Oro nero

L'Europa cerca l'autonomia dal gas russo, mentre la Finlandia si prepara allo stop entro maggio

Vertici europei in settimana sul gas russo. La Finlandia, dopo anni di neutralità forzata, cerca la svolta dichiarandosi pronta all'ingresso effettivo nella Nato. Gazprom all'Ue: "Noi sempre disponibili, rispettiamo il contratto"

L'Europa cerca l'autonomia dal gas russo, mentre la Finlandia si prepara allo stop entro maggio
Reuters
La notizia arriva a ridosso dell'inizio di una settimana decisiva sulla questione ucraina: a Bruxelles lunedì, domani, si terrà la riunione straordinaria dei ministri dell'Energia per discutere dell'interruzione della fornitura di gas da parte della Russia

Ancora conseguenze sulle forniuture di gas russo in Europa a causa della guerra in Ucraina. Il governo e le imprese finlandesi starebbero preparando l'interruzione delle forniture di gas russo verso il paese a maggio, lo riporta il quotidiano Helsingin Sanomat. Secondo il giornale, la società statale Gasum dovrà decidere entro il 20 maggio se accettare i termini di pagamento della Russia, ovvero il pagamento in rubli. La russa Gazprom ha dichiarato il 27 aprile scorso di aver sospeso completamente le forniture di gas alla società bulgara Bulgargaz e alla polacca Pgnig a causa - appunto - del mancato pagamento in rubli, richiesto il 23 marzo scorso dal presidente russo Vladimir Putin. Il Cremlino non ha esitato a dichiarare che la decisione è “una ritorsione alle sanzioni occidentali” stabilite dagli alleati su Mosca per aver dato inizio alla guerra il 24 febbraio scorso.

La notizia arriva a ridosso dell'inizio di una settimana decisiva sulla questione ucraina: a Bruxelles lunedì, domani, si terrà la riunione straordinaria dei ministri dell'Energia per discutere dell'interruzione della fornitura di gas da parte della Russia. E Martedì in plenaria al Parlamento europeo a Strasburgo è in programma l'intervento del presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, che qualche giorno fa ha definito il preteso pagamento in rubli “una violazione contrattuale”

L'Ucraina sarà dunque, ancora una volta, al centro del dibattito in plenaria, a cui interverrà mercoledì anche la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Da giovedì si terrà a Firenze lo Stato dell'Unione a cui parteciperanno la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, e i vice presidenti della Commissione, Josep Borrell (Alto rappresentante per la politica estera), Dubravka Suica, Vera Jourova, il commissario all'Economia, Paolo Gentiloni, e la commissaria all'Energia, Kadri Simson. 

L'effetto boomerang creato dalle sanzioni alla Russia preoccupa non poco gli alleati e i mercati, in un contesto in cui l'approvigionamento di gas e petrolio russi diventano un deterrente al pari delle armi nucleari.

 

 

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E' evidente che l'invasione ha finito per compattare la Nato sia sul piano difensivo sia su quello energetico. E' i caso della Finlandia che dopo l'attacco russo, ha rivisto in fretta le politiche di sicurezza e cercato di accelerare un ingresso nell'Alleanza atlantica.

I sondaggi dicono che i finlandesi, guidati dalla premier Sanna Marin, hanno espresso a larga maggioranza il loro parere favorevole all'ingresso nella Nato. E' stata la stessa Marin a mettere in chiaro in una recente dichiarazione, a margine di un vertice ad Atene, le sue intenzioni: "l’attuale stretta cooperazione della Finlandia con la NATO ci pone in una posizione eccellente per aderire. Se decidiamo di fare domanda per l’adesione, rafforzeremo l’intera Alleanza per la difesa. La Finlandia ha una difesa nazionale credibile. Come la Grecia, anche la Finlandia ha un esercito forte e moderno “, ha affermato in conferenza stampa.

E non sono soli, anche la Svezia si è smarcata dalla neutralità, ne è prova l'invio a Kiev di diecimila lancia razzi portatili. Secondo il britannico Guardian, dozzine di carri armati saranno schierati in paesi che vanno dalla Finlandia alla Macedonia del Nord quest'estate secondo piani che sono stati rafforzati da quando la Russia ha invaso l'Ucraina. Si uniranno a loro decine di migliaia di soldati della Nato e dell'alleanza Joint Expeditionary Force, che include Finlandia e Svezia.

Anche se formalmente dal 1995 Finlandia e Svezia sono entrati nell'Unione europea, sotterrando in modo definitivo lo status di nazioni neutrali, gli anni a seguire non sono stati una passeggiata con la Guerra Fredda che vide Helsinki sottoposta ad uno status di neutralità forzata, cosìdetta "finlandizzazione". Le mosse del Cremlino di Putin, a partire dal 2008 con l'invasione della Georgia, hanno cominciato a spingere gradualmente Svezia e Finlandia nell'alveo della Nato, con un processo di avvicinamento che ha registrato un'accelerazione nel 2014, con l'invasione della Crimea. L'attacco lanciato il 24 febbraio è stato il passo finale. Ora la possibile, anzi probabile svolta, cominciando dall'autonomia sul gas.

Anche la Germania si è data da fare. Il paese tra quelli europei più dipendenti dall'energia russa prima della guerra in Ucraina, ha affermato che è già riuscita a ridurre nettamente la sua dipendenza dalla Russia, soprattutto per il carbone e il petrolio. La dipendenza della più grande economia europea dalle importazioni di petrolio russo è scesa nelle ultime settimane al 12%, dal 35%, e la sua dipendenza dal carbone all'8%, dal 50%, ha riferito il ministero dell'Economia in un rapporto. D'altra parte, la dipendenza dal gas russo rimane alta, anche se è scesa al 35% dal 55% prima dell'invasione russa iniziata il 24 febbraio, ha aggiunto il ministero. 'Non pagheremo il gas in rubli, non saremo ricattati!', twitta il ministro delle finanze tedesco Lindner rivolgendosi direttamente a Putin.

Insomma il rapporto commerciale tra Gazprom e l'Europa non è certo semplice: il colosso del gas russo rende noto che le consegne di gas ai paesi dell'Ue e alla Turchia sono scese bruscamente tra gennaio e aprile rispetto allo stesso periodo del 2021, mentre quelle alla Cina sono salite del 60%, grazie all'oleodotto Power of Siberia. "Le esportazioni verso i paesi non Csi (Ue e Turchia) sono state di 50,1 miliardi di metri cubi, il 26,9% in meno rispetto allo stesso periodo del 2021", afferma il gruppo russo statale in una nota, dicendosi sempre disponibile a fornire gas "nel pieno rispetto degli obblighi contrattuali" e sottolineando che le riserve di gas nei depositi sotterranei europei sono di 6,9 miliardi di metri cubi. Nello stesso arco di tempo, l'azienda ha diminuto la sua produzione del 2,5% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, attestandosi a 175,4 miliardi di metri cubi. Gazprom ha dichiarato che sono proseguite le forniture di gas naturale all'Europa attraverso l'Ucraina, in linea con le richieste dei consumatori europei. La domanda si è attestata oggi a 97,2 milioni di metri cubi (mc), rispetto ai 71,7 milioni di ieri.

Resta, dunque ancora aperto il mistero sui quei paesi europei, ben quattro secondo indiscrezioni di mercato, che continuano a comprare gas, e se lo comprano come lo pagano? in rubli o euro?