Il caso

Quelle otto strane morti di ricchi manager e oligarchi russi

Dal 30 gennaio a oggi, quasi tutti sembrano suicidi ma le coincidenze sono molte. Quattro avevano a che fare con Gazprom, altri tre erano comunque nel settore degli idrocarburi

Quelle otto strane morti di ricchi manager e oligarchi russi
(Krasnaya Polyana Resort)
Andrea Kurkowski, 37 anni, direttore del Krasnaya Polyana Resort di Sochi, morto precipitando da una scogliera il 3 maggio 2022

Otto morti in meno di 100 giorni. Tutti uomini ricchi o ricchissimi. Sette erano russi, uno nato in Ucraina quando era nell'Urss ma viveva a Londra. Sette sono apparenti suicidi, di cui tre omicidi-suicidi. Quattro lavoravano o avevano lavorato in posizioni apicali per società del gruppo Gazprom, il colosso del gas di Mosca, tre per altre grosse società russe del settore degli idrocarburi. Troppi elementi in comune per non pensare male. 

La scia di sangue è iniziata il 30 gennaio scorso, meno di quattro settimane prima dell'invasione dell'Ucraina, quando è stato trovato morto Leonid Shulman, 60 anni, top manager di Gazprom. In apparenza si sarebbe suicidato nella vasca da bagno del suo appartamento. Era sotto processo per frode

 

Leonid Shulman, top manager di Gazprom, trovato morto il 30 gennaio (invest.gazprom.ru)
Leonid Shulman, top manager di Gazprom, trovato morto il 30 gennaio

Anche Alexander Tyulyakov era un manager di punta di Gazprom e aveva 61 anni. Secondo quanto riferito dai media russi, il 25 febbraio è stato trovato impiccato nel suo garage di San Pietrburgo con un biglietto che confermerebbe che si sarebbe tolto la vita.

Mikhail Watford nacque nel 1955 in Ucraina come Mikhail Tolstosheya, cambiò il suo cognome quando si trasferì nel Regno Unito. Fece fortuna nel settore degli idrocarburi dopo la caduta dell’Unione sovietica. Il 3 marzo è stato trovato impiccato nella sua villa nel Surrey , nel Sud dell’Inghilterra, la polizia inglese sta ancora indagando sul caso. Un suo collaboratore ha affermato che “la morte solleva una serie di interrogativi” e che non aveva motivi apparenti di togliersi la vita, né personali né finanziari”.
 

Vasily Melnikov, 43 anni, era un manager di MedStom, società attiva nel settore delle forniture mediche messa in grande difficoltà dalle sanzioni occidentali contro Mosca. Il 24 marzo è stato trovato morto nel suo appartamento da milioni di dollari nella città russa di Nizhny Novgorod, con a fianco la moglie Galina e i due figli, tutti e tre accoltellati. Secondo la polizia, si sarebbe tolto la vita dopo avere ucciso i suoi familiari, ma parenti e conoscenti stentano a crederci. Non ci sarebbero stati segni di scasso né di colluttazione.

Vladislav Avayev, 51 anni, era un magnate delle costruzioni, ex consigliere del Cremlino ed ex vicepresidente della Gazprombank. Il 18 aprile la figlia ventiseienne Anastasia, accorsa perché non riusciva a contattarlo, ha trovato i corpi del padre, con una pistola in mano, della madre e della sorella tredicenne,  al quattordicesimo piano del lussuoso grattacielo di Mosca dove vivevano. Secondo alcune testimonianze, anche lui era in crisi finanziaria a causa delle sanzioni. Circostanza però negata dall’ex vicepresidente di Gazprom Bank Igor Volobuev: “Il suo lavoro era fare affari con clienti VIP – ha spiegato alla Cnn - gestiva grandi quantità di denaro, perché avrebbe dovuto uccidersi? Non ci credo. Credo sapesse qualcosa”

Vladislav Avayev (dynamo33.ru)
Vladislav Avayev

Solo un giorno più tardi, un altro caso molto simile si è verificato a Lloret de Mar, in Catalogna: apparentemente, Sergey Protosenya, 55 anni e  433 millioni di dollari di patrimonio, ex manager del secondo produttore russo di gas Novatek, si sarebbe impiccato nel giardino di una villa presa in affitto dopo avere ucciso nel sonno la moglie e la figlia, di 53 e 18 anni. L’altro figlio 22 enne, che non era in villeggiatura con la famiglia, ritiene si sia trattato di un omicidio: “Amava mia madre e mia sorella era la sua principessa. Non avrebbe mai potuto fare loro male. Non so che sia successo quella notte ma sono certo che non sia stato mio padre”. Anche la Novatek, in un comunicato, ha rigettato la possibilità che Protosenya possa avere ucciso moglie e figlia: “Sono speculazioni senza attinenza con la realtà”.

Andrei Krukowski, 37 anni, gestiva il villaggio turistico di Gazprom a Sochi. Il 3 maggio è morto precipitando da una scogliera. 

Infine, pochi giorni fa, a morire in circostanze quantomeno insolite è stato Alexander Subbotin, ex amministratore delegato di Lukoil, la più grande compagnia petrolifera russa. Sarebbe morto sabato o domenica scorsi dopo essersi sottoposto a un trattamento con un veleno di rospo, durante una seduta sciamanica a Mytiszcze, un sobborgo di Mosca. Non sarebbe stata la prima volta che Subbotin ricorreva a questa pratica, volta a rafforzare il sistema immunitario. Quando si è sentito male, lo sciamano e la moglie non hanno voluto chiamare i soccorsi ma gli hanno somministrato un sedativo a base di erbe. Poco dopo è sopraggiunto il decesso.