L'omicida è ricoverato e piantonato in un reparto psichiatrico

Tragedia di Samarate, le prime parole del padre: "Non mi capacito come sia potuto accadere"

Maja lo ha riferito al suo avvocato. Dalle autopsie emergono particolari inquietanti, Il padre avrebbe usato il martello per uccidere moglie e figlia, potrebbe aver usato il trapano per il figlio ora in terapia intensiva

Tragedia di Samarate, le prime parole del padre: "Non mi capacito come sia potuto accadere"
Ansa/Facebook/@Gruppo Maja
Alessandro Maja

"Non mi capacito di come sia potuta accadere una cosa del genere, non doveva succedere". Queste le prime, poche parole di Alessandro Maja, il 57enne arrestato per aver ucciso, mercoledì scorso a Samarate (Varese), la moglie Stefania e la figlia Giulia, di 16 anni, e per aver gravemente ferito il figlio maggiore, Nicolò, di 23 anni. Maja lo ha riferito al suo avvocato di fiducia, Enrico Milani, dal letto del reparto di psichiatria dell'ospedale San Gerardo di Monza dove si trova ricoverato e piantonato. 

Il legale ha anche spiegato all'ANSA che Maja resta sedato e che si sta sottoponendo a una serie di accertamenti psichiatrici. il Tribunale di Busto Arsizio (Varese) è ancora in attesa del referto dei medici e delle sue dimissioni, per fissare un nuovo interrogatorio di garanzia.

Emergono intanto particolari macabri dalle prime indiscrezioni sulle autopsie effettuate sul corpo delle due vittime. Alessandro Maja, per uccidere moglie figlia lo scorso 4 maggio, nella loro villetta, avrebbe usato un martello. Il figlio 23enne Nicolò, invece, da allora ricoverato in terapia intensiva presenta ferite compatibili più con un corpo contundente, come il trapano sporco di sangue rinvenuto nell'abitazione.  

Sono stati effettuati diversi tipi di accertamenti, tra cui un esame tossicologico per capire se l'uomo, prima di colpirle, le abbia in qualche modo sedate.