La vittoria del Sinn Fein

Il voto nel giorno di Bobby Sands pone l'Irlanda a un punto di svolta

Il primo storico successo elettorale dell'ex braccio politico dell'Ira, mentre Belfast appare sempre più vicina a Dublino che a Londra e la riunificazione dell'isola, complice Brexit, non è più un tabù

Il voto nel giorno di Bobby Sands pone l'Irlanda a un punto di svolta
(AP Photo/Peter Morrison)
Michelle O'Neill e Mary Lou McDonald, rispettivamente vicepresidente e presidente del Sinn Fein, presso il centro di scrutinio dell'arena sportiva Meadowbank a Magherafelt nella contea di Londonderry

Il Sinn Fein, al termine dello scrutinio delle elezioni di giovedì scorso, è il primo partito in Irlanda del Nord, per percentuale di voti e per seggi al parlamento di Belfast. Ha sconfitto il Partito Democratico Unionista, maggioritario da vent'anni, e ora ha diritto a esprimere primo ministro a Belfast, per la prima volta nella sua storia. "Oggi entriamo in una nuova era, è un momento cruciale per la nostra vita politica e il nostro popolo", ha esultato a caldo la vicepresidente Michelle O'Neill.

Il 5 maggio 2022 si candida dunque a diventare una data storica per l'isola, in una cronologia che parte poco più di un secolo fa, il  6 dicembre 1921, giorno dell'Anglo-Irish Treaty che pose fine alla Guerra d'indipendenza irlandese esplosa nel 1919 e in base al quale grande parte dell'isola, a maggioranza cattolica, divenne autonoma. Rimasero invece parte del Regno Unito sei delle nove contee dell'Ulster, come si chiama la parte settentrionale dell'Isola secondo una divisione amministrativa seicentesca, dove la confessione prevalente è quella protestante. Il trattato non riuscì a impedire due anni di guerra civile, vinta dai sostenitori della divisione dell'isola.

Sinn Fein, fortemente antimonarchico e di ispirazione socialista, era nato diciotto anni prima: dopo aver subito la scissione dei pro-trattato, stabilì legami molto stretti con l'Irish Republican Army (Ira), organizzazione paramilitare che riprese il nome delle milizie che combatterono la guerra d'indipendenza e che negli anni trenta fu protagonista di una campagna dinamitarda anti-inglese e riprese azioni di guerriglia dopo la seconda guerra mondiale.

Fu però nell'estate 1969 che la tensione si alzò parecchio, con proteste della comunità cattolica violentemente represse dalla polizia, scontri, sparatorie, morti: è l'inizio dei Troubles, un conflitto che si protrarrà per trent'anni. Un'altra data cruciale nella storia dell'isola fu il 30 gennaio 1972, la domenica di sangue (Bloody Sunday), quando nella città di Derry l'esercito aprì il fuoco su una manifestazione disarmata uccidendo 14 persone. Il governo di Londra nei giorni successivi decise di sospendere il governo e il Parlamento dell’Irlanda del Nord, riprendendone direttamente il controllo, schierando un gran numero di truppe e promulgando leggi speciali che limitavano le libertà politiche e individuali. Furono anni di frequenti attentati dell'Ira in tutto il Regno Unito. Molti militanti finirono in carcere, dove si susseguirono per anni rivolte e proteste

A partire dal 1980 diversi detenuti decisero lo sciopero della fame: uno di loro era il ventiseienne Bobby Sands. Non mangiava da 39 giorni quando fu eletto deputato alla Camera dei comuni di Londra. Non mangiava da 66 giorni quando morì nell'ospedale della prigione: era il 5 maggio 1981, lo stesso giorno dell'anno in cui 41 anni dopo sarebbe avvenuta la vittoria elettorale del Sinn Fein. Il partito, che dopo diverse scissioni era diventato abbastanza marginale, proprio grazie alla grandissima risonanza mediatica che ebbero la morte di Bobby Sands e quella di altri nove detenuti repubblicani aumentò progressivamente il suo elettorato nei 25 anni di presidenza del veterano dell'Ira e della lotta armata Gerry Adams, iniziati nel 1983 e terminati nel 2018 quando gli succedette Mary Lou McDonald, oggi popolarissima.

Nel frattempo è cambiato tutto. Il 10 aprile 1998 l'Accordo del venerdì santo ha reintrodotto il Parlamento nordirlandese sancendo al contempo la fine della rivendicazione britannica della sovranità sull'Irlanda del Nord e di quella irlandese all'unità dell'isola. Uno degli effetti dell'accordo è anche che dal 2005 il confine tra le due Irlande è diventato invisibile, senza barriere né controlli. Nello stesso anno, l'Ira ha rinunciato ufficialmente alla lotta armata e dismesso il proprio arsenale.

Il 31 gennaio 2020 è stata finalizzata l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea. Uno degli aspetti più complicati dei negoziati Brexit è stata proprio la frontiera interna all'Irlanda. L'esito è che gli spostamenti delle merci e delle persone sull'isola sono rimasti liberi, mentre sono stati istituiti controlli doganali tra l'Irlanda del Nord e il resto del Regno Unito. Ciò ha fatto sì che oggi Belfast è, nel senso comune, molto più distante da Londra che da Dublino. Un dato che ha sicuramente avuto un peso nella vittoria elettorale dello Sinn Fein, insieme alla lenta ma costante crescita della fede cattolica a dispetto di quella protestante. Molti commentatori, oggi, ritengono che si sia avviato un processo che porterà, in un futuro non molto lontano, alla secessione dell'Irlanda del Nord dal Regno Unito e alla riunificazione dell'isola.