Il ginocchio di Papa Francesco mette alla prova il futuro del suo pontificato

Intervista al Prof. Andrea Campi

Il ginocchio di Papa Francesco mette alla prova il futuro del suo pontificato
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Papa Francesco

Da qualche mese papa Francesco soffre di gonalgia alla gamba destra, cioè un dolore al ginocchio dovuto alle semplici azioni quotidiane, come camminare o inginocchiarsi. Il dolore, che può essere acutizzato da un’artrosi, si verifica anche quando la cartilagine del ginocchio si deteriora con l'uso e l'età. Come accennato da un’intervista pubblicata su un quotidiano nazionale, Papa Francesco avrebbe subito un intervento al ginocchio per uno strappo ai legamenti: "Ho un legamento strappato, faranno un intervento con infiltrazioni e vedremo. È da molto tempo che non posso camminare, sento un po' di dolore e di umiliazione”. Il direttore della Sala stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, ha rassicurato che la procedura medica è "sostanzialmente un'iniezione". Secondo il portavoce vaticano i controlli medici sono stati effettuati, ma il Papa da tempo si sottopone regolarmente a sedute di fisioterapia. Il 30 aprile il medico personale aveva ordinato a Sua Santità di non camminare, con una conseguente ma necessaria riduzione delle sue apparizioni pubbliche. Ultimamente lo abbiamo visto camminare trascinando la gamba, in sedia a rotelle e aiutato da un assistente.

Ma non è la prima volta che Bergoglio affronta un’operazione chirurgica a causa del suo fragile apparato osteo-articolare. Nel 1994 infatti Francesco è stato operato per l’istallazione di una protesi all'anca destra. È evidente a tutti che i problemi di deambulazione, oltre a mettere a dura prova la sua salute, sono motivo per cui in questo ultimo mese ha cancellato buona parte della sua agenda, interrogandosi anche sui viaggi internazionali programmati per quest’anno in Congo, Canada e Oceania, mentre il viaggio in Libano è stato già rinviato. Anche all’età di 21 anni, dopo una grave forma di polmonite a causa di tre cisti, gli fu asportato il lobo superiore del polmone destro.

Lo stesso viaggio a Malta ha rappresentato una cartina al tornasole durante il quale lo abbiamo visto scendere per la prima volta dall’aereo attraverso un apposito ascensore per le persone a mobilità ridotta, un programma intenso che lo ha obbligato a restare in piedi più del dovuto. Francesco pensava di stare meglio. La sensazione di miglioramento al ginocchio è stata sufficiente per non arrestare questo papa ‘guerriero’ che però durante la Settimana Santa ha dovuto annullare prima il viaggio a Firenze e la sua presenza ad una parte delle celebrazioni del Triduo Pasquale. Il 26 dello stesso mese ha interrotto nuovamente le attività a causa del dolore al ginocchio. Non ha partecipato al Consiglio cardinalizio, a cui ha sempre assistito, ha limitato i suoi viaggi, partecipa alle funzioni spesso seduto.

Il fatto che l'agenda pontificia sia stata più volte cancellata ha fatto subito scattare il solito rumore di pettegolezzi su possibili cause sconosciute e non rivelate, patologie nascoste e malattie di maggiore importanza, senza capire che il pontefice affronta e attraversa il dolore fisico con quella capacità di sorridere e di offrire a Dio tutto. La sua non è pretesa di protagonismo ma è caparbietà e fede nel portare avanti prima di tutto una missione, la missione di essere pastore tra le genti. Per coloro che si augurano già di voltare pagina questi avvenimenti presagiscono l’inizio di un conclave. "Ogni volta che il Papa è malato- afferma Francesco alla radio COPE - c'è una brezza che avrebbe voglia di annunciare nuovo conclave". Così per certe menti inclini al sospetto, l'informazione non è mai abbastanza. Soffrire di certi acciacchi, che limitano l'attività, non implica che si entri in una fase del pontificato condizionata da terzi. C'è la possibilità di una rinuncia, ma questo pensiero difficilmente sembra adattarsi al carattere di Francesco.

"Ho un problema. Questa gamba non va bene, non funziona – dice Papa Francesco. Il dottore mi ha detto di non camminare. A me piace camminare... ma questa volta devo obbedire”. Il buon umore non lo tradisce. Chi pensa che sia forse la vecchiaia a fermare un Papa ha una visione troppo limitata. Recentemente, nel percorso in macchina a bordo della consueta Jeep bianca che lo portava a salutare in Piazza San Pietro ha incontrato un gruppo di sacerdoti messicani: “Santità, come va con il ginocchio?". “Sapete di cosa ho bisogno – risponde il Papa - per la mia gamba? Di un po' di tequila!"

Abbiamo incontrato il Prof. Andrea Campi, specialista in Ortopedia e Traumatologia ed in Medicina dello Sport.

Prof. Andrea Campi Roberto Montoya
Prof. Andrea Campi

Può dirmi da Ortopedico e traumatologo che significato ha per una persona di 85 anni avere una gonalgia, un dolore al ginocchio?
Il motivo per cui ci può essere un dolore al ginocchio è molto semplice, un dolore al ginocchio a quell’età mi viene subito da sospettare che sia legato ad un’artrosi. Ovviamente io non ho visitato il Papa, quindi non so quale sia il motivo alla base della gonalgia del Pontefice. Alla sua domanda rispondo, che a questa età si può ipotizzare una gonartrosi, un’artrosi degenerativa del ginocchio, un assottigliamento o una scomparsa della cartilagine articolare. L’osso si deforma e tutto questo provoca dolore e impotenza funzionale. La gonartrosi è legata all’usura della cartilagine che crea processi infiammatori al ginocchio. Tutto questo porta dolore e deficit funzionale, per cui si riesce a muovere male la gamba.

Oltre all’usura e all’invecchiamento ci sono altre cause?
La gonalgia può dipendere anche da dolori irradiati. Per esempio, ci sono pazienti che hanno una grave patologia all’anca e l’anca irradia il dolore verso il ginocchio. Mi è capitato nella pratica professionale di visitare persone con gonalgia convinti di avere un’artrosi; ma poi la radiografia del ginocchio era buona ed il paziente, invece, aveva un’artrosi dell’anca e sentiva il dolore al ginocchio e non all’anca. Lei mi ha detto che nel ‘94 all’anca di Papa Francesco è stata messa già una protesi; bisogna capire come sta quella protesi. Di solito una protesi dura una ventina di anni. Se un paziente mi dovesse raccontare che gli è stata messa una protesi nel ‘94 la prima cosa che farei è di fare una lastra all’anca e al ginocchio per capire meglio la situazione del paziente. Naturalmente è quasi impossibile dare un giudizio senza visitare il paziente e visionare gli esami strumentali.

Quali soluzioni trovare?
Se una persona di 85 anni ha una degenerazione articolare importante e si è capito che la causa è la gonartrosi, l’unica soluzione possibile è la protesi al ginocchio consistente in un rivestimento artificiale dell’articolazione, un “guscio” che si istalla sul ginocchio del paziente. Solitamente sono interventi che hanno una buona riuscita. Ovviamente si possono operare pazienti che abbiano una gonartrosi chiara, non certo se c’è un ginocchio appena un po' usurato. L’importante è sapere quali sono le condizioni generali del paziente. Non è un intervento di enorme portata, dura circa 50’, il paziente ovviamente deve poter sopportare l’anestesia, la riabilitazione e tutto quello che ne consegue.

Che terapia seguire e in che tempo si può guarire?
Immaginiamo un paziente di 85 anni (indipendentemente di essere o no il Papa), che fa una protesi al ginocchio: inizia a fare riabilitazione il giorno dopo l’intervento, il tecnico fisioterapista lo mette in piedi, lo fa camminare, comincia a far piegare il ginocchio, e a farlo esercitare in modo da recuperare l’articolarità. In genere i pazienti operati di protesi del ginocchio dopo quattro o cinque giorni al massimo possono lasciare l’ospedale camminando con i bastoni canadesi, e successivamente c’è una progressiva guarigione; nel giro di circa 5 giorni riesce a fare le scale, il dolore gradualmente si affievolisce, il ginocchio recupera la sua articolarità e il tono muscolare. Normalmente un paziente, ad un mese dell’intervento, si può considerare sostanzialmente guarito.

Quindi il paziente dovrebbe stare a riposo?
Il paziente in generale deve stare a riposo per un periodo, orientativamente un mese. Nel caso del Papa posso dire, da quello che leggo sulla stampa (non lo conosco personalmente come paziente), che sicuramente ha molti impegni che lo costringono a muoversi e a stare in piedi. Tutto questo complica un po' le cose. Per quanto sia energico, pieno di carica, e di buona volontà, che è una cosa molto positiva, ha comunque sempre 85 anni. Di pazienti ne opero tanti, questa è una patologia che riguarda sostanzialmente persone che vanno dai 70/ 80 fino a 90 anni. Il potere operare o meno dipende non tanto dell’età ma delle condizioni generali del paziente.

Che ruolo hanno le infiltrazioni?
Le infiltrazioni si possono fare fondamentalmente con due tipi di farmaco. Uno è il cortisone, che è un potente antinfiammatorio che dà sollievo dal dolore, ma al massimo si possono fare due somministrazioni perché, a lungo andare, l’infiltrazione di cortisone danneggia la cartilagine articolare. Quindi possibilmente si cerca di fare a meno del cortisone alle ginocchia, perché a fronte di un miglioramento temporaneo si può avere un peggioramento nel medio e lungo termine. Il secondo farmaco è l’infiltrazione di acido ialuronico che è una sostanza “lubrificante” che si mette all’interno del ginocchio: è come mettere l’olio dentro un ingranaggio che fa migliore un po' la meccanica. Quest’ultimo trattamento però funziona quando e se il danno è molto lieve perché se c’è una scomparsa della cartilagine non si riesce a fare un granché.

Per una vera guarigione ci vuole una modifica del proprio stile di vita?
È logico che la guarigione è legata all’attività, se si è in sovrappeso si dovrebbe perdere qualche chilo, ma a 85 anni è molto difficile dimagrire; lo dico per esperienza professionale. Un conto è il paziente di 50 anni che riesce a perdere peso abbastanza facilmente, ma i pazienti che hanno più di 80 anni fanno un enorme fatica e sacrifici enormi a dimagrire, per perdere poi qualche chilo o nulla. Quindi, se non ci si opera, bisogna almeno cercare di dimagrire. Se un paziente avesse necessità di essere operato, invece, già dopo un mese dall’intervento potrebbe avere una maggiore libertà di movimenti, riacquistare la funzione e soprattutto non avere dolori.