Rapporto 2010-2020

Bankitalia: cresce il divario Nord-Sud. Visco: il ritardo nello sviluppo frena la crescita del Paese

La perdita di prodotto registrata tra il 2007 e il 2019 è stata pari al 2% nel Centro-Nord e al 10% nel Mezzogiorno, segnala il rapporto della Banca d'Italia

Bankitalia: cresce il divario Nord-Sud. Visco: il ritardo nello sviluppo frena la crescita del Paese
ANSA/TINO ROMANO
ll governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco

Si è tenuta oggi (20 giugno), presso il Centro convegni Carlo Azeglio Ciampi a Roma, la cerimonia di apertura del convegno “Il divario Nord-Sud: Sviluppo economico e intervento pubblico”, presente anche la ministra per il Sud, Mara Carfagna. Il governatore della Banca D'Italia, Ignazio Visco, ha pronunciato il suo discorso di apertura riportando i dati del rapporto dedicato al tema. Il messaggio dell’intervento è stato molto chiaro, il divario economico e sociale tra Nord e Sud si è allargato.

Divario con il Nord ampliato

Il divario fra Nord e Sud si "è ampliato" nel decennio 2010-2020. E' quanto scrive la Banca d'Italia nel rapporto dedicato al tema che si confronta con lo studio precedente del 2020. "La questione meridionale è diventata ancor più chiaramente parte di una più ampia questione nazionale" scrive l'istituto centrale.  "A partire dalla crisi finanziaria, il ritardo del Mezzogiorno, in termini di PIL per abitante, si è dunque ampliato, in parte seguendo una tendenza all'aumento dei divari territoriali che ha riguardato la maggior parte delle economie avanzate". Il rapporto analizza poi come al Sud "il settore privato, già fortemente sottodimensionato rispetto al peso demografico dell'area, si sia ulteriormente contratto e presenti ora una composizione ancora più sbilanciata verso attività produttive a minore  contenuto di conoscenza e tecnologia e a più bassa produttività". per questo "il settore pubblico ha nel Mezzogiorno un peso e una rilevanza economica nettamente superiori rispetto al resto del Paese. L'economia meridionale si è trovata così particolarmente esposta nell'ultimo decennio alla correzione di finanza pubblica imposta dalla crisi dei debiti sovrani, che ha determinato il calo dell'occupazione nelle varie articolazioni della Pubblica amministrazione e la riduzione degli investimenti pubblici, da cui indirettamente dipendono anche molte attività del settore privato".

Dalla gravità del ritardo nello sviluppo del Mezzogiorno conseguono profonde disuguaglianze economiche e sociali, ne risulta frenata l'intera crescita dell'economia nazionale

Ignazio Visco, governatore Banca d'Italia

Diminuito il peso economico del sud

Il Mezzogiorno, che già dagli anni Ottanta aveva mostrato difficoltà nel mantenere il passo con il resto del Paese, ha visto progressivamente diminuire il suo peso economico, evidenziando una crescente difficoltà nell'impiegare la forza lavoro disponibile; ha registrato una riduzione dell'accumulazione di capitale, in precedenza fortemente sostenuta dall'intervento pubblico, e una minore crescita della popolazione rispetto alle aree più avanzate del Paese dove si sono concentrati i flussi migratori, spiega Bankitalia nel rapporto. 

Tra il 2007 ed il 2019 il PIL del meridione in calo del 10%

L'economia nazionale è stata segnata a partire dal 2007 dalla doppia crisi finanziaria del 2008-2009 e dei debiti sovrani del 2012-2013, a cui è seguita una fase di crescita modesta che non ha consentito un pieno recupero dei livelli di attività economica precedenti. In questo contesto, il Mezzogiorno si è caratterizzato in negativo, con una caduta del PIL assai più intensa che al Centro Nord durante le crisi, e un recupero più contenuto nella fase di ripresa. Nel complesso, la perdita di prodotto registrata tra il 2007 e il 2019 è stata pari al 2% nel Centro-Nord e al 10% nel Mezzogiorno. Il maggior calo del prodotto interno del meridione ha riflesso soprattutto la significativa contrazione dell'occupazione osservata in ambedue le fasi recessive e una ancor più marcata riduzione delle ore lavorate (-11% tra il 2007 e il 2019), rileva Bankitalia.

Visco: nell'istruzione il divario più ingiusto

Nell'istruzione, fattore fondamentale per lo sviluppo delle economie moderne, sono evidenti i ritardi del Mezzogiorno. Non si può assistere con rassegnazione ai deludenti risultati degli studenti delle regioni meridionali: essi incidono sulla loro capacità di proseguire nei livelli più elevati di istruzione, sulle loro possibilità di impiego, sulla loro crescita culturale

DAD peggiore al sud con riduzione dell’apprendimento

Nel corso della seconda ondata epidemica, relativa all'anno scolastico 2020-2021, le sospensioni della didattica in presenza sono state molto più frequenti nelle regioni meridionali rispetto al resto del Paese. Questo fattore, unito al fatto che le condizioni per lo svolgimento della didattica a distanza sono peggiori al Sud, soprattutto a causa della minor capacità delle famiglie, in media meno ricche e istruite, di sostenere gli studenti nello studio da casa, potrebbe aver accentuato i ritardi dell'area nell'accumulazione del capitale umano. A conferma di ciò, i risultati dei test INVALSI eseguiti nell'anno scolastico 2020-2021 mostrano una riduzione degli apprendimenti generalizzata per i livelli scolastici maggiormente interessati dalla didattica a distanza (cioè a partire dalla secondaria di primo grado), che è risultata più intensa per gli studenti provenienti da contesti socio-economici svantaggiati

 

Cala il numero dei laureati rispetto alla popolazione

Sul piano quantitativo la popolazione residente del Mezzogiorno presenta una minore incidenza di laureati: il divario, crescente nel tempo, nel 2020 era di circa 7 punti per la popolazione tra i 15 e i 64 anni e di circa 9 punti per la popolazione tra i 25 e 34 anni. La mobilità in uscita degli individui in possesso di una laurea contribuisce significativamente all'erosione del capitale umano del Mezzogiorno. Secondo i dati dell'Istat sui trasferimenti di residenza, nel periodo 2007-2019 ogni mille laureati residenti nell'area, 209 sono emigrati, una probabilità di muoversi più che doppia rispetto a quella della popolazione nel suo complesso nel Paese, dove è di 90 individui ogni mille. In termini assoluti, su 1,8 milioni di cancellazioni dalle anagrafi comunali delle regioni meridionali, 400 mila si riferivano a laureati e la gran parte di queste ha avuto come destinazione le regioni del Centro Nord, mentre una parte residuale l'estero.

 

Ignazio Visco, Governatore della Banca d'Italia ansa/riccardo antimiani
Ignazio Visco, Governatore della Banca d'Italia

Il rapporto individua varie misure da intraprendere, oltre all'uso accorto e oculato dei fondi Pnrr. "È auspicabile un orientamento più forte delle amministrazioni pubbliche al conseguimento dei risultati, con il monitoraggio del loro operato e degli standard di qualità raggiunti". "Per i servizi sotto la responsabilità dello Stato occorrerebbero strumenti gestionali per intervenire nei contesti in cui i risultati siano inferiori alle attese; per quelli di competenza degli enti territoriali. La distribuzione di adeguati fondi perequativi dovrebbe essere accompagnata da incentivi altrettanto adeguati nell'allocazione delle risorse che premino il perseguimento degli standard qualitativi minimi definiti a livello nazionale".   Inoltre "il secondo pilastro di una politica che promuova con decisione la convergenza delle aree in ritardo economico poggia sul rafforzamento dell'iniziativa privata. In quest'ambito, appare cruciale la riduzione dei gap infrastrutturali del Mezzogiorno, per avvicinarlo al core dei mercati europei e sfruttare il potenziale di sviluppo delle sue agglomerazioni urbane e quindi contrastare la tendenza al declino economico e demografico dell'area". "Resta inoltre fondamentale - aggiunge il rapporto - il contrasto di quello che è stato definito il "triangolo dell'illegalità", costituito da evasione, corruzione, criminalità, fattori che premiano le imprese opache e il ricorso al lavoro nero, ostacolando l'affermazione delle migliori iniziative imprenditoriali".