Dall'infanzia in una borgata romana al successo

Tonino Zugarelli a Rainews.it: "La mia ricchezza è la riconoscenza della gente"

Indimenticabile vincitore della Coppa Davis del 1976 in Cile insieme a Panatta, Barazzutti e Bertolucci. Alla loro impresa è dedicata la docuserie "Una squadra" realizzata da Domenico Procacci

Tonino Zugarelli a Rainews.it: "La mia ricchezza è la riconoscenza della gente"
(Ansa)
Tonino Zugarelli durante la presentazione della docuserie ''Una squadra'' di Domenico Procacci, Roma, 28 aprile 2022

Nei giorni in cui gli Internazionali di Roma registrano un boom di presenze, dopo due anni di gioco a porte chiuse, e il tennis italiano rivive una fase importante, i riflettori tornano ad accendersi sui grandi giocatori del passato, gli indimenticabili vincitori dell’unica Coppa Davis conquistata dall’Italia nel 1976 in Cile. A loro è dedicata la docuserie di Domenico Procacci, “Una Squadra” da domani su piattaforma, che racconta i momenti precedenti e successivi all’impresa compiuta da Adriano Panatta, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci e Tonino Zugarelli sotto la guida del capitano Nicola Pietrangeli.

A riavvolgere il nastro insieme a noi è il ‘quarto uomo’, Tonino Zugarelli,  72 anni, una carriera alle spalle e una vita sportiva con i piedi sempre ben ancorati a terra. 

“Il regista Domenico Procacci ci ha dato giustizia. Quello che non abbiamo avuto 46 anni fa ce lo ha restituito lui con questo film che, da appassionato del tennis, ha voluto fare a tutti i costi, regalandoci una enorme gratificazione” ci tiene subito a dire. 

Coppa Davis, da sinistra: Adriano Panatta, Tonino Zugarelli, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci e il capitano non giocatore, Nicola Pietrangeli, 26 settembre 1976 (Ansa)
Coppa Davis, da sinistra: Adriano Panatta, Tonino Zugarelli, Corrado Barazzutti, Paolo Bertolucci e il capitano non giocatore, Nicola Pietrangeli, 26 settembre 1976

Il tennis di allora era improvvisato, oggi è diventato un ‘business’

Raccontare i protagonisti del tennis italiano di allora ci porta inevitabilmente al confronto con quelli di oggi.  

“Noi facevamo tutto casualmente, non c’era nulla di programmato. Ci si alzava la mattina e si decideva cosa fare -inizia a raccontare Zugarelli-. La maggior parte dei giocatori veniva da famiglie modeste, da situazioni sociali difficili. Panatta era già un privilegiato perchè il padre era custode del circolo Parioli.  C’era tanta motivazione, voglia di arrivare, di esserci, di vincere. Oggi -continua- i ragazzi, io che dirigo la scuola tennis del Foro Italico ne vedo tantissimi, sono innamorati del tennis,  si allenano, vogliono arrivare ma non hanno dentro di loro la motivazione, la spinta necessaria. Il benessere poi non aiuta. Diventare bravi, secondo me, oggi è più difficile con tutte le agevolazioni che ci sono. 

Adesso esiste un’esasperazione del tennis. Le difficoltà per arrivare sono tantissime. Sembra un paradosso, ma è così. Giocare a livello professionistico è molto più difficile, selettivo, dietro ai giocatori c’è un business, un’azienda, una fabbrica che deve produrre. 

I tennisti hanno dietro una corte di persone che non lasciano nulla al caso. Ai miei tempi era tutto più spartano. La necessità ti spingeva a eccellere, dovevamo diventare bravi. Oggi, di fronte alla competizione sfrenata, tanti si fermano. Vedono Sinner e vogliono diventare come lui, ma quando si arriva nell’agonismo la maggior parte non ce la fa, lascia si rimette a studiare". 

Tennis Italian Open, Adriano Panatta, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli e Corrado Barazzutti sul campo Centrale del Foro Italico, Roma, 15 maggio 2016 (Ansa)
Tennis Italian Open, Adriano Panatta, Paolo Bertolucci, Tonino Zugarelli e Corrado Barazzutti sul campo Centrale del Foro Italico, Roma, 15 maggio 2016

Il tennis mi ha dato tutto, è stato il mio riscatto 

Nella parole di Tonino Zugarelli si sente ancora tutto il sentimento di rivalsa, di riscatto sociale che ha guidato la sua carriera tennistica.

“Il mio caso è quasi unico, io sono atipico. Fino a 17 anni -racconta con emozione- non sapevo cosa fosse il tennis. Come tutti i bambini di borgata l’aspirazione era quella di fare il calciatore. Sono entrato in un circolo di tennis a 12 anni, facevo il raccattapalle e portavo qualche soldino a casa per aiutare i miei. All’epoca c’era solo il dilettantismo e a tennis giocavano solo i benestanti.  Ho preso la racchetta in mano-continua- per una delusione calcistica. 

Fui visto e convocato in una squadra regionale, poi segnalato alla Roma per il provino che superai. Poi, però, fui mandato nei cosiddetti ‘sottovivai calcistici’, le squadre di serie C o D. A un certo punto, deluso, attaccai le scarpe al chiodo. Poco dopo ebbi l’opportunità di fare un torneo di tennis e lo vinsi. La situazione cambiò.

C’è stata in me una rivalsa -racconta ancora Zugarelli-  che mi ha portato a eccellere in questo sport e, alla fine, arrivai. Dovevo per forza vincere, a 20 anni ero fuori casa, poco dopo sposato con un figlio da mantenere. Ma la mia vera battaglia nella vita è stata quella di essere riconosciuto a livello sociale e, grazie al tennis, l’ho vinta”.

Nella mia vita non ho rimpianti

Nella vita di dell’ex campione azzurro- non c’è spazio per i rimpianti. A chi tenta ancora oggi di fargli confessare qualche rammarico o rancore, risponde con la positività di chi, a 72 anni, si sente fortunato e soddisfatto della sua vita. 

“Non ho avuto rimpianti nemmeno quando ho lasciato il calcio per questo sport. Il problema era guadagnare per mandare avanti la famiglia. Oggi si guadagna molto più di allora, ma non ho rimpianti nemmeno su questo: la vera ricchezza è la riconoscenza della gente per quanto abbiamo fatto. Solo il tennis me l' ha data. L’ho capito in ritardo e ho imparato ad amare il mio sport solo con il tempo. Ho capito che per me il tennis era tutto”.

"La mia vera battaglia nella vita è stata quella di essere riconosciuto a livello sociale e, grazie al tennis, l’ho vinta”

Tonino Zugarelli, tennista