La controversa decisione della Corte d'Appello di Parigi

Ecco chi sono i dieci ex terroristi italiani a cui la Francia ha negato l'estradizione

Dal fondatore di Lotta Continua Giorgio Pietrostefani alla brigatista Marina Petrella, da Giovanni Alimonti (che Oltralpe è diventato cameriere) a Raffaele Ventura: i nomi dei "protetti" dalla giustizia francese

Ecco chi sono i dieci ex terroristi italiani a cui la Francia ha negato l'estradizione
Ansa
Una foto-combo dei terroristi italiani in Francia: Giorgio Pietrostefani, Marina Petrella, Luigi Bergamin, Enzo Calvitti, Maurizio Di Marzio. Alla riga inferiore: Roberta Cappelli, Sergio Tornaghi, Narciso Manenti, Giovanni Alimonti, Raffaele Ventura

In Francia, il Paese divenuto la loro seconda patria e che oggi ha negato l’estradizione in Italia, hanno trovato nuove opportunità di vita, lavori, matrimoni, figli. Oltralpe sono rinati. Ma per la giustizia italiana devono scontare condanne passate in giudicato per omicidi e altri reati legati al terrorismo eversivo, di cui si sono macchiati negli anni di piombo.

Si va dal fondatore di Lotta Continua Giorgio Pietrostefani, ritenuto il mandante dell'omicidio Calabresi, a Sergio Tornaghi; dalla colonna Walter Alasia a Narciso Manenti, condannato all'ergastolo per l'omicidio a Bergamo dell'appuntato dei carabinieri Giuseppe Gurrieri.

Erano veri e propri leader in quegli anni di stragi ed esecuzioni per strada, i più difficili per Milano e per l'Italia. Responsabili di attentati e omicidi che non si possono dimenticare, Oltralpe si sono rifatti una vita, tra lavoro e famiglia. Eccoli:

Giorgio Pietrostefani, abruzzese di 78 anni, da giovane promettente tennista e con incarichi da dirigente in prestigiose aziende, è forse il nome più noto perché legato a una delle pagine più buie della storia italiana, quella dell'omicidio del commissario di Pubblica sicurezza Luigi Calabresi. Condannato in via definitiva in Italia come mandante di quel delitto, in Francia ha mantenuto una residenza regolare e ha sempre lavorato, conducendo quella che il suo amico ed ex leader di Lotta Continua Adriano Sofri ha definito “la vita discreta di un vecchio uomo e nonno”. Di recente sembra avere avuto alcuni problemi di salute, che l'hanno portato anche ad un trapianto di fegato. A Parigi ha incontrato Mario Calabresi, giornalista e figlio del commissario, ma di quel faccia a faccia non è mai stato rivelato il contenuto.

Giorgio Pietrostefani Ansa
Giorgio Pietrostefani

Narciso Manenti, 64 anni, ha trovato in Francia casa, moglie e un lavoro da giardiniere. È stato ritenuto colpevole dell'omicidio a Bergamo, nel marzo 1979, dell'appuntato dei carabinieri Giuseppe Gurrieri, 50 anni, ucciso davanti al figlio 14enne in uno studio medico, dove aveva fatto irruzione con l'intento di sequestrare un dottore che prestava servizio presso gli Istituti penitenziari di Bergamo.

Marina Petrella, 67 anni, ex Br, responsabile in base alle condanne dell'omicidio del generale Galvaligi, lavora oggi per un'associazione che si occupa di problematiche legate agli anziani. Dopo aver sposato il brigatista Luigi Novelli, ebbe una prima figlia in carcere, in Italia; dopo essere scappata in Francia, ne ha avuta un'altra nata da una seconda unione. La prima figlia si è battuta per l'amnistia di sua madre, fin da quando nel 2008 l'allora presidente francese Nicolas Sarkozy fermò l'estradizione per “ragioni umanitarie”: in quel periodo era ricoverata in gravi condizioni fisiche.

Roberta Cappelli, 65 anni, è impegnata Oltralpe come insegnante di sostegno per bambini disabili; sul suo conto pendono le stesse condanne.

Giovanni Alimonti, 66 anni, accusato del tentato omicidio di un vicedirigente della Digos, ha lavorato come cameriere in un ristorante di Parigi ma ha fatto anche il traduttore.

Maurizio Di Marzio, sessantenne, ex brigatista rosso, oggi fa il ristoratore: il suo nome è legato all'attentato al dirigente dell'ufficio provinciale del collocamento di Roma Enzo Retrosi, nel 1981, e al tentato sequestro del vicecapo della Digos della capitale Nicola Simone, il giorno dell'Epifania del 1982.

Enzo Calvitti, molisano di 67 anni, ha trovato in Francia una nuova vita grazie alla regola, stabilita negli anni Ottanta dall’allora presidente della Repubblica François Mitterand, di offrire asilo politico ai terroristi rossi in fuga dall’Italia.

Sergio Tornaghi, condannato all'ergastolo per banda armata, anche lui protetto dalla cosiddetta “dottrina Mitterand”.

Raffaele Ventura, 70 anni, ultima residenza Montreuil, nella regione dell'Ile-de-France, condannato per concorso morale nell'omicidio a Milano del vicebrigadiere Antonio Custra.

Luigi Bergamin, 73 anni, terrorista veneto ed ex ideologo dei Pac, che ideò l'omicidio del maresciallo Antonio Santoro e partecipò all'esecuzione di Lino Sabbadin.