Bloccati beni esteri per 7 miliardi di dollari

Le Nazioni Unite chiedono agli Stati Uniti la revoca delle sanzioni alla banca centrale afghana

Un paese, l’Afghanistan, che sembra in una crisi senza fine

Le Nazioni Unite chiedono agli Stati Uniti la revoca delle sanzioni alla banca centrale afghana
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Afghanistan, bambini costretti a lavorare

Dopo 20 anni i soldati americani il 31 agosto 2021 lasciarono l’Afghanistan. Il Paese torna sotto il regime dei talebani. Immagini, notizie cancellate dalla memoria con un colpo di spugna. La cronaca sono gli attentati. Ma la cronaca è la fame che dilaga in Afghanistan e un'epica crisi umanitaria sull'orlo della catastrofe. 

A parlare sono le Nazioni Uniti che fanno una richiesta ben precisa: chiedono al presidente americano Biden di rivedere le sanzioni con le quali sono stati bloccati 7 miliardi di beni esteri della banca centrale afghana. "Chiediamo al governo degli Stati Uniti di tenere conto della crescente crisi umanitaria nel paese e rivedere la sua decisione di congelare i beni stranieri nell’ Afghanistan Bank", ha dichiarato un gruppo di esperti delle Nazioni Unite.

 

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Il presidente Biden, si spiega, ha firmato a febbraio un ordine esecutivo che consente il sequestro di 7 miliardi di dollari di riserve depositate negli Stati Uniti. Biden ha dichiarato che vuole destinare metà di questa somma alle richieste di risarcimento fatte dalle famiglie delle vittime degli attentati dell'11 settembre 2001. Gli esperti dei diritti umani ritengono che Washington debba invertire questa "misura unilaterale" e quindi contribuire in modo decisivo agli sforzi internazionali per affrontare la crisi umanitaria nel paese. Si chiede dunque di trasformare gli ostacoli in forniture per l’assistenza finanziaria e umanitaria.

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Le agenzie delle Nazioni Unite hanno rilevato che 23 milioni di afghani, più della metà della popolazione del paese, sono a rischio carestia per gli effetti combinati della siccità causata dal riscaldamento globale e dalla paralisi economica. "Il 95% della popolazione ha un consumo di cibo insufficiente e la crescente crisi umanitaria sta seriamente mettendo in pericolo la vita di oltre la metà della popolazione del paese, con un impatto sproporzionato su donne e bambini.