Elezioni comunali

Ballottaggi: le principali sfide a Verona, Parma e Catanzaro

Al secondo turno tornano al voto 13 capoluoghi. La partita per i sindaci in alcune città si gioca sul filo dei voti

Ballottaggi: le principali sfide a Verona, Parma e Catanzaro
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È il giorno dei ballottaggi che decideranno la corsa a sindaco in 13 capoluoghi, su un totale di 65 comuni chiamati ai seggi. Una partita che in alcune città si gioca sul filo dei voti e in cui potranno essere determinanti anche le preferenze degli elettori di liste che non hanno formalizzato il sostegno ad un candidato. Ballottaggi a Verona, Parma e Catanzaro. Nella città scaligera tra Damiano Tommasi (centrosinistra) e Federico Sboarina (centrodestra) con l'ex calciatore in testa. A Parma tra Michele Guerra (centrosinistra), in vantaggio, e  Pietro Vignali (centrodestra). A Catanzaro tra Valerio Donato (Fi-Lega) che ha ottenuto il 44% dei voti e Nicola Fiorita (Pd-M5s), con il 32%.

La sfida a Verona e le tensioni nel centrodestra
La partita più attesa è quella di Verona dove il risultato finale potrebbe aprire una nuova fase di tensione fra Matteo Salvini e Giorgia Meloni che si intestano la leadership del centrodestra. Alla sfida tra il candidato del centrosinistra Damiano Tommasi, che al primo turno ha ottenuto il 39,8 dei voti, e Federico Sboarina fermatosi al 32,7%, si arriverà senza apparentamenti. Un testa a testa in cui il distacco è di ottomila voti.  Nessuno dei due candidati ha trasmesso in Comune l'iscrizione di nuove liste a sostegno rispetto a quelle del primo turno: 6 per Tommasi (tra cui il Pd), 6 per Sboarina (tra cui Fdi e Lega). 

Il tentativo di andare ad un apparentamento formale tra Sboarina e Tosi è naufragato dopo l'ultimo rifiuto opposto dal candidato di Fratelli d'Italia. E un caso è diventata una lettera del vescovo Giuseppe Zenti, in un messaggio ai sacerdoti in vista del voto. A finire sotto i riflettori le parole sulla "famiglia voluta da Dio" e le questioni gender. Famiglia e gender sono un nervo scoperto della città.  "Dovere dei sacerdoti in occasione delle tornate elettorali - ha scritto il prelato - è far coscienza a se stessi e ai fedeli di individuare quali sensibilità e attenzioni sono riservate alla famiglia voluta da Dio e non alterata dall'ideologia del gender, al tema dell'aborto e dell'eutanasia". Ciò con l'avvertenza di "non schierarsi per partiti o persone", ma segnalando la presenza o meno "di valori civili con radice cristiana" nei programmi dei candidati. Per completezza, Zenti ha aggiunto altri temi sensibili per la Chiesa: "La disoccupazione, l'attenzione alle povertà, alle disabilità, l'accoglienza dello straniero, la scuola cattolica". Un'entrata a gamba tesa contro cui ha subito tuonato Azione, che sostiene Damiano Tommasi e il centrosinistra. “Mi sembra una gravissima ingerenza - ha affermato Carlo Calenda - fuori dal tempo e dal galateo dei rapporti istituzionali”. 

A Parma il centrosinistra cerca la vittoria
Michele Guerra con il centrosinistra cerca a Parma l'ultimo scatto necessario per proseguire l'esperienza iniziata dieci anni fa con Pizzarotti. Il centrodestra, guidato dall'ex sindaco Pietro Vignali va alla ricerca di una rimonta che, numeri alla mano, sarebbe clamorosa.   Il divario dei voti raccolti al primo turno è infatti amplissimo: Guerra, assessore alla cultura della giunta uscente, alla guida di una coalizione che ha riportato la pace fra Pizzarotti e il Pd (che per dieci anni è stato all'opposizione) non è riuscito infatti a vincere al primo turno, ma ci si è avvicinato, con il 44%.  Il suo sfidante, Pietro Vignali, sindaco dal 2007 al 2011 poi dimessosi dopo un'inchiesta giudiziaria che coinvolse la sua giunta, sostenuto da Lega e Forza Italia, si è fermato al 21%.

La ricomposizione del centrodestra si è compiuta a metà: Fratelli d'Italia, che al primo turno aveva candidato Priamo Bocchi che ha preso il 7,5%, ha annunciato il sostegno a Vignali, ma non è stato siglato un apparentamento ufficiale.   Nessuna modifica nemmeno nella coalizione che sostiene Guerra che però, almeno in linea teorica, ha la possibilità di rivolgersi a un bacino di voti molto più corposo. Innanzitutto al 13,5% di Dario Costi, sostenuto dalla storica lista civica 'Civiltà parmigiana' e da Azione, la cui posizione "mai con Vignali", suona come un'indicazione di voto. Inoltre, a Parma sono andati bene (superando lo sbarramento del 3% necessario per essere rappresentati in consiglio comunale) i candidati di Europa Verde e Potere al Popolo/Rifondazione che insieme valgono l'8%. Nonostante le critiche rivolte a Guerra e alla sua coalizione, se al ballottaggio andranno a votare, è difficile immaginare che la loro scelta ricada su Vignali.  Il Movimento 5 Stelle, che nel 2012 fece di Parma la prima città conquistata, non si è presentato alle elezioni.

Nessun apparentamento a Catanzaro
A Catanzaro FdI voterà per Valerio Donato, sostenuto da Lega e FI, ma senza un apparentamento ufficiale. "Questa intesa non si è fatta prima non per la persona di Valerio Donato, ma rispetto a delle logiche nazionali e a delle divisioni che non hanno visto il centrodestra trovare una giusta sintesi al tavolo delle trattative  ma soprattutto rispetto a quella visione che probabilmente è il senso di quell'onore e di quella appartenenza ad una comunità che abbiamo dimostrato essere non soltanto vista come comunità politica ma come comunità di cittadini". Lo ha detto Wanda Ferro, deputata di Fratelli d'Italia e candidata sindaco di Catanzaro che ha ribadito il sostegno al candidato sindaco Valerio Donato, sostenuto da Lega e Forza Italia. "Non c'è stato l'apparentamento tecnico - ha aggiunto Ferro - cui tutti guardavano come un posto in più in Consiglio comunale; ma non c'è stato a Catanzaro come in tante altre realtà, vedi Verona". “Noi abbiamo confermato in molti casi - ha sostenuto la parlamentare di Fdi - quale sarà la nostra posizione, a chi andrà il nostro appoggio”.

Mentre l'altro candidato sindaco, Antonello Talarico, sostenuto da liste di ispirazione di centrodestra ha annunciato l'appoggio a Nicola Fiorita: "Sosterrò Nicola Fiorita e rimango nel centrodestra anche se non più in Forza Italia. Di sicuro non entrerò a far parte assolutamente della sua coalizione con Pd, M5s", ha precisato Talerico. "Non posso andare con Donato per tanti motivi - ha aggiunto Talerico - ma in primo luogo perché quell'area ha posto un veto sulla mia candidatura a sindaco e non ha voluto dialogare con me anche se, adesso, cerca i miei voti con un atto politico di una scorrettezza unica. E lo fa non interloquendo con me ma tentando di contattare tutti i miei candidati, i quali non sono dei mercenari. La mia valutazione va alla persona. Qualcuno, poi, - ha proseguito - parla di anatra zoppa: vedrete che quest'anatra zoppa diventerà un cinghiale. Da queste parti nessuno si dimette".

Le altre sfide
Nel campo del centrodestra gli occhi sono puntati anche su Lucca, dove il sostegno di Casapound e negazionisti al candidato del centrodestra Marco Pardini, chiamato a recuperare lo svantaggio di nove punti sul dem, Francesco Raspini, ha provocato reazioni e prese di posizione clamorose. Elio Vito, esponente di Forza Italia, ha deciso di lasciare il partito rassegnando le dimissioni anche da parlamentare in polemica per l'ok azzurro al movimento di estrema destra. "Una cosa molto grave - afferma Vito in una lettera inviata al presidente della Camera -. L'antifascismo è un valore costitutivo la Repubblica rispetto al quale non vi può essere alcuna deroga".   

Altra sfida serrata quella di Alessandria tra il sindaco uscente Gianfranco Cuttica di Revigliasco, centrodestra, e il candidato di centrosinistra Giorgio Abonante, che al primo turno hanno portato a casa rispettivamente il 40,24% e il 42,04% dei voti. Ago della bilancia potrebbero diventare i voti di Giovanni Barosini (Azione con Calenda e 3 Civiche) arrivato terzo allo spoglio con il 14,64% delle preferenze.  

In Piemonte si vota anche a Cuneo dove Patrizia Manassero del centrosinistra (46,99%) è in netto vantaggio su Franco Civallero che ha ottenuto il 19,84%. Anche qui nessun apparentamento con gli altri cinque candidati esclusi dal ballottaggio che hanno infatti lasciato libertà di voto ai loro sostenitori. Tra i tredici capoluoghi che vanno al voto solo in due città la sfida sarà esclusivamente tra donne. A Piacenza tra l'ex assessore di centrosinistra Katia Tarasconi che il 12 giugno ha raggiunto il 39,93% e Patrizia Barbieri del centrodestra che ha ottenuto il 37,72%. 

A Viterbo Chiara Frontini (33,08%), si contende la poltrona di sindaca con Alessandra Troncarelli del centrosinistra (27,90%).  Infine a Frosinone Mauro Vicano, già candidato di Azione con cui ha ottenuto il 4,56%, insieme alle altre liste della coalizione che lo avevano sostenuto, appoggerà al ballottaggio Riccardo Mastrangeli, candidato del centrodestra che al primo turno ha ottenuto il 49,26% mentre il candidato del centrosinistra, Domenico Marzi ha raggiunto il 39,13%. Una scelta alla Federazione provinciale di Azione che ha dato libertà di voto e criticata dal responsabile Regioni e Enti locali della Segreteria nazionale del Pd, Francesco Boccia. Gli altri capoluoghi al voto sono: Como, Monza, Gorizia e Barletta.