Condanna in primo grado

Ergastolo per Paolo Bellini, "quinto uomo" della strage di Bologna

Militante neofascista, secondo l'accusa sarebbe stato protetto dai servizi, e la P2 avrebbe finanziato l'attentato del 2 agosto 1980 alla Stazione centrale . Morirono 85 persone. Bolognesi (associazione familiari): "Un magnifico risultato"

Ergastolo per Paolo Bellini, "quinto uomo" della strage di Bologna
(Marika Puicher/LaPresse)
Paolo Bellini, condannato in primo grado come quinto uomo della strage di Bologna del 2 agosto 1980

La Corte d'Assise di Bologna ha condannato in primo grado all'ergastolo con un anno di isolamento diurno Paolo Bellini, ex esponente dell'organizzazione neofascista Avanguardia nazionale, per concorso nella strage del 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria del capoluogo emiliano, in cui morirono 85 persone e duecento rimasero ferite. Sono state accolte in gran parte le richieste della Procura generale bolognese, che aveva chiesto per l'imputato la condanna all'ergastolo con tre anni di isolamento diurno.

Per l'accusa è il quinto attentatore, in concorso con i militanti di un'altra organizzazione della stessa area politica, i Nuclei armati rivoluzionari: Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, condannati in via definitiva, e Gilberto Cavallini, riconosciuto colpevole in primo grado. 

Oltre alla condanna all'ergastolo a Paolo Bellini, non presente in aula al momento della lettura della sentenza, la Corte di assise di Bologna ha giudicato responsabili anche gli altri due imputati del processo: l'ex capitano dei carabinieri Piergiorgio Segatel, accusato di depistaggio, a sei anni e l'immobiliarista Domenico Catracchia, accusato di false informazioni al pm al fine di sviare le indagini, a quattro anni

Bellini è stato imputato dopo che nel 2017 la Procura generale ha avocato (ossia, attribuito a sé stessa) l'inchiesta sui mandanti della strage, che i magistrati precedentemente incaricati avevano chiesto di archiviare. Le indagini indicavano come responsabili anche il capo della loggia P2 Licio Gelli, il suo braccio destro Umberto Ortolani, il dirigente del ministero dell'Interno Federico Umberto D'Amato (considerato “mandante-organizzatore”), il giornalista ed ex senatore Mario Tedeschi

Per finanziare la strage, secondo quanto emerso dalle indagini, la P2 avrebbe speso cinque milioni di dollari, oltre 800 mila dei quali sarebbero andati a D'Amato, che avrebbe agito da tramite con gli ambienti del neofascismo eversivo. In questo quadro Bellini, come affermato durante le requisitorie della pubblica accusa, sarebbe stato "un killer protetto dai servizi"

Alla lettura della sentenza nel nuovo processo sulla Strage di Bologna, con la condanna all'ergastolo per Paolo Bellini, l'aula della Corte di assise, gremita di familiari delle vittime, ha reagito con gioia composta. Abbracci e sollievo, con gli avvocati di parte civile e con il sindaco Matteo Lepore e la vicepresidente della Regione Elly Schlein, presente alla lettura del dispositivo. 

"E' un giorno importante perché si conclude in maniera positiva un lavoro di 40 anni", ha detto alla Tgr Rai dell'Emilia-Romagna Paolo Bolognesi, presidente dell'associazione dei familiari delle vittime: "Bisogna ringraziare in maniera principale la Procura Generale di Bologna - aggiunge - che ha fatto un'inchiesta eccezionale, un lavoro mastodontico e il nostro collegio di difesa che ha operato alacremente prima impedendo che fosse archiviato tutto poi adesso collaborando col corso processuale per approfondire certi aspetti che poi hanno portato a questo magnifico risultato".

 

 

 

La procuratrice generale reggente Lucia Musti ha espresso "soddisfazione per la giustizia resa, per ora in primo grado, alle vittime della strage, ai loro familiari e alla collettività tutta".

L'avvocato Antonio Capitella, difensore di Paolo Bellini, ha annunciato appello e contestato la testimonianza dell'ex moglie del condannato: "Sono bugie".

"Siamo con le lacrime agli occhi per questa sentenza che fissa un punto della storia del nostro paese e non soltanto della nostra città", ha detto il sindaco di Bologna, Matteo Lepore.

Tutti e tre gli imputati -Bellini, Piergiorgio Segatel e Domenico Catracchia- dovranno pagare i danni alle parti civili, "da liquidare in separato giudizio", ma nel caso di Bellini sono state fissate delle provvisionali esecutive. Nel dettaglio, la Corte ha stabilito che l'ex esponente di Avanguardia nazionale dovrà risarcire "100.000 euro alle parti civili che hanno perso un parente di primo grado o un coniuge, 50.000 a quelle che hanno perso un parente di secondo grado o un affine di primo o secondo grado, 30.000 a quelle che hanno perso un parente o affine di grado ulteriore, 15.000 a ogni parte civile che ha riportato lesioni e 10.000 a ogni parte civile che abbia un parente che ha riportato lesioni". Quanto alle spese processuali, i tre imputati dovranno pagare -Bellini nella misura del 90% e Segatel e Catracchia per un 5% a testa- 75.605,53 euro per le spese sostenute dalle parti civili che non hanno beneficiato del patrocinio a spese dello Stato, mentre il solo Bellini è stato condannato a rifondere 182.611,25 euro allo Stato per le spese di giudizio delle parti civili beneficiarie del patrocinio a spese dello Stato. Sempre a favore di queste ultime, Segatel e Catracchia dovranno pagare 7.581, 60 euro (nello specifico 3.790,80 a testa) ad ognuno dei nove avvocati che le hanno rappresentate nel processo.Infine, la Corte ha disposto la trasmissione ai pm dei verbali delle testimonianze di Stefano Menicacci, Giancarlo Di Nunzio e Piercelso Mezzadri, oltre che delle relazioni e dei verbali delle dichiarazioni di Fabio Giampà, Stefano Delfino e Giacomo Rogliero "in relazione a eventuali ipotesi di reato" di falsa testimonianza e depistaggio. 

Bellini e Segatel sono stati anche interdetti in perpetuo dai pubblici uffici e in stato di interdizione legale durante l'esecuzione della pena, Catracchia è stato interdetto dai pubblici uffici per cinque anni.