Minori e abusi online: + 50% nel 2021. Tra i 10 e i 13 anni la fascia più a rischio

I dati dal dossier della Polizia Postale e Save the Children. Il rischio della messaggistica legati ai giochi on line: "Chi si avvicina ai più giovani sa usare il loro linguaggio e fa leva su solitudine e fragilità". La guida per i genitori

Minori e abusi online: + 50% nel 2021. Tra i 10 e i 13 anni la fascia più a rischio
Ansa
Un bambino utilizza un computer portatile - foto d'archivio

Adescamento e pedopornografia, due termini odiosi e che scatenano paura. 

Ma anche due parole che indicano un problema che deve essere affrontato, specie alla luce dei dati emersi dal rapporto elaborato dalla Polizia Postale in collaborazione con Save the Children.

Nel 2021 sono aumentati di quasi il 50 per cento i casi trattati: si tratta di 531 minori approcciati sul web da adulti abusanti.

Un piccolo esercito, che realisticamente rappresenta la punta di un iceberg, composto in maggioranza da ragazzini sotto i 13 anni (32 casi tra i 0 e i 9 e ben 306 nella fascia tra i 10 e i 13). Numeri che hanno molto risentito dei due anni di pandemia passati perlopiù chiusi in casa con un collegamento internet funzionante.

Il groomer, o pedofilo, sfrutta le maglie larghe e difficilmente controllabili della rete per entrare surrettiziamente nelle vite dei più giovani, facendo leva sulla fiducia e sul senso di isolamento e solitudine.

Gli adescati on line sono quasi equamente distribuiti tra i due sessi: 52 per cento i maschi, 48 per cento le femmine. Gli adulti attenzionati dalla polizia per il reato sono stati 208. "Questa percentuale corrisponde ad adulti con una capacità criminale e un modus operandi complessi, basati su una conoscenza approfondita dei linguaggi, delle abitudini d’uso e delle fragilità proprie delle vittime, tale da poter consentire loro di entrare in contatto, condurre l’interazione diretta e governare i rapporti sul web con le bambine, i bambini e gli adolescenti”, specificano nel rapporto.

“Gli adescatori online hanno la pazienza e la capacità manipolatoria di irretire le vittime, affascinandole e invischiandole in legami pseudo sentimentali. Rispetto al numero complessivo degli adulti indagati per lo scambio di materiale pedopornografico (1421 soggetti), i groomer (208 soggetti) sono una porzione più esigua (15%) ma è evidente che la capacità criminale che sottosta a questo modus operandi è decisamente più complessa e si basa su una conoscenza approfondita dei linguaggi, delle abitudini d’uso e delle fragilità proprie delle vittime, tale da poter consentire di entrare in contatto, condurre l’interazione diretta e governare i rapporti tecnomediati con le bambine, i bambini e gli adolescenti. Intrappolate nell’illusione di un sogno d’amore e/o di un rapporto esclusivo, le piccole vittime si lasciano convincere a mandare immagini sessuali, a compiere atti sessuali usando i social network, la messaggistica, avvicinati anche mentre giocano online e si sentono al sicuro nel salotto di casa”.


Ricordando che ai minori di 13 anni non è consentito l’accesso ai social network, in generale i bambini e i ragazzi che usano la rete, sembrano essere più esposti al rischio di adescamento quando usano i social network e la messaggistica. 


“Particolari pericoli emergono dai giochi di ruolo e videogiochi online: la crescente attrattiva esercitata da questi servizi sui più piccoli ha indotto i pedofili a concentrare la loro attenzione anche sulle piattaforme di gaming (videogiochi online), sfruttandone i servizi di chat, di messaggistica e offrendo la possibilità di agganciare i minori più facilmente.

L’aumento registrato di casi di adescamento online, coincidente con il periodo in cui bambine, bambini e adolescenti hanno trascorso la maggior parte del loro tempo sul web, è un importante segnale che non possiamo sottovalutare. Deve crescere la rete di prevenzione e di presa in carico delle vittime, rafforzando un sistema di tutela che coinvolga le istituzioni pubbliche, i soggetti privati e il terzo settore”, ha dichiarato Raffaela Milano, Direttrice Programmi Italia-Europa di Save the Children.

Quando l’adescatore è minorenne a sua volta un giovanissimo

Un dato da analizzare è quello che vede l’adescamento da parte degli under 18.

Sono una piccola porzione del totale degli autori che commettono reati di sfruttamento sessuale dei minori online, i ragazzi che vengono indagati per adescamento in rete: nel 2021 sono 49 i minori, soprattutto maschi, denunciati dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni all’Autorità Giudiziaria per aver intrattenuto conversazioni sessuali, cercato di indurre altri minori a produrre immagini sessuali, a partecipare a videochiamate erotiche o a compiere azioni di autoerotismo. “In molti casi si parte dalla curiosità sessuale e dal desiderio di esplorazione tra coetanei ma quel che ne segue è una forma di coercizione più o meno diretta, una forzatura a bruciare le tappe, il cui punto di arrivo è spesso l’induzione di piccole vittime a fotografarsi in atteggiamenti sessuali espliciti, con il forte rischio che tale materiale possa poi venire distribuito tramite messaggistica e social a decine o centinaia di altri coetanei ed adulti sconosciuti”, rivela lo studio.

Genitori e prevenzione

Basilare la cultura della prevenzione, senza quella non si possono fare progressi: “È fondamentale valorizzare il ruolo educativo dei genitori, che vanno sostenuti nell’accompagnare i figli nell’uso più consapevole, competente e sicuro di Internet e delle tecnologie digitali In questa direzione va la nostra collaborazione con la Polizia Postale, in attuazione del Protocollo per la realizzazione di iniziative congiunte di promozione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nell’ambito del comune impegno per prevenire e contrastare ogni forma di violenza e abuso sessuale online in danno di bambini, bambine e adolescenti”.

In questo senso Polizia Postale e Save the Children hanno realizzato una guida, distinta per fasce d’età, utile per i genitori che vogliono approcciare il problema e iniziare a prevenirlo con una educazione attiva ed efficace in casa sin dai primissimi anni di vita del bambino. “Non bisogna dare per scontato che al grado di autonomia che i bambini hanno nell’uso delle tecnologie digitali, corrisponda la capacità di gestire eventuali problemi: i genitori devono verificare sempre gradualmente come vanno le cose. Anche la costruzione dei primi profili social va guidata, soprattutto agli inizi della loro vita online, cercando di non risultare troppo invadenti. Consigliamo poi di non avere timore di stabilire regole su cosa sia condivisibile in rete e sui tempi di uso dei social e di decidere insieme ai figli e figlie quali ambienti digitali possono frequentare”. 


 

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