Coronavirus

Covid in Corea del Nord: Kim Jong-un ordina il lockdown, ma non rinuncia ai lanci missilistici

Il leader si mostra in pubblico con la mascherina: "Agire rapidamente per eliminare il virus e ridurre i disagi al popolo"

Covid in Corea del Nord: Kim Jong-un ordina il lockdown, ma non rinuncia ai lanci missilistici
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Kim Jong-un per la prima volta con la mascherina in pubblico

Kim Jong-un è apparso in pubblico con la mascherina sul volto. Pochi istanti, ripresi dalle telecamere dell'emittente televisiva statale Kctv durante la riunione del Politburo, l'Ufficio Politico del Partito dei Lavoratori, di cui è a capo come segretario generale. 

La riunione è stata indetta dopo l'accertamento del contagio da variante Omicron nella capitale Pyongyang. Il primo caso di Covid ufficialmente riconosciuto nel Paese dall'inizio della pandemia. Finora, il leader nordcoreano aveva evitato di mostrarsi in pubblico indossando la mascherina, al contrario degli funzionari del suo regime. Non l'aveva neppure in occasione della parata notturna per celebrare i novant'anni dalla fondazione dell'Esercito Rivoluzionario Popolare di Corea, e come lui, non l'aveva nessuno dei partecipanti all'evento. Ma adesso il Covid c'è e occorre dare un segnale.

Al Politburo Kim Jong-un ha chiesto ai funzionari di stabilizzare le trasmissioni ed eliminare la fonte di infezione il più rapidamente possibile, attenuando anche i disagi per i cittadini causati dai controlli e dai test. Kim ha affermato che “l'unità pubblica è l'arma più potente per vincere la lotta contro la pandemia”, riporta la KCNA.

Intanto però il Paese non rinuncia ai suoi test missilistici. Secondo la Corea del Sud, oggi tre missili balistici a corto raggio sono stati lanciati verso il mare dell'Est-mar del Giappone. Forse per sottolineare la determinazione della Corea del Nord nel portare avanti i suoi sforzi per espandere il suo arsenale nonostante l'epidemia. Il lancio di oggi è il sedicesimo round di test dell'anno, il primo dall'insediamento del nuovo presidente sudcoreano Yoon Suk-yeol.

Riunione del Politburo, Corea del Nord Ap
Riunione del Politburo, Corea del Nord

“Grave emergenza nazionale”

Certo è che la Corea del Nord è corsa subito ai ripari. Kim Jong-un ha ordinato il lockdown nazionale per la "grave emergenza nazionale" e “ha invitato tutte le città e le contee del Paese a confinare attentamente i propri territori e a organizzare il lavoro e la produzione dopo aver isolato ogni unità di lavoro, ogni unità di produzione e ogni unità abitativa l'una dall'altra. per bloccare la diffusione del virus dannoso”, come ha riportato l'agenzia di stampa ufficiale Kcna. 

Un fotografo dell'Associated Press sul lato sudcoreano del confine ha visto però dozzine di persone lavorare nei campi e circolare per le strade, dunque sembra che il blocco non riguardi le attività lavorative, perlomeno quelle agricole.

La città di Kaepoong vista da Paju in Corea del Sud Ap
La città di Kaepoong vista da Paju in Corea del Sud

I campioni prelevati domenica da pazienti con la febbre alta a Pyongyang rivelerebbero la variante Omicron Ba.2.  

Nel 2020 erano stati condotti 13.259 test anti-Covid, tutti risultati negativi. Tanto che durante una parata militare nel 2020 Kim Jong-un aveva ringraziato i cittadini e i militari per la loro lealtà e per essere rimasti in salute di fronte alla pandemia globale. Immediatamente il Paese aveva scelto di chiudere ancora più strettamente i suoi confini e di rimandare a casa tutti i cittadini stranieri, diplomatici compresi.

“Se Pyongyang arriva ad ammettere pubblicamente casi di Omicron, la situazione deve essere seria”, sostiene Leif-Eric Easley, professore alla Ewha University di Seoul. Il sistema sanitario del Paese faticherebbe a far fronte a un grave focolaio, soprattutto perché la Corea del Nord non ha vaccinato nessuno dei suoi 26 milioni di abitanti e non ha sinora aderito al programma Covax dell'Oms, probabilmente per sfuggire al monitoraggio internazionale che questo comporta.

Nell'agosto del 2020, Pyongyang aveva dichiarato che stava portando avanti lo sviluppo di un vaccino contro il virus, senza fornire però altre informazioni. 

Tuttavia, secondo Easley, l'ammissione dell'esistenza del virus nel Paese non significa che la “Corea del Nord sarà improvvisamente aperta all’assistenza umanitaria e prenderà una linea più conciliante verso Washington e Seul. Ma l’opinione pubblica interna potrebbe essere meno interessata ai test nucleari o missilistici quando la minaccia urgente riguarda il coronavirus”. In quest'ottica il lancio di un missile non identificato verso il mare dopo l'annuncio del lockdown potrebbe essere un modo per tenere alta l'attenzione del popolo anche sulle dinamiche internazionali.

Controlli anti Covi a Pyongyang nel novembre 2021 Ap
Controlli anti Covi a Pyongyang nel novembre 2021

La Cina offre sostegno e assistenza

La Corea del Nord è circondata da Paesi che hanno combattuto o stanno ancora combattendo i focolai di Omicron, come la Cina, la stessa Corea del Sud e la Russia. Seoul, che ha alti tassi di vaccinazione, ha recentemente allentato quasi tutte le restrizioni con il calo dei casi dopo i picchi record di marzo. 

Il Ministero dell'unificazione del Sud ha offerto assistenza medica e altro aiuto alla Corea del Nord sulla base di considerazioni umanitarie. Le relazioni tra i due Paesi si sono deteriorate dal 2019 a causa dello stallo nei negoziati sul nucleare e dei test sulle armi sempre più provocatori del Nord, ben sedici dall'inizio del 2022.

La Cina, l'unica grande economia mondiale a mantenere ancora una politica zero Covid, sta lottando contro la peggiore crisi da quella di Wuhan di inizio 2020. La provincia cinese di Jilin, al confine con la Corea del Nord, è una delle aree più colpite, in particolare nella prefettura autonoma di Yanbian, vicinissima al confine tra i due Paesi, tanto che Pechino ha messo gran parte della provincia in lockdown. A gennaio, Pyongyang aveva provvisoriamente riaperto il traffico ferroviario di merci tra la sua città di confine di Sinuiju e la cinese Dandong per la prima volta in due anni, ma la Cina ha interrotto il commercio il mese scorso a causa di un focolaio nella provincia di Liaonin.

Dopo l'annuncio del primo caso di Covid a Pyongyang, Pechino si è offerta di aiutare il Paese a fronteggiare la diffusione del virus. "Come compagno, vicino e amico, la Cina è pronta a dare alla Corea del Nord tutto il suo sostegno e l'assistenza necessaria nella sua lotta contro l'epidemia", ha assicurato il portavoce del Ministero degli Affari Esteri, Zhao Lijian.