A Milano, gli scatti del fotografo che esordì nella factory di Andy Warhol

"Io credo nei miracoli”, David LaChapelle in mostra al Mudec

In esposizione 90 opere, da i ritratti delle celebrities all’ecologia, dall’attualità ai riferimenti biblici. Una professione di fede del grande fotografo nei confronti della vita

Un progetto che indaga sull’uomo e il rapporto con l’ambiente in cui vive. Un atto di fede nella società, fatta di gioie, dolori, solitudini, passioni, insicurezze e ideali. 90 fotografie in grandi formati, scatti site-specific, ovvero pensati per essere collocati in un luogo ben preciso, e video installazioni.

Il titolo della mostra, al Mudec-Museo delle Culture fino all’11 settembre e curata da Denis Curti e Reiner Opoku, è “I Believe in Miracles” e LaChapelle ai miracoli crede veramente, come ha confessato in un affettuoso incontro con il pubblico venerdì 22 aprile. L'artista ha specificato di aver incontrato anche “qualche epifania” e di immaginare spesso i suoi ritratti, anche di personaggi dello show business, incentrati sulla figura di Gesù Cristo e di Maria (la serie “Jesus Is My Homeboy”).

LaChapelle, nasce nel 1963 in Connecticut ma cresce, fra pregiudizi e sofferenze, in North Carolina. “Mio padre andava in chiesa e mia madre credeva nella natura” ha detto il fotografo che esordì,  giovanissimo, nella factory di Andy Warhol a New York. “Interview”, la rivista creata da Warhol, John Wilcock e Gerard Malanga nel 1969, si occupava principalmente di celebrità, formò il gusto di un’epoca e, spessissimo, aveva le foto firmate da LaChapelle in copertina. Per questo, alcuni lo limitano a fotografo di personaggi hollywoodiani ma, seppur siano stati tantissimi a farsi immortalare da lui (Madonna, Lady Gaga, Uma Thurman, Courtney Love, David Bowie, Eminem, Miley Cyrus, Dua Lipa, Kim Kardashian…) la sua arte è molto di più e la mostra a Milano offre diversi spunti di analisi. 

40 anni di scatti in cui LaChapelle indaga sui destini dell’umanità, fra catastrofi ecologiche e crisi dell’antropocene, ovvero l'epoca geologica attuale in cui l’ambiente terrestre viene fortemente condizionato su scala dall’azione umana. La fotografia artistica di LaChapelle è unica nel suo genere, caratterizzata da un’acuta consapevolezza del tempo in cui viviamo.

I curatori dell'esposizione, nel testo del catalogo: “David LaChapelle intraprende questo viaggio verso una dimensione più profonda e spirituale già a partire dagli anni ’80 e, nel corso della sua carriera, ha sempre saputo rinnovarsi attraverso linguaggi e liturgie figlie del nostro tempo, mantenendo uno stile riconoscibile. Un marchio di fabbrica che ha a che fare con una dimensione onirica e surreale. (…) Il percorso espositivo non ha, volutamente, un andamento lineare, perché il display si riferisce a un continuo e coerente intreccio di tematiche tra loro correlate. È un continuo entrare e uscire dalle contraddizioni della nostra esistenza: dal miracolo desiderato all’inferno della contemporaneità.”

Da segnalare: l’opera colossale “Seismic Shift”: 16 metri per 4, in cui s’immaginano un catastrofico terremoto a Los Angeles e le sue conseguenze sull’arte contemporanea, e “Self Portrait as House”: la testa dell’artista con i suoi istinti, le sue emozioni e le sue pulsioni, riprodotta come se fosse una casa di bambola.