per le strade e i mezzi pubblici di Milano.