Il ricordo di Aldo Moro e Peppino Impastato.

Ricorre oggi l’anniversario della loro morte. Vincenzo Musacchio: “Furono due facce della stessa medaglia poiché la lotta alla mafia e alla corruzione è anche politica, civica e militante”.

Il ricordo di Aldo Moro e Peppino Impastato.
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Il ricordo di Aldo Moro e Peppino Impastato

 

Professore, cosa hanno in comune tra loro Aldo Moro e Peppino Impastato?

Furono sicuramente entrambi persone pulite, oneste e soprattutto coerenti con le loro idee. Moro fu lemblema del dialogo e della ricerca dell'accordo tra le diverse parti politiche per il raggiungimento del bene comune. Impastato, invece, radicale e giustamente intransigente nella lotta alla mafia. Entrambi ligi al loro dovere, rispettosi della legge e del loro ruolo. 

Cosa la colpisce di queste due grandi personalità?

Moro fu un grande statista, Peppino Impastato fu un grande militante dellantimafia e un autentico giornalista. Di queste due grandi personalità mi colpiscono anche alcuni loro pensieri profondi su cui credo oggi si debba meditare con serietà. Di Aldo Moro mi resta impressa la frase attualissima sui diritti e le libertà: Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere”. Frase quanto mai attuale in questo momento storico. Di Peppino Impastato, invece, mi colpisce la sua frase più dirompente e vera: La mafia uccide, il silenzio pure”. Breve ma piena di significato e rivoluzionaria per molti aspetti a quei tempi, lo è ancora oggi. Questi pensieri messi assieme tendono, forse inconsapevolmente, a un unico scopo: lunione, la solidarietà, il principio dellinsieme si vince! 

In sintesi i principi che dovrebbero ispirare la lotta alla mafia e alla corruzione?

Esatto. La lotta alle mafie e alla corruzione non deve avere bandiere tantomeno colori politici. È una battaglia che deve unire nella ricerca delle tante verità mancate, della giustizia giusta, della difesa di qualsiasi libertà e della massima diffusione della legalità non solo formale ma anche sostanziale. Lo Stato deve essere concretamente presente non lasciando mai solo chi denuncia. Deve dare un segnale forte. Ricordare ogni anno che passa le vittime di mafia, non è solo un dovere civico ma è anche un obbligo morale e materiale che impone di impegnarsi concretamente nel contrasto delle mafie e della corruzione coinvolgendo tutte le istituzioni della Repubblica con tutte le loro articolazioni centrali e periferiche. 

Cosa hanno rappresentato per il nostro Paese questi due grandi uomini?

Queste due forti personalità che ricorderemo in questo giorno di memoria sono state e sono ancora oggi persone che si sono battute per la giustizia sociale e la legalità costituzionale e democratica, modelli del nostro operare e fari ai quali guardare per ritrovare la via smarrita. A loro oggi dobbiamo quotidianamente volgere il nostro sguardo non solo ricordandoli, ma operando ispirandosi ai loro insegnamenti.

In merito ai loro omicidi invece cosi possiamo dire oggi?

Il delitto Moro cambiò senza dubbio la storia politica del nostro Paese, lassassinio di Peppino Impastato rallentò enormemente il rifiorire di unantimafia autentica e civica che incuteva timore alle mafie di quei tempi. Entrambi gli omicidi  furono portati a compimento anche con la partecipazione di pezzi deviati delle nostre istituzioni e di alcune straniere. A mio parere i due delitti hanno ancora molti punti oscuri e sono da chiarire tutti quegli aspetti processuali non accertabili senza le verità che molti protagonisti tengono ancora nascoste.

 

 

Vincenzo Musacchio, criminologo, giurista e associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA). Ricercatore dellAlta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra. Nella sua carriera è stato allievo di Giuliano Vassalli, amico e collaboratore di Antonino Caponnetto, magistrato italiano conosciuto per aver guidato il Pool antimafia con Falcone e Borsellino nella seconda metà degli anni 80.  È oggi uno dei più accreditati studiosi delle nuove mafie transnazionali, un autorevole studioso a livello internazionale di strategie di lotta al crimine organizzato. Autore di numerosi saggi e di una monografia pubblicata in cinquantaquattro Stati scritta con Franco Roberti dal titolo La lotta alle nuove mafie combattuta a livello transnazionale”. È considerato il maggior esperto di mafia albanese e i suoi lavori di approfondimento in materia sono stati utilizzati anche da commissioni legislative a livello europeo.