In un locale di Firenze

Malore per una 16enne in discoteca. Era riuscita a entrare dichiarando una falsa identità

Il caso ha fatto riemergere il fenomeno in crescita dell’utilizzo di falsi documenti da parte di minorenni per entrare nei locali vietati agli under 18

Malore per una 16enne in discoteca. Era riuscita a entrare dichiarando una falsa identità
Ansa
Controllo Green pass in discoteca, immagine di repertorio

A far esplodere il caso è stato il malore che ha colto una ragazza di 16 anni durante una serata alla discoteca Tenax di Firenze, lo scorso 1 aprile alle 2 di notte. La minorenne, per un abuso di alcol, è stata trasportata di urgenza all’ospedale Careggi. La necessità del trasporto in Pronto Soccorso ha portato alla luce che la giovane fosse minorenne e il fatto che avesse utilizzato una falsa identità per accedere a una serata riservata solo agli over 18.

All’ingresso della discoteca mostrata una falsa identità

La realtà non è emersa subito. All’arrivo dei soccorsi, un’amica della ragazza dichiarava di essere maggiorenne fornendo un falso nome. Poi, costretta a mostrare un documento, confessava che sia lei che l’amica in difficoltà avevano in realtà 16 anni e, per accedere al Tenax, avevano dichiarato identità false e utilizzato Green Pass appartenenti ad altri. Entrambe erano insieme a una comitiva con maggiorenni che aveva affittato un tavolo, evitando così di doversi rivolgersi al bar per consumare.

In seguito all’incidente la Procura ha disposto la chiusura della storica discoteca per 15 giorni, lasciando tutti i lavoratori impiegati nel locale senza lavoro e guadagni. Un evento grave che ha scoperto un vaso di Pandora. Non solo l’abuso di alcol da parte dei minorenni, cosa già nota, ma il crescente fenomeno di falsificare documenti per poter entrare in discoteca in serate riservate solo a maggiorenni. 

Un mancato rispetto delle regole che sembra diventata prassi comune tra i giovani, quasi un rito di passaggio da attraversare per essere ammessi nel ‘giro’ dei più grandi.

Documenti falsi o in prestito da conoscenti maggiorenni

Il caso esploso a Firenze è in realtà l’ultimo di una serie. Alcune serate nelle discoteche, soprattutto nei weekend, sono aperte solo ai maggiorenni. Ecco allora che i più giovani ricorrono a stratagemmi per poter entrare. A fare da scudo ai minori sono di solito gli amici più grandi per i quali far bere alcolici ai più ‘piccoli’ è spesso uno degli intrattenimenti preferiti.

Per rifare il look al documento bastano pochi ritocchi ed ecco che da 16 gli anni diventano 23, l’anno di nascita 2006 si trasforma in 2000. 

In varie città italiane l’utilizzo di falsi documenti da parte di minori è già noto da tempo. “Una pratica diffusa tra i teenager” racconta una ragazza a una testata locale. A Carpi un gruppo di adolescenti con abilità informatiche ha replicato le proprie carte d’identità aggiornando le date di nascita.  A Torino un ragazzo di soli 14 anni, scoperto durante un’indagine sulla regolarità dei locali notturni, gestiva una vera e propria “stamperia” domestica di carte d’identità fasulle. 

Oltre ai falsi documenti c’è il fenomeno parallelo dei documenti presi in prestito da maggiorenni consenzienti e l’utilizzo di Codici Fiscali di altre persone per acquistare sigarette. 

Come debellare questo fenomeno

Capire che un documento è falso non è facile per chi controlla. E poi è giusto delegare solo ai gestori delle discoteche il controllo di eventuali frodi che coinvolgono minorenni?

L’avvocato Barbara Gualtieri che, in seguito all’accaduto, ha presentato una nota alla Questura ci dice: “I minori hanno voglia di trasgredire le regole, vogliono entrare nelle discoteche anche se autorizzano l’ingresso solo a chi ha compiuto 18 anni. C’è una leggerezza da parte loro enorme, aggravata anche dalla fame di vita dopo la chiusura vissuta in pandemia. Non si rendono conto che falsificare documenti è un reato punibile con la detenzione da 2 a 5 anni”. 

“Servono più controlli. Non è giusto -continua l’avvocato Gualtieri- che tutta la responsabilità ricada sull’ultimo anello della catena: il gestore del locale e gli addetti alla sicurezza, costretti a svolgere il mestiere di educatori, genitori, poliziotti, investigatori. Devono agire con una responsabilità enorme a colmare tutte le lacune nel mezzo. E alla fine a essere penalizzati sono loro che, a locale chiuso, non lavoreranno  e non riscuoteranno stipendio”.