Messico: libertà di stampa sotto scacco per violenza e paura quotidiana. “Ya Basta”

Balbina Flores, responsabile RSF, Reporter Senza Frontiere Messico: "Il livello di impunità supera il 98% nel caso di omicidi di giornalisti. Negli ultimi anni, in caso di omicidio di giornalisti le indagini non vengono condotte correttamente"

Messico: libertà di stampa sotto scacco per violenza e paura quotidiana. “Ya Basta”
RSF
Messico, protesta per libertà di stampa

Il Messico continua ad essere per i giornalisti uno dei paesi più pericolosi e mortali. Sprofondando anno dopo anno nella spirale dell'impunità, il paese ha registrato, dal 2000 ad oggi, più di 153 vittime, di cui 147 di vere e proprie esecuzioni avvenute per mano di sicari. Secondo RSF, Report Senza Frontiere, nei primi mesi del 2022 sono già 9 i giornalisti uccisi. Nell’edizione 2021 del suo report sulla libertà di stampa nel mondo, RSF dichiara che “il Messico è uno dei paesi più pericolosi del pianeta. La vita dei giornalisti di inchiesta è ad alto rischio, corrosa dalla corruzione e sotto l'influenza di cartelli e narcotrafficanti. Esilio e autocensura sono diventati la regola”. 

Secondo la ricerca, il presidente López Obrador, al potere da dicembre 2018, non ha ancora intrapreso le riforme necessarie per fermare la violenta persecuzione perpetrata ai danni della stampa. Una violenza che persiste da molti anni. La documentazione punta il dito anche sulle passate amministrazioni. Sono quattro infatti i presidenti citati nel report. Tra questi Vicente Fox, in carica nel 2000, che avrebbe visto la scomparsa di 22 giornalisti, e l'ex presidente Enrique Peña Nieto, che non ha espresso alcuna reazione riguardo gli omicidi dei giornalisti; secondo Articolo 19, durante il suo governo, i giornalisti assassinati sarebbero stati 47. Ad aggiungersi a questa lista nefasta anche 48 omicidi - la cifra più alta degli ultimi 20 anni - avvenuti durante il governo di Felipe Calderón. 

Articolo 19 afferma che il presidente Lopez Obrador e altri funzionari di spicco hanno adottato una retorica violenta e stigmatizzante contro i giornalisti che sarebbero accusati di promuovere regolarmente l'opposizione. La campagna denigratoria contro la stampa avviene anche attraverso una trasmissione ogni mercoledì dal nome "Chi è chi nelle bugie della settimana?". Durante il suo mandato il Presidente ha criticato i giornalisti per la mancanza di professionalità e per il loro sensazionalismo, ha descritto la stampa messicana come "di parte", "ingiusta" e “sprecata". Una crociata - secondo RSF - contro la stampa messicana che mette ripetutamente in cattiva luce i professionisti, e non aiuta a rasserenare l’ambiente. I parenti delle vittime -provati già da anni per il clima di impunità creatosi - denunciano che non solo non ci sono progressi positivi per scoprire la verità, ma che i processi subiscono costantemente "battute d'arresto" creando un iter farraginoso che non porta da nessuna parte.

Recentemente molte istituzioni e autorità nel mondo si sono pronunciate favorevolmente ad appoggiare la lotta per il rispetto della libertà di stampa. Anche Papa Francesco, difendendo una stampa libera e lodando coloro che nei media riportano coraggiosamente le "ferite dell'umanità", ha reso recentemente omaggio ai giornalisti vittime di questa violenza o imprigionati durante l’esercizio del loro dovere. Il presidente Sergio Mattarella ha affermato che “la libertà di stampa, insieme alla libertà di essere informati, è il termometro della salute democratica di un paese, ricordando i giornalisti uccisi da mafie e terrorismo”. Il segretario di Stato Usa, Antony Blinken, ha definito "preoccupanti" le continue minacce e ha chiesto una maggiore protezione per i giornalisti. 

Il Parlamento europeo ha inoltre condannato le minacce, le molestie e gli omicidi ai giornalisti e ai difensori dei diritti umani in Messico. 

Nonostante l'economia messicana sia la seconda più grande dell'America Latina, il paese è stato gravemente colpito dalla pandemia, che ha portato alla perdita di oltre due milioni di posti di lavoro tra marzo e dicembre 2020. I giornalisti hanno dovuto, in questo contesto, ricercare fonti di reddito alternative, sforzandosi, nel contempo, di mantenere la propria attività di libero professionista. Nel 2017, anno sanguinoso dopo l'omicidio di almeno 12 giornalisti, si sono registrate manifestazioni in diverse parti del paese per chiedere giustizia e la fine delle violenze.

Abbiamo incontrato Balbina Flores, responsabile RSF, Reporter Senza Frontiere – Mexico

Balbina Flores, responsabile RSF, Report Senza Frontiere - Mexico (RSF)
Balbina Flores, responsabile RSF, Report Senza Frontiere - Mexico

Oggi, quanto è difficile fare il giornalista in Messico?
In Messico è difficile fare il giornalista, perché ormai da oltre 10 anni viviamo in un contesto di violenza generalizzata in varie regioni del paese, direi in tutti e sei gli stati federati di cui si compone la repubblica federale del Messico, con situazioni più o meno gravi. Questi contesti di violenza diffusa complicano il lavoro del giornalista. Un altro problema è la lontananza di alcune aree dalla capitale, Città del Messico, centro nevralgico del paese. La mancanza di collegamenti, unita alla precarietà delle condizioni dei giornalisti e all’impunità e alla mancanza di sicurezza compongono un quadro estremamente complesso.

Oggi esiste in Messico un meccanismo di tutela e cura dei giornalisti?
C’è un meccanismo di tutela creato dal governo federale nel 2012 che si rivolge in particolare ai giornalisti attivi nel campo dei diritti umani che si sentono particolarmente vulnerabili a situazioni di rischio. Ad oggi, questo meccanismo si occupa di oltre 1500 persone, tra cui 600 giornalisti sotto tutela, gli altri sono attivisti per i diritti umani. Le misure di protezione consistono in un rafforzamento della sicurezza presso il proprio domicilio, fino alla scorta o all’allontanamento dalla zona di rischio nei casi più estremi. Molti abbandonano la professione giornalistica perché le condizioni sono molto difficili, mentre altri decidono di continuare il proprio lavoro anche fuori dallo stato.

Perchè il livello di impunità dei reati contro i giornalisti è così alto?
Il livello di impunità supera il 98% nel caso di omicidi di giornalisti e la percentuale è simile anche quando si tratta di aggressioni più in generale. Nel caso di scomparsa di giornalisti il livello di impunità arriva al 100%. A cosa si deve questa impunità? Negli ultimi anni, abbiamo osservato che in caso di aggressione o omicidio di giornalisti le indagini non vengono condotte correttamente, non si raccolgono prove in modo adeguato e la procura a livello locale non segue un protocollo di indagine che abbia come priorità l’esercizio della professione giornalistica. Per questo, durante le indagini si seguono altre piste come quella familiare, si analizza il contesto del vicinato ma non si segue la pista dei nostri giornalisti.

Esiste una responsabilità da parte dello Stato nel non punire i colpevoli?
Lo Stato è responsabile su più livelli. Prima di tutto c’è una responsabilità costituzionale che riguarda il dovere di garantire la sicurezza dei cittadini e tra questi anche la sicurezza dei giornalisti che esercitano la loro professione. Oltre a garantire la sicurezza dei cittadini, lo Stato ha la responsabilità di indagare in modo rapido e tempestivo quanto accade. La responsabilità non ricade su una sola persona, ma sul governo a tutti i livelli. In linea teorica tutti si professano sostenitori della libertà di stampa e della libertà di espressione, ma la realtà è molto diversa in Messico.

Da parte del governo venite accusati di promuovere costantemente l’opposizione. Cosa ne pensa?
Il presidente Lopez Obrador tiene una conferenza ogni mattina dal primo giorno del suo mandato. Dall’anno scorso il governo ha lanciato un programma settimanale, ogni mercoledì dal titolo"Chi è chi nelle bugie della settimana?" che dovrebbe avere l’obbiettivo di dare trasparenza all’informazione, segnalando ai giornalisti o ai mezzi di informazione i casi in cui le notizie date sarebbero false. Ma non tocca al presidente decidere chi dice la verità o chi mente, sono i cittadini a segnalare eventuali menzogne. Questo atteggiamento mette in cattiva luce i professionisti, e non aiuta a rasserenare l’ambiente.

RSF ha informato che nei primi mesi del 2022 in Messico sono stati uccisi 9 giornalisti. Cosa può dirci a riguardo?
Nei primi mesi del 2022 abbiamo osservato un numero record di omicidi di giornalisti. Si tratta di un avvenimento senza precedenti. Negli ultimi 20 anni si sono registrate 8 o 9 vittime in un anno, non in pochi mesi. Per noi è molto grave. Ci troviamo di fronte ad una situazione inedita, che testimonia il fatto che non si riesce a fermare questa violenza contro la stampa. Lo stato non riesce a evitare questa situazione e a garantire la sicurezza della stampa.

Come si può uscire da questa spirale di violenza contro coloro che lavorano nel campo dell’informazione in Messico?
Non vedo la possibilità di un miglioramento immediato. Bisogna essere chiari. Siamo in un paese in cui i livelli di impunità sono estremamente elevati, i contesti di violenza sono radicati ed in evoluzione e le istituzioni, soprattutto quelle deputate alla garanzia della sicurezza, sono molto indebolite e non possono contare su risorse sufficienti da un punto di vista umano ed economico. Questo non garantisce un futuro soddisfacente a breve termine. Ovviamente, non possiamo prevedere cosa accadrà a lungo termine. Speriamo che accada qualcosa nei prossimi anni ma questo dipende dall’efficacia e dalla chiarezza di una vera e propria politica di prevenzione e di protezione per i giornalisti unita ad una politica di lotta contro l’impunità.